Trasporti più cari, servizi sanitari insufficienti, difficoltà per la scuola e la giustizia: la segretaria generale Gian Piera Usai chiede misure concrete e compensazioni strutturali per le isole minori.
Vivere in un’isola minore significa affrontare ogni giorno costi aggiuntivi che non si esauriscono nel prezzo dei trasporti marittimi, ma incidono sul potere d’acquisto delle famiglie, sulla competitività delle imprese e sulla possibilità di accedere a servizi essenziali. È il quadro delineato da Gian Piera Usai, segretaria generale dell’ANCIM, l’Associazione nazionale Comuni isole minori, in una riflessione dedicata ai costi visibili e, soprattutto, a quelli occulti dell’insularità.
Un’analisi che richiama l’attenzione delle istituzioni regionali, nazionali ed europee sulla necessità di superare la fase degli studi e dei documenti programmatici, passando a interventi operativi capaci di compensare gli svantaggi strutturali dei territori insulari.
Trasporti e beni di consumo: il peso dell’isolamento
Tra le principali criticità figurano i maggiori costi di trasporto delle merci. Ogni bene di consumo o materiale necessario alle attività produttive deve affrontare tragitti aggiuntivi, con ricadute sui prezzi finali che, secondo Usai, possono determinare sovrapprezzi dal 20% al 40% rispetto alla costa più vicina.
Un elemento che, secondo la segretaria generale dell’ANCIM, dovrebbe essere considerato anche negli appalti pubblici, dove i costi medi utilizzati per valutare la congruità delle offerte rischiano di non tenere adeguatamente conto delle condizioni specifiche delle isole.
A questo si aggiunge il caro-tariffe. In alcuni casi, evidenzia Usai, i biglietti marittimi e i noli per il trasporto delle merci avrebbero registrato aumenti fino all’80-84% rispetto al 2022. Un aggravio che pesa sulla quotidianità dei residenti e rende più difficile per le piccole imprese insulari competere sul mercato.
Il costo dell’insularità, tuttavia, non si misura soltanto attraverso le spese direttamente sostenute. A parità di reddito, un cittadino che vive su un’isola può acquistare meno beni e servizi rispetto a chi risiede sulla terraferma, con una conseguente riduzione del potere d’acquisto.
Sanità e giustizia, servizi lontani dai cittadini
Uno degli aspetti più delicati riguarda la sanità. Le difficoltà logistiche ed economiche possono scoraggiare medici e infermieri dal prestare servizio nelle isole, dove il rapporto tra retribuzione e costi di vita risulta meno conveniente.
Tra le soluzioni prospettate figurano incentivi economici, migliori prospettive di carriera, agevolazioni abitative e l’utilizzo di immobili demaniali da destinare agli operatori sanitari. In questo percorso, sottolinea Usai, i Comuni possono però incontrare ostacoli normativi che impediscono di assegnare a queste finalità la necessaria priorità.
Sul fronte opposto, la riduzione dei servizi sanitari costringe molti residenti a spostarsi sulla terraferma per visite, esami e terapie. Sono i cosiddetti “viaggi della salute”, che comportano spese per trasporti, eventuali pernottamenti e perdita di giornate lavorative.
Il rischio è che chi non dispone delle risorse necessarie rinunci alle cure o alla prevenzione, con conseguenze sulla salute e possibili maggiori costi futuri per il sistema sanitario. Una riduzione dei servizi che, osserva la segretaria generale, può quindi produrre l’effetto contrario rispetto al risparmio atteso.
Usai richiama anche la questione della giustizia, ricordando la chiusura delle sezioni distaccate dei tribunali di Portoferraio, Ischia e Lipari. Una scelta che, nella sua analisi, non avrebbe considerato adeguatamente i costi aggiuntivi per il trasferimento dei detenuti e i disagi imposti ai cittadini, costretti a raggiungere sedi giudiziarie lontane. Le proroghe annuali delle sedi, secondo il comunicato, non hanno sostituito una soluzione definitiva.
Scuola, rifiuti e medicinali: gli altri costi occulti
Anche la mancanza di istituti superiori in alcune isole incide sul diritto a rimanere nel proprio territorio. Quando non esistono opportunità formative adeguate, ragazzi e famiglie sono spesso costretti a trasferirsi sulla terraferma. Una scelta che può diventare definitiva, soprattutto quando gli studi si accompagnano a nuove opportunità occupazionali lontano dall’isola d’origine.
Altri costi riguardano la gestione dei rifiuti, condizionata dalle difficoltà della raccolta e dal trasporto verso gli impianti di smaltimento sulla terraferma. A questo si aggiunge, in alcuni casi, il peso dei rifiuti prodotti dai flussi turistici e non direttamente riconducibili ai residenti.
Persino la distribuzione dei medicinali può essere gravata da sovrapprezzi per il trasporto dei pacchi dalla terraferma alle isole. Spese apparentemente marginali, ma che, sommate alle altre, contribuiscono ad aumentare il costo complessivo della vita.
«Servono impegni operativi e tempi certi»
Le riflessioni della segretaria generale dell’ANCIM guardano alla prossima legge di bilancio e alla nuova strategia europea per le isole, attualmente allo studio dell’Unione europea.
L’obiettivo, sottolinea Usai, non è necessariamente ottenere sempre nuove risorse finanziarie, ma anche utilizzare meglio quelle disponibili e introdurre maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme, tenendo conto delle peculiarità dei territori insulari.
La richiesta è rivolta a tutti i livelli istituzionali: regionale, nazionale ed europeo. Non bastano più analisi e documenti che descrivano i problemi. Occorrono misure concrete, impegni verificabili e un calendario chiaro per la loro attuazione.
Per l’ANCIM è necessario sviluppare una vera e propria “mentalità dell’insularità”, capace di riconoscere le differenze tra i territori e di individuare soluzioni adeguate alle singole realtà. Un approccio che coinvolga amministrazioni locali e cittadini attraverso una governance inclusiva, multilivello e partecipativa.
La richiesta conclusiva è quella di introdurre meccanismi concreti di compensazione degli svantaggi strutturali permanenti dell’insularità, affinché vivere su un’isola non significhi subire una penalizzazione economica e sociale rispetto a chi abita sulla terraferma.










