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Home Tam Tam Lipari L'opinione dei lettori

Iacolino : la lunga storia delle vaccinazioni per fare la cosa giusta

GdL by GdL
25 Gennaio 2022
in L'opinione dei lettori
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di Gianni Iacolino

Iacolino: i diritti negati ai nativi

Dalla prima inoculazione ufficiale del vaccino  ( 1796 ) sino ad oggi si sono diffuse false teorie secondo le quali i vaccini oltre che inutili, sarebbero dannosi , nonostante le evidenze di una pratica medica che ha ridotto , a livelli impensabili solo pochi decenni fa, la mortalità infantile ed allungato di molto, oltre alla qualità,  la speranza di vita media alla nascita. Il perché di tanta ostinazione da parte di alcuni nel dare fiducia a teorie strampalate è stato ed é ancora motivo di ricerca per psicologi e sociologi nel corso degli ultimi due secoli . 

È assodato che il fondamento di tale atteggiamento è sotteso ad un ragionamento viziato e scorretto che è ben rappresentato dall’espressione latina “post hoc , propter hoc”, cioè un fatto accade dopo un altro e quindi è automaticamente interpretato conseguenza del primo. Il primo accadimento sarebbe la causa di quello  successivo. Esempio: se vedo un gatto nero e poco dopo cado dalla bici, è stato sicuramente colpa del gatto. Il fatto che in quel momento ,in bici, ero intento a rispondere al cellulare, non conta nulla, avendo già individuato nel gatto il capo espiatorio ( post hoc, propter hoc ). È un errore logico in cui si afferma che un evento  diventa la causa di un evento successivo semplicemente perché si è verificato prima.  Una qualunque cosa avviene dopo la vaccinazione non necessariamente è avvenuta a causa della vaccinazione.   

La ricerca delle cause delle malattie è ricca di esempi post hoc.  I patologi sono costantemente alla ricerca delle cause e delle cure , ma i pazienti sono sempre alla ricerca di qualsiasi cosa, non importa quanto improbabile, che possa aiutare ad alleviare oltre ai loro sintomi anche le loro paure. A volte c’è anche il desiderio di trovare la causa ai propri malanni al di fuori della genetica o della biologia. Basterebbe citare qui tutte le bufale che seguirono alla vaccinazione contro il morbillo riguardo possibili correlazioni del vaccino con l’autismo o con l’epilessia. Un antivaccinista , vedendo che un bimbo si ammala dopo aver fatto il vaccino, chiuderebbe subito la questione con un video su YouTube o su facebook. I ricercatori che invece hanno studiato l’epilessia infantile sanno bene che questa patologia è già codificata nel DNA del bimbo sin dal suo concepimento e che si è manifestata proprio in quel momento in occasione dello stimolo vaccinale, come ,a volte, basta l’attenzione posta ad un videogioco a causare una crisi convulsiva. Nessuno si azzarderebbe a dire che i videogiochi causano l’epilessia.   

Anche la lunga ricerca della causa della malaria è stata irta di errori post hoc. “È stato osservato che le persone che uscivano di notte spesso sviluppavano la malattia. Quindi, secondo il miglior ragionamento post hoc , si presumeva che l’aria notturna fosse la causa della malaria, e furono prese precauzioni elaborate per chiuderla fuori dai dormitori”.     Durante i primi anni 2000, la ricerca irrazionale della possibile causa dell’autismo ha portato danni notevoli alla pratica vaccinale, sebbene non sia stato mai trovato alcun collegamento scientifico tra la somministrazione dei vaccini e l’insorgenza dell’autismo. Il tempo in cui i bambini vengono vaccinati e il tempo in cui l’autismo viene  diagnosticato sono strettamente correlati. Il vaccino contro il morbillo viene somministrato fra il dodicesimo e quindicesimo mese di vita ed è proprio quella l’età in cui , di solito, appaiono i primi segni indicativi dell’autismo. È questo il periodo in cui il bambino comincia a parlare. A partire dai 12 mesi il bambino esprime le sue prime parole grazie ad un vocabolario sempre più ricco ed a capacità espressiva di tipo gestuale più raffinata. Ed è proprio questo ritardo nel parlare uno dei criteri utilizzati per la diagnosi dell’autismo. Quindi il fatto che l’autismo si manifesti dopo la vaccinazione nasce dalla coincidenza che è proprio a quell’età, che coincide con la vaccinazione, che si pronunciano le prime parole. Confrontando, inoltre , popolazioni pediatriche di vaccinati e non vaccinati si aveva sempre lo stesso numero di casi , così come per l’epilessia.

Ma se non racconto subito come nacque questa brutta narrazione dell’associazione vaccino-autismo, faccio un torto alla corretta informazione. “The Lancet” , tra le prime cinque riviste scientifiche  al mondo in campo medico , pubblica nel 1998 uno studio condotto su dodici bambini ( non 12000 ! ) che avevano mostrato , nel  corso dello sviluppo, problemi intestinali e disordini dello spettro autistico. I genitori ( sottolineo : i genitori ) di otto di questi bambini sostengono che questi disturbi siano da associare al vaccino. Il dr.Wakefield , cui si affidano le famiglie , conclude su una possibile relazione causa- effetto. Appare subito evidente che trattasi di un lavoro che fa acqua da tutte le parti, che di scientifico non ha proprio nulla. Sono almeno quattro i punti  problematici.: 1) Selezione e bontà del campione (esiguità dei casi, alcuni dei quali già diagnosticati autistici, assenza di gruppo di controllo ). 2) falsificazione dei reperti delle biopsie intestinali, 3) conflitto di interessi ( si scopre dopo che la ricerca era stata commissionata da un avvocato di parte ), 4) Comportamento non etico (  biopsie eseguite senza alcuna autorizzazione ).  Come se non bastasse, già un anno prima della pubblicazione, lo stesso autore aveva depositato domanda per brevettare un nuovo vaccino concorrente con quello che si accingeva a mettere sotto accusa. In poche parole Wakefield scrive un articolo, falsificando i dati , suggerendo un nuovo approccio vaccinale, del quale lui stesso, poco prima, aveva depositato il brevetto.

