Giovedì 20 agosto alla Tenuta di Castellaro, a Lipari, il pianista, compositore e direttore d’orchestra Damiano Davide sarà protagonista, insieme a Cecilia Costanzo, di “Beyond the Silence”, un concerto intimo costruito sul dialogo tra pianoforte e violoncello, sull’ascolto e sul rapporto tra musica e paesaggio
di Alessio Cioni
Il silenzio, oggi, è diventato quasi un bene prezioso. Non soltanto perché il mondo è attraversato da un incessante rumore di fondo, ma perché la nostra mente è sottoposta continuamente a stimoli artificiali che consumano spazio ed energia. Per un musicista, che del suono fa il proprio linguaggio e chiede al pubblico un ascolto attivo, rompere quel silenzio con la prima nota significa assumersi una responsabilità. «Il silenzio è sempre più prezioso, anche perché sempre più raro», osserva Damiano Davide. Non è dunque soltanto una pausa tra due suoni, ma una condizione necessaria per poter ascoltare davvero. «L’atto di rompere il silenzio per dare inizio a un’esecuzione comporta una grande responsabilità. Richiede una fiducia reciproca di cui bisogna essere pienamente consapevoli».
Il suo rapporto con la musica nasce molto presto, quando il padre gli mette sotto le dita le prime tastiere, sempre più grandi, fino ad arrivare al pianoforte. Un’educazione all’ascolto che passa attraverso linguaggi diversi, dalla musica leggera alla tradizione popolare napoletana. La scelta professionale arriverà dopo, perché la musica, nella sua vita, era già qualcosa di più profondo. «Molto prima ancora di immaginarla come una professione, sapevo già intimamente che la musica avrebbe costituito una parte fondamentale della mia vita e del mio modo di “vivere” il mondo».
Il pianoforte rimane il suo luogo naturale, ma nel tempo Damiano ha scelto di attraversare anche la composizione e la direzione d’orchestra. Tre esperienze differenti che finiscono per completarsi. «Il pianoforte resta sicuramente il “luogo” in cui mi sento più a mio agio», racconta. La composizione gli ha permesso di dare una forma concreta alla propria immaginazione: «Volevo riuscire a trascrivere ciò che avevo in testa e i suoni che immaginavo, traducendoli in un linguaggio organizzato ed eseguibile». È un lavoro che ama proprio per la possibilità di procedere con i propri tempi, con precisione e attenzione a ogni dettaglio.

Tenuta di Castellaro : giovedì 20 agosto Damiano Davide & Cecilia Costanzo
La direzione d’orchestra gli ha invece insegnato ad accettare una dimensione collettiva nella quale il controllo non può essere assoluto. Bisogna ascoltare l’insieme, distinguere un suono tra molti, essere contemporaneamente presenti e distaccati. «Discernere un suono tra tanti e avere il coraggio, nel momento dell’esecuzione, di perdere il controllo pur restando lucidi è difficilissimo», spiega. È una lezione musicale che diventa anche una lezione di vita: saper guidare significa talvolta comprendere quando è necessario lasciare spazio agli altri.
La stessa ricerca attraversa il suo lavoro di compositore, dove la sfida più difficile è trovare una voce autentica. «Il compito di ogni artista è quello di trovare la propria unicità, ed è in assoluto la cosa più difficile, perché richiede di fare i conti con molti aspetti della propria vita personale», afferma. La musica, nella sua visione, non può raccontare una storia nel senso stretto del termine né descrivere oggettivamente un paesaggio, ma possiede una possibilità diversa e più misteriosa: «Può evocare tutta una serie di emozioni in un modo inaccessibile ad altre forme d’espressione».
Questa riflessione ha trovato una forma concreta anche in AKIS, il melologo dedicato al mito di Aci e Galatea, andato in scena a Catania pochi mesi fa. In quel progetto Damiano ha scritto non soltanto la musica, ma anche il testo e la drammaturgia, confrontandosi direttamente con la relazione tra parola e suono. Un’esperienza che gli ha permesso di misurarsi con i limiti e le potenzialità di due linguaggi diversi, scoprendo quanto possano dialogare e completarsi.
A Lipari il dialogo sarà invece affidato al pianoforte e al violoncello, insieme a Cecilia Costanzo, legata a Damiano anche nella vita personale. La loro collaborazione musicale dura ormai da alcuni anni e si fonda su una qualità che per lui è essenziale: l’ascolto. «Ascoltare, lasciare spazio all’altro, ma anche sostenerlo e riempire i vuoti che lascia: questa è la vera bellezza della musica da camera», racconta. Un’intesa che il tempo non sembra indebolire: «A volte, anche se passa del tempo tra un concerto e l’altro, quando riprendiamo in mano gli strumenti ci rendiamo conto della forza e della naturalezza di questa intesa».

La Tenuta di Castellaro non è un luogo sconosciuto ai due musicisti, che erano già stati ospiti della struttura la scorsa estate. Damiano ricorda con piacere «l’accoglienza estremamente calorosa» e la possibilità di respirare la bellezza e la cura del luogo anche prima e dopo il concerto. L’isola, inoltre, sembra offrire alla musica una condizione particolare. «Su un’isola il ritmo è diverso, molto più allineato a quello della natura», osserva. Per questo Lipari diventa un palcoscenico ideale per un programma intimo e riflessivