L’album dei ricordi: ” Le Nasse”

Da "Civiltà del lavoro sul mare", grandi nasse impiegate nella pesca alla posta di crostacei e pesci di scoglio.
Da “Civiltà del lavoro sul mare”, grandi nasse impiegate nella pesca alla posta di crostacei e pesci di scoglio

di Massimo Ristuccia

“Le Nasse”, guardando foto da vari libri e leggendo un articolo

Articolo tratto da: IL GIORNALE DEI MARIANI del 03.03.2013. (foto non dell’articolo ma, come citato, da vari testi).

Praticata per lo più nel Sud Italia, la pesca con le nasse ancora oggi offre spunti di romanticismo che difficilmente negli altri mestieri della pesca professionale si possono osservare. Basti pensare che questa pesca, ma anche la costruzione delle nasse, tramandate di padre in figlio nei secoli, sono rimaste immutate nel tempo.

La struttura delle nasse, le imbarcazioni, le esche e i metodi di pesca non si sono piegati alla prepotente tecnologia che ha conquistato il mondo della pesca professionale. Sono rimasti in pochi, sparsi qua e là, molti lavorano nelle isole come Ustica o Lampedusa o lungo la costa meridionale della Sicilia. Anche in Calabria, in Veneto e in Campania questa pesca continua, anche se adesso è sempre più raro vederla utilizzata. Le imbarcazioni spesso piccole e in legno si riconoscono subito per il grande numero di nasse che trasportano. La pesca con le nasse non è nient’altro che una “trappola” costruita a forma di campana, nella cui parte basale vi è un imbuto, con un piccolo foro che permette alla preda di entrare e di rimanervi intrappolata. Ovviamente, per invogliare il pesce o i crostacei a entrarvi, vengono inserite delle esche molto odorose che attireranno la preda all’interno dopo aver aguzzato l’ingegno e aver trovato l’entrata. Ma così come è difficile l’entrata all’interno della nassa, lo è ancora di più l’uscita, proprio a causa della conformazione a imbuto della trappola.

da LUIGI SALVATORE D'AUSTRIA "DIE LIPARISCHEN INSELN"
da LUIGI SALVATORE D’AUSTRIA “DIE LIPARISCHEN INSELN”

Le nasse vengono salpate ogni volta che deve essere prelevato il pescato e possono essere di nuovo calate nello stesso punto o in zona diversa. Le nasse, a differenza delle reti a postazione fissa, hanno sempre un’esca per attrarre la specie oggetto di pesca; l’esca, come si può capire, è fondamentale nella pesca professionale per il successo della cattura, ma non deve neanche essere costosa, altrimenti il guadagno sarebbe troppo scarso. Le esche possono attirare la preda perché soddisfano l’istinto di cibo o per un alto potere olfattivo o per altre ragioni, come nel caso dei rami di lauro che esercitano un potente richiamo sulle seppie desiderose di deporre le uova. Le nasse più antiche sono quelle in vimini, ma oggi si utilizza spesso una rete con intelaiatura metallica o in plastica. La bocca, cioè l’ingresso dove entra la preda, è costruita spesso a mano e ha una forma a imbuto in rete o fil di ferro. La pesca delle nasse può essere completamente manuale quando si opera in prossimità della costa o può anche essere meccanizzata quando si opera con pescherecci più grossi e in zone più profonde. Le nasse sono attrezzi che consentono lo sfruttamento di zone difficilmente sfruttabili con altri attrezzi, sono normalmente molto selettive e con impatto ambientale fortemente contenuto. Dal punto di vista legislativo, le nasse possono essere utilizzate ovunque e per tutto l’anno, tranne le nasse da seppia, il cui uso può essere regolamentato dal capo del compartimento marittimo (articolo 133 del D.P.R. 1639/68), e quelle per aragoste, evidentemente proibite nel periodo in cui è vietata la pesca dell’aragosta. A profondità elevata è esercitata la pesca delle nasse per gamberi, anche se i natanti che operano saltuariamente per questa pesca sono pochi.

da "LA SICILIA RICERCATA" 9 maggio 2001
da “LA SICILIA RICERCATA” 9 maggio 2001

Oggi per praticare la pesca con le nasse si può cercarle facilmente nei negozi, costruite in acciaio inossidabile con il retino in nylon, ma queste vengono utilizzate dai pescatori sportivi, che per legge non possono imbarcare più di due nasse. I pescatori professionali utilizzano ancora le nasse fatte a mano, costruite con tanta maestria intrecciando rami di giunco, una pianta duttile che cresce spontanea soprattutto in Sicilia. Il lavoro dei nassari o nassaroli consiste nel calare le trappole solitamente prima del tramonto, per poi andare a recuperarle prima che il sole si alzi. Un lavoro lungo ed estremamente pesante. Le nasse si legano a coppia con una corda e un peso che solitamente consiste in un mattone di tufo, che permette alle nasse di andare a fondo. Le nasse vengono segnalate in superficie dell’acqua con dei sugheri e bandierine, che permettono al pescatore di individuarle. Mediamente per una pescata vengono gettate in acqua dalle quaranta alle cinquanta nasse per imbarcazione, formando una scia per agevolare il lavoro di recupero.

Pescatore confezione le sue nasse da RENATO DE PASQUALE IL MIO TEMPO ricordi e immagini
Pescatore confezione le sue nasse da RENATO DE PASQUALE IL MIO TEMPO ricordi e immagini

Ci sono due tipi di pesca: la pesca prossima al sottocosta indirizzata a pesci prevalentemente bentonici, e una pesca d’alto mare indirizzata a crostacei quali aragoste e gamberi. La bravura del nassarolo sta nel lavorare il giunco quanto è ancora verde perché le nasse sono di qualità migliore, in quanto il loro colore si confonde con quello del mare e la nassa risulta più pescosa. La lavorazione del giunco è accompagnata da un ago particolare che raccoglie uno spago che serve per legare il giunco. In Veneto le nasse prendono il nome di “bertovelli”, sono un po’ più lunghe e vengono utilizzate per la pesca alle anguille o ad altri pesci di laguna.

La pesca con le nasse per la cattura di pesci pregiati (saraghi e dentici) vengono calate su fondali rocciosi o misti a Posidonia, a batimetrie mai superiori ai 40 metri. Vengono innescate con sardine che si posizionano all’interno della nassa. Nella pesca ai gamberi (gamberetti rosa, mazzancolle e gamberoni rossi) le nasse vengono calate in mare su fondali più importanti, a volte a batimetrie che arrivano anche a 200-300 metri, su fondali fangosi o sabbio-fangosi.

Da Sicilia di Enrico Mauceri
Da Sicilia di Enrico Mauceri