Nel 2004 Wakefield viene messo alle strette da Brian Dee, giornalista investigativo, ed è costretto ad ammettere di aver intascato denaro non dichiarato per realizzare una relazione , da perito di parte,in un processo contro una casa farmaceutica, spacciandolo per una ricerca scientifica. Viene quindi prima licenziato dal Royal Free Hospital, e , successivamente dall’Ordine dei medici del Regno Unito. Nonostante tutto ciò e nonostante The Lancet abbia ritirato quel lavoro con il marchio d’infamia RETRACTED, la falsa credenza sopravvive ancora oggi. Tuttavia il bello della scienza è che la verità prima o poi viene sempre a galla. I fatti hanno una loro forza inarrestabile. Nell’Europa del diciottesimo e diciannovesimo  secolo la diffidenza nei confronti del vaccino si infiltrava in tutte le classi sociali che in comune avevano il fatto di ignorare , allora, l’esistenza del sistema immunitario e quindi la possibilità di indirizzarlo a nostro vantaggio. Oggi, anche se in misura molto minore ,grazie ad una maggiore alfabetizzazione scientifica, c’è chi ancora diffida della profilassi vaccinale , usando le stesse argomentazioni dei secoli passati, salvo disquisire impropriamente di RNA .  

Durante la guerra franco-prussiana del 1870 , i generali francesi non erano favorevoli ad una vaccinazione di massa delle truppe contro il vaiolo, le cui epidemie, a quei tempi, facevano più vittime delle battaglie. I Prussiani, invece, diligentemente, vaccinarono i loro soldati, uno ad uno, senza alcuna esitazione. I risultati ? Nelle truppe prussiane , vaccinate, i morti per vaiolo furono 440 , mentre i francesi, non vaccinati,  ne dovettero contate 23000. Fu forse questo il momento determinante in cui le nazioni presero coscienza della validità di questa nuova profilassi. Già sensattotto anni prima, nel 1802, a soli quattro anni dalla  pubblicazione delle prime osservazioni di Edward Jenner sul vaccino contro il vaiolo, Ferdinando I di Borbone ,Re delle Due Sicilie, invitò un medico inglese per mostrare la nuova tecnica. Ebbe un tale successo che ordinò l’apertura di centri medici in ogni città del Regno ed impose l’obbligatorietà delle vaccinazioni. Si fece vaccinare lui stesso e fu cantato un Te Deum nella cattedrale di Palermo per il solo fatto che il re fosse sopravvissuto. Tale era ancora la paura. 

Ad ulteriore riprova di come i comportamenti antivaccinisti ,alla fine , siano sempre di aiuto per comprendere gli innegabili vantaggi della vaccinazione, riporto quel che accadde in Olanda durante la campagna per la vaccinazione contro la rosolia.  Nei Paesi Bassi c’è una comunità di fondamentalisti religiosi , tutti novax, facilmente tracciabili in quanto votano  massicciamente per un partito politico calvinista , SGP.  Le zone dove questo partito riscuote successi elettorali sono quelle in cui,  si è concentrata l’epidemia di rosolia del 2005 in Olanda, con 387 casi, tutti, tranne due, non vaccinati. Tredici erano donne in gravidanza !!! Nel resto della popolazione vaccinata il virus non è penetrato. Vicende analoghe anche per il vaccino Sabin contro la poliomielite. Mentre in tutto il mondo vaccinato scemavano rapidamente le infezioni da polio, erano ancora vivi alcuni focolai presso una comunità religiosa Amish americana. Si sa quanto queste sette amino non solo i vaccini, ma tutto quello che i sacri testi non raccontano. Più recentemente la regione Veneto ha attivato un servizio, Canale Verde, per la sorveglianza di eventuali effetti collaterali da vaccini nel periodo 1993-2011. In diciotto anni si sono verificati, udite bene, solo 21 casi, di cui nessuno mortale su ben 26 milioni di dosi iniettate. Prima dell’era dei vaccini per l’infanzia e degli antibiotici, all’ inizio del secolo scorso, su mille bambini, ne morivano un terzo nel corso del primo anno di vita.  

Sarebbe lunghissimo l’elenco di altri fatti  che ruotano intorno alle vaccinazioni, ma basterebbero quelli già descritti per rendersi conto di quanto reali siano i benefici di un approccio scientifico e di quanto siano fallaci e dannose le false informazioni. Da oltre due secoli la vaccinazione è la misura preventiva più efficace nella protezione contro le infezioni e, quando disponibile ,  costituisce l’asse portante di intervento delle strategie di risposta. Alla luce di questa carrellata di fatti, come si può dire che non ci vuole coraggio a vaccinarsi ?  Direi il contrario. Il coraggio utilizziamolo per imprese più ardite di una banale vaccinazione. Questo scritto non pretende di convincere nessun novax, essendo impresa impossibile interagire con la lucida follia. Vuol essere solo un modo per far conoscere , in parte, la lunga storia delle vaccinazioni e dimostrare a coloro che, riluttanti, si son dovuti vaccinare, che hanno fatto finalmente, da cittadini,  la cosa giusta per loro e per tutta la collettività.

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