Emendamento in Commissione Ambiente al Senato
Come riporta Emanuele Lauria su Palermo.Repubblica.it una norma in discussione in Senato riapre la battaglia sulle
costruzioni lungo le coste, accende un nuovo scontro politico e fa insorgere gli ambientalisti. Appena scemata la polemica sulla proposta di riaprire la sanatoria in Sicilia per chi ha costruito entro 150 metri dalla battigia, ecco un’altra iniziativa legislativa che fa discutere. Riguarda le isole minori di tutt’Italia e ricomprende – malgrado le competenze che lo Statuto assegna a Palazzo d’Orleans in materia urbanistica – anche quelle siciliane.
L’emendamento in questione è all’esame della commissione Ambiente del Senato ed è agganciato al «disegno di legge in materia di sviluppo delle isole minori». Se approvata, questa disposizione consentirà il cambio di destinazione d’uso, in deroga ai piani regolatori, per qualsiasi manufatto realizzato sui litorali delle isole minori italiane. Un vecchio capanno, cabine balneari, un magazzino per il deposuto di reti da pesca, un bungalow potranno essere trasformati in bar, ristoranti, strutture alberghiere.
Italia Nostra la mette così: «Così le capanne di Robinson Crusoe diverranno hotel». L’emendamento elenca anche, in un allegato, tutte le isole interessate dal provvedimento: fra queste le più grandi sono l’Elba e Sant’Antioco in Sardegna, ma la lista comprende anche Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Lipari, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Vulcano, Panarea, Salina, Ustica, Favignana, Levanzo e Marettimo.
Il relatore del disegno di legge, che è anche il firmatario dell’emendamento “incriminato”, è il senatore Bruno Mancuso, esponente messinese dell’Ncd. Lui difende la norma in questione: «Io credo che gli ambientalisti fanno male a essere preoccupati. I Comuni continueranno a essere competenti sulle autorizzazione e in ogni caso – dice Mancuso – ho firmato quest’emendamento dopo che è stata apportata una modifica fondamentale: il cambio di destinazione d’uso degli immobili, se si tratta di aree protette, è subordinato all’acquisizione del parere dell’ente gestore”.
La promotrice del disegno di legge base sulle isole minori, la trapanese Pamela Orrù (Pd) boccia con fermezza l’emendamento: «Ho presentato altre tre norme che vanno nel senso diametralmente opposto», afferma la Orrù. «Non mi sembra il caso di lanciare segnali di questo tipo: parliamo di territori dove l’impatto di questa norma sarebbe pesante. Ci sono già delle regole che disciplinano la materia nelle isole minori, non vedo perché aggiungerne altre ».
La norma – dopo la pausa estiva e il parere del governo su tutti gli emendamenti – passerà al vaglio dell’aula di Palazzo Madama. Ha come ratio quella di «migliorare e potenziare i servizi turistici e alberghieri». Resta, per quanto riguarda la Sicilia, il dubbio sull’applicabilità immediata della norma. Che è espressamente rivolta ai Comuni compresi nell’allegato, fra cui quelli siciliani. Ma la Orrù ha seri dubbi «che questa disposizione non cozzi con lo Statuto». E lo stesso Mancuso non esclude che ci sia bisogno di un recepimento da parte dell’Ars.

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