di Massimo Ristuccia
LA SICILIA di GASTONE VUILLIER , EDIZIONE ANASTATICA DELL’OPERA LA SICILIA – IMPRESSIONI DEL PRESENTE E DEL PASSATO ILLUSTRATE DALLO STESSO AUTORE
MILANO -FRATELLI TREVES EDITORI 1897 CASSA CENTRALE DI RISPARMIO V.E. PER LE PROVINCE SICILIANE, PALERMO 1982.
I lavoratori di pietra pomice pag. 419 – 420 stralcio
“…Io raccontai al capitano la mia gita a Canneto, l’accoglienza fattami dall’allegro curato, le ore passate in casa del negoziante di pomice e la meraviglia prodottami dall’aspetto di quella bianca cima che domina il villaggio ombreggiato di palmizi e sembra coronarlo di neve.
Si, mi rispose, quello è il campo Bianco. Passando abbiamo veduto l’abbarbagliante cratere dal cui fianco semiaperto vien fuori una massa enorme di lava solida, che finisce col formare un capo in mare; là sono le cave di pietra pomice. Vi hanno parlato dei minatori? soggiunse.
Io gli ripetei che mi era stato detto.
Non vi hanno detto tutto, esclamò. La vita di quei disgraziati è spaventosa, sappiatelo! Voi avete nel Nord miniere di carbone, e i minatori vi conducono una dura esistenza, è vero, ma almeno le società forniscono loro i mezzi di escavazione e di trasporto, ci sono delle compagnie d’assicurazione per gl’infortuni sul lavoro, si danno pensioni alle vedove e si pongono negli asili i vecchi. I braccianti addetti alla estrazione della pomice non hanno proprio nulla……lavorano quattordici o quindici ore al giorno e guadagnano in media, L. 1 o L. 1,25 al massimo, non più……………
Io feci un’esclamazione di stupore ed egli continuò dicendo:
Aspettate, non è nulla…..bevono sempre acqua e sono nel paese del vino, non sanno di che sapore sia la carne e non mangiano altro che legumi e pane cotto un mese prima. Pure non hanno mai fatto uno sciopero.
“Quei miseri, dopo quella faticosa giornata di lavoro, tornano a casa, scendendo verso il villaggio per i sentieri pericolosi saliti la mattina, con un carico sulle spalle di 50 0 60 chilogrammi.
Arrivati presso il sensale di pietra pomice, vi depositano il proprio carico e ricevano un acconto. Quando la pomice sarà asciutta la peseranno e sarà pagata secondo il peso. E qui il loro sensale, o meglio il loro carnefice, aspetta i disgraziati minatori, perché esso pesa a modo suo e gli sventurati non possano fiatare, avendo avuto danaro anticipato ed avendo bisogno di quell’uomo per la dimane. Allorchè sono stanchi e stucchi di tanto lavoro e tanta miseria, emigrano e partono per l’America.
Spesso tornano, dopo varii anni, con un po’ di gruzzolo; ma lo crederete? La cava infernale dove avevano tanto patito e che abbandonarono non potendone più, li attrae ancora e presto riprendono la via del loro calvario…”












