Preannunciata ieri, questa mattina gli studenti dell’I.I.S. Conti Vainicher di Lipari, hanno occupato la scuola. Chiedono risposte sul funzionamento dei riscaldamenti, sui lavori della nuova palestra e del nuovo corpo del plesso. Ma anche su piani di evacuazione e sulle uscite di sicurezza. Le interviste con due rappresentanti , Sergio Beninati e Maryam Acquaro.
La dirigente reggente dell’I.I.S. Conti Vainicher, Anna Bonarrigo, risponde alle contestazioni dei suoi studenti dichiarandosi sorpresa per la protesta. Da quattro mesi alla direzione anche di questa scuola sta affrontando problemi ereditati e complessi e si aspettava maggiore collaborazione e attenzione anche da parte dei genitori .
Il comunicato diffuso dagli studenti
È con profonda tristezza e delusione che scriviamo le parole che leggerete. Oggi non è una giornata qualsiasi: dopo anni, sull’isola e nella scuola di Lipari, ci troviamo di fronte a un’occupazione. Noi studenti che abbiamo deciso di indire questa forma di protesta abbiamo riflettuto a lungo prima di arrivare a questa scelta. Siamo pienamente consapevoli dei rischi che comporta e riconosciamo la difficoltà di gestire al meglio una situazione tanto complessa.
Tuttavia, abbiamo compreso che questa sia diventata ormai l’unica strada percorribile, non solo per rivendicare diritti essenziali in quanto studenti e cittadini, ma prima di tutto per ricordare al nostro Paese cosa significhi essere umani.
Cercheremo di essere brevi, nella speranza di non risultare tediosi, spiegando le ragioni che ci hanno portati, a soli diciotto anni, a ricorrere a un’azione forzata. Riteniamo necessario farlo per evitare qualsiasi forma di revisionismo e per chiarire come questa scelta non sia nata spontaneamente, ma sia stata, in larga parte, una conseguenza delle risposte — o delle mancate risposte — ricevute.
Da diversi decenni la società ha progressivamente perso fiducia nei sistemi, di qualsiasi natura essi siano. La motivazione? Un sistema dovrebbe funzionare valorizzando i singoli individui: quando un individuo arreca danno alla società, non ha fallito solo lui, ma l’intero sistema che non ha saputo includerlo, guidarlo o correggerlo. I cittadini, non sentendosi parte integrante né valorizzati, hanno smesso sia di credere nei sistemi sia di prestarvi attenzione.
Gli esempi contemporanei sono evidenti:
* un astensionismo crescente;
* studenti che entrano quotidianamente negli istituti scolastici annoiati e infelici, portano avanti i programmi per inerzia e finiscono per dimenticare gran parte di ciò che hanno appreso.
Potremmo citare anche le criticità del sistema giudiziario o sanitario, ma riteniamo superfluo farlo in questo contesto.
I movimenti di protesta e di rivolta sono nati proprio perché le richieste dei cittadini di colmare le falle del sistema non venivano ascoltate e finivano in secondo piano, oscurate da temi considerati mediaticamente o politicamente più rilevanti. Le persone decisero allora di unirsi, di smettere di parlare singolarmente e di farlo insieme. Crearono per la macchina amministrativa qualcosa che la costringesse ad ascoltarli davvero: un disagio più grande e più visibile di quello contro cui stavano protestando.
Così è emersa una verità scomoda ma costante: l’essere umano tende a interessarsi ai problemi solo quando ne è direttamente coinvolto. Ed è in questo modo che, nel nostro Paese, sono stati conquistati — e poi spesso dimenticati — diritti fondamentali (diritto di voto alle donne, riduzione della giornata lavorativa, diritto all’aborto).
Oggi, però, la percezione collettiva delle proteste è mutata: non vengono più viste come strumenti di miglioramento delle condizioni di vita comuni, ma come atti sterili, attribuiti a una popolazione scansafatiche o a una specifica fazione politica. Persino molti giovani criticano chi si mobilita per rivendicare diritti e mostrano disinteresse nel partecipare attivamente. In questo clima si inseriscono anche episodi come le dichiarazioni della ministra Bernini, che durante le proteste pacifiche degli studenti universitari contro il semestre filtro ha preferito deridere piuttosto che ascoltare.
