
Danilo Conti, Sara Garofalo e Sandro Biviano scrivono al sindaco di Leni, Ireneo Giardinello, dopo l’Ordinanza n. 19 del 16 settembre. Nel mirino le disposizioni sull’abbaio dei cani nelle ore notturne e le sanzioni che possono arrivare fino a 20 mila euro.
«La quiete nasce dal benessere del cane, non dalle sanzioni». È questo il titolo della lettera con la quale Danilo Conti, Sara Garofalo e Sandro Biviano hanno deciso di rivolgersi al sindaco di Leni, Ireneo Giardinello, per chiedere un riesame di alcune disposizioni contenute nell’Ordinanza n. 19 dello scorso 16 settembre.
I tre firmatari precisano innanzitutto di non voler mettere in discussione il diritto dei cittadini alla quiete e al riposo, ma sollevano perplessità sull’entità delle sanzioni previste, che possono arrivare fino a 20 mila euro, soprattutto qualora vengano applicate senza una valutazione delle singole situazioni.
Al centro della lettera c’è il comportamento degli animali. «Il cane non è un dispositivo che può essere semplicemente “spento” quando produce rumore», scrivono, ricordando che l’abbaio rappresenta una forma naturale di comunicazione e può essere provocato da paura, stress, solitudine, dolore, disagio, dalla presenza di altri animali o persone oppure da una situazione di pericolo.
Secondo Conti, Garofalo e Biviano, il rischio è che la paura di una sanzione particolarmente elevata possa spingere alcuni proprietari a ricorrere a forme di contenimento improprie, dall’isolamento dell’animale fino a comportamenti ancora più gravi. «Si tratta di un rischio indiretto ma reale, che riteniamo doveroso prevenire», sottolineano.
Nella lettera viene quindi chiesto che, prima di arrivare a sanzioni così gravose, venga effettuato un accertamento concreto delle condizioni in cui si manifesta il disturbo, valutando eventualmente anche il coinvolgimento dei servizi veterinari e di professionisti qualificati nel comportamento animale.
Gli autori spostano poi l’attenzione più in generale sul tema del benessere degli animali nelle isole. «Sarebbe stato più urgente e opportuno occuparsi del benessere animale a 360 gradi», affermano, denunciando la presenza di animali ancora oggi tenuti a catena o in condizioni che definiscono «igieniche e di vita pessime».
Nella lettera viene citato anche il caso delle capre di Stromboli, che secondo i firmatari sarebbero state lasciate per giorni all’interno di un camion, «senza cibo né acqua, nelle loro stesse deiezioni». Una vicenda che, a loro giudizio, dovrebbe rappresentare una delle priorità sulle quali concentrare l’attenzione delle amministrazioni.
Un ulteriore interrogativo riguarda infine i cani randagi o comunque privi di un proprietario identificabile. Se il problema è l’abbaio in quanto tale, si chiedono i tre firmatari, «come si applica il principio quando a vagare liberi e ad abbaiare sono cani randagi o privi di proprietario identificabile? In quel caso paga il Comune?».
Da qui la richiesta all’Amministrazione di Leni di riesaminare le disposizioni dell’ordinanza introducendo criteri di accertamento «chiari, oggettivi e verificabili», distinguendo il normale comportamento dell’animale dalle situazioni realmente e persistentemente moleste, oltre a prevedere una maggiore gradualità e proporzionalità degli interventi.
Conti, Garofalo e Biviano chiedono inoltre strumenti di prevenzione e supporto per i proprietari, attraverso il possibile ricorso a figure professionali competenti, con l’obiettivo di affrontare il problema alla sua origine.
«Un’Amministrazione attenta alle esigenze della propria comunità – concludono – possa e debba trovare un punto di equilibrio tra il diritto dei cittadini alla quiete e il dovere di garantire il rispetto e il benessere degli animali, senza che la tutela di un diritto avvenga a discapito dell’altro».









