La storia dei fratelli Tesorero originari di Lipari

Questa è la storia dei fratelli Tesorero (in realtà il cognome italiano era Tesoriero) figli di  Giuseppe (“sarto”) e Caterina Fraumeni. I loro genitori erano nati a Lipari, in provincia di Messina, giunsero negli Stati Uniti nel 1889. Oltre a John e Philip Edward ebbero altri figli e tra questi:  BARTHOLOMEW (nato a Boston nel 1906 – esperto di delinquenza minorile).

John J. Tesorero nacque a Cambridge, Contea di  Lowell, in Massachusetts, il 19 dicembre del 1895. John prese parte, con la “Yankee Division” alla Prima Guerra Mondiale partecipando alla battaglia di “Château-Thierry” e combatté nell’offensiva della “Mosa-Argonne”. Tornato in America, nel 1919, entrò nel Dipartimento di Polizia di Boston.

In servizio speciale nella “North  End Station” fu capace di risolvere innumerevoli casi di omicidio. Nel 1930 fu assegnato per un incarico speciale a quartier generale della polizia. Nel 1931 come sergente fu inviato presso la “Station 3” al comando della squadra della buoncostume. Il sergente Tesorero organizzò e ne fu primo comandante la “Boston Police Post”. Sposò, nel 1920, Elizabeth M. Pontuso che gli diede quattro figli: John J. Jr.; Theodore N.; Catherine Elizabeth e Francis Xavier.


Philip Edwar Tesorero nacque a Boston il 25 agosto 1908. Si diplomò, nel 1925, alla “High School of Commerce” e si laureò in legge, nel 1929, alla “Northeastern University School of Law”. Associato, nel 1930, al famoso studio legale “Tyler e Reynolds” e successivamente all’altrettanto prestigioso studio legale “Wright and Hooper”. Philip Edwar Tesorero divenne uno dei più importanti avvocati di Boston. Fu impegnato come legale in importanti e storici processi. Costante e generoso riferimento per la comunità italo-americana. Autorevole componente del “City of Boston Bar Association”; del “Sons of Italy” e del “Italian Aid Society”. Sposò, nel 1936, Ruth F. Wilcox di Boston che gli diede due figli: Philip, Jr. e Claire Ellen.

Geremia Mancini – presidente onorario “Ambasciatori della fame”