Don Gennaro, Manni: Canneto non è in festa, stop a fuochi d’artificio

Riceviamo da Marco Manni e pubblichiamo

Con quale disinvoltura abbiamo lasciato al proprio difficile destino, il nostro parroco di Canneto don Gennaro Divola bisognoso di affetto ancor prima che di cure. Ieri mi ha scosso l’aver appreso che è stato condotto in piena notte su una nave e spedito a Salina. Il suo pianto, il suo sfogo “ qualcuno non mi vuole bene”, sono frutto della sua malattia? No: al contrario la sua senilità non ha cancellato, né cancellerà i sentimenti verso la nostra comunità. Dove l’avete mandato? Nella sua vecchia casa? Nella casa di riposo a Val di Chiesa?

Troppo facilmente dimentichiamo il bene ricevuto, e 50 anni di continue omelie predicate in questa comunità, non sono servite a riconoscere ed isolare la figura di Ponzio Pilato che si lava le mani difronte alle situazioni scomode, né quella di Giuda, per rimanere in tema con le Sacre Scritture. Qualcuno tra coloro che frequenta la chiesa assiduamente, ci dia pubbliche informazioni per favore. Qualcuno ha percepito la sua presenza come un intralcio e non più un valore aggiunto, forse per via di quelle quotidiane quanto innocenti incomprensioni che possono manifestarsi all’interno di ogni famiglia? Qualcuno ha scomodato il diretto superiore che disturbato da frequenti lamentele, ha assunto questa decisione senza tenere conto del comune sentire della nostra comunità? Io incontravo don Gennaro poche volte l’anno, perché i miei peccati sono quelli di sempre. Non l’ipocrisia, la codardia e l’irriconoscenza però. Nulla di più facile che allontanarlo dalla nostra comunità, di notte, senza neanche “concedergli” di onorare per l’ultima volta i prossimi festeggiamenti di San Cristoforo tra una settimana. Una volta rincondotti all’ovile i clienti della parrocchia, Gennaro Divola non serve più?

Mi sia consentito questo pesante paragone, ma don Gennaro è stato trattato ne più ne meno come un lavoratore dipendente di una qualsiasi attività commerciale, che non essendo più efficiente come un tempo deve lasciare spazio ai giovani. Riguardo la sua presunta malattia, è notizia del telegiornale di oggi, che certi morbi che si manifestano con la senilità, rallentano garantendo al paziente serenità, piacevoli attività di svago, non di certo con l’esilio. Ritengo che se la nostra comunità di Canneto avesse drasticamente protestato contro questa decisione, Don Gennaro sarebbe ancora qui e potrebbe vivere meglio e più a lungo. E’ anche strano ad esempio che i precetti religiosi tutelino la vita dentro uno sventurato corpo umano che vegeta, ma che in casi come questo, favoriscano, con scelte drastiche, il decesso dello spirito in una persona affetta dalle malattie dell’età.

Don Gennaro, che da un giorno non è più ospite della parrocchia che lui stesso ha elevato a “Basilica Romana Minore”, merita di restare a Canneto, magari non in canonica, ma almeno nella dimora degli ospiti annessa al grandioso centro giovanile che ha donato alla comunità di Canneto, fino a quando lo desidera. Intanto l’abbiamo privato della sua medicina più efficace: l’affetto dei suoi sinceri parrocchiani. Facciamoci un esame di coscienza, di prima di tornare innanzi ad un altare e ricevere il corpo di Cristo.

Chiedo al comitato dei festeggiamenti, in segno di protesta di sospendere i festeggiamenti folcloristici perché la comunità di Canneto non è in festa o almeno di sopprimere i giochi d’artificio, magari spendendo meglio quei soldi. San Cristoforo ne sarebbe felice.