Frequentiamo questo istituto da cinque anni e sentiamo il dovere di fare il possibile per ottenere ciò che manca da troppo tempo: delle risposte. Già lo scorso anno i rappresentanti d’istituto, insieme ad altri studenti, si erano informati sulle modalità per organizzare una protesta regolare. Ci siamo rivolti per tre volte all’Arma dei Carabinieri, che ci ha spiegato come una manifestazione coincidente con una parata sul corso Vittorio Emanuele richiedesse una complessa serie di autorizzazioni, tra cui:
* programma dell’evento;
* piano sanitario;
* piano di sicurezza con planimetria;
* richieste al Comune per licenze, occupazione del suolo pubblico e chiusura delle strade;
* preavviso alla Questura;
* documentazione sanitaria e copie dei documenti d’identità.
Questo elenco serve a dimostrare quanto sia difficile, per degli studenti, protestare seguendo rigorosamente la burocrazia. E ancor di più lo è per noi, studenti eoliani. Essere isolani non è un dettaglio trascurabile: viviamo quest’isola dodici mesi l’anno, confinati e spesso in balia delle condizioni naturali e delle scelte altrui. Lipari è anche questo. Noi ragazzi che ancora aspettiamo la riapertura di un centro giovanile nelle strade principali dell’isola, noi che desidereremmo poter vedere gli ultimi film in uscita senza essere costretti a doverci spostare sulla terraferma. Noi che non avremmo mai voluto vedere i nostri compagni delle altre isole dover correre uscendo anticipatamente da scuola, e rinunciando a ore di lezione, perché la compagnia che gestisce i mezzi di trasporto ha deciso di ridurre le corse. Noi che vorremmo partire in elicottero soltanto per eventi rari e non per una semplice ingessatura.
L’edificio scolastico non è dotato di vie di fuga a norma di legge né di un piano di evacuazione che sia stato reso noto agli studenti e alle rispettive famiglie. Da troppi anni siamo senza una struttura idonea nella quale poter effettuare le ore di educazione fisica, poiché la palestra dell’istituto prima di essere demolita è rimasta per diverso tempo inutilizzata perché inagibile.
Con una palestra attualmente sotto cantiere, e sforniti di un locale che possa sostituirla temporaneamente. Con aule prive di sistemi di riscaldamento e raffrescamento o dotate di quelli guasti. Con temperature basse e spesso per certi aspetti insostenibili. E alcuni studenti si ritrovano addirittura a dover effettuare lezioni in delle classi nelle quali, durante i giorni di pioggia, cade acqua all’interno.
Questa non è una lettera di accusa nei confronti delle istituzioni. È una richiesta d’aiuto. Una richiesta di partecipazione, per il nostro futuro.
Ci rivolgiamo alla comunità con rispetto, con la gentilezza e il sorriso di un gruppo di ragazzi che crede ancora nel cambiamento.
Oggi questo luogo è diventato, grazie alla determinazione di centinaia di studenti, un punto di rivalsa non solo studentesca ma anche cittadina.
Se credete in una società che dialoga, che cresce insieme senza lasciare indietro nessuno; se credete che affrontare i problemi sia meglio che restare indifferenti, allora vi chiediamo di venirci incontro. Siamo qui non per distruggere né per impedire lo svolgimento delle lezioni, ma per ottenere ciò che ci è sempre mancato: delle risposte.
Siamo disponibili a confronti organizzati con genitori, docenti, forze dell’ordine e giornalisti. Vi lasciamo il tempo di riflettere, consapevoli del disagio arrecato, ma certi che la scelta di stare dalla parte del futuro spetti anche a voi.
Inoltre, notiamo con piacere, che negli ultimi giorni le organizzazioni si siano mosse rapidamente nel cercare di fornirci delle risposte, anche se parziali.
Questo dimostra che ci stiamo muovendo per le vie corrette, dato che solo parlando di una occupazione sono arrivate risposte che in tanti anni non ci sono mai state fornite per vie ritenute più legittime.
Chiediamo inoltre che questa manifestazione non venga strumentalizzata da organizzazioni a sfondo politico, come già avvenuto.
Attendiamo quindi, delle risposte adeguate da parte degli enti davvero competenti.
In attesa di un vostro riscontro, porgiamo distinti saluti.
Gli studenti organizzatori dell’azione:
Sergio Savio Beninati, rappresentate d’istituto
Mariano Greco, rappresentante d’istituto
Gabriele Castellino, rappresentante d’istituto
Miriam Acquaro, rappresentante della Consulta Pronviale
Isabella Conti
Sara Finocchiaro
Andrea Aiello
Grace Taranto
Lorenzo Catania
Riccardo Ranzino.











