Anche il mare delle Eolie sta lanciando segnali sempre più preoccupanti. È la riflessione di Filicudi Wildlife Conservation, che denuncia gli effetti delle temperature eccezionalmente elevate registrate nelle ultime settimane e le conseguenze sugli ecosistemi marini dell’arcipelago.
Acque superficiali prossime ai 33 gradi e un termoclino insolitamente profondo stanno mettendo sotto stress numerose specie. Dalla Posidonia oceanica, che presenta fenomeni di sbiancamento e riduzione della capacità fotosintetica, alla moria di ricci e stelle marine, fino agli anemoni colpiti dallo sbiancamento, il quadro descritto dall’associazione è quello di un ecosistema sottoposto a una pressione crescente.
A preoccupare è anche la trasformazione dei fondali. La diminuzione delle specie autoctone e l’espansione di alcune specie aliene, tra pesci erbivori e molluschi, contribuiscono alla regressione della vegetazione marina e alla formazione di aree sempre più povere di biodiversità.
A questo si aggiunge, secondo Filicudi Wildlife Conservation, la forte pressione esercitata durante i mesi estivi dalla pesca ricreativa e dalla crescente presenza turistica, con la cattura di polpi e di numerose specie ittiche costiere.
Di fronte a questo scenario, l’associazione torna a chiedere una risposta concreta: l’istituzione di un’Area Marina Protetta nelle Eolie, come strumento per tutelare gli habitat, regolamentare le attività e garantire un futuro al patrimonio naturale dell’arcipelago.
Da qui nasce una nuova petizione, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, residenti e visitatori sulla necessità di proteggere il mare eoliano.
La domanda finale è tanto semplice quanto urgente: “Dove vogliamo arrivare? Ma soprattutto, per quanto ancora vogliamo girare la testa?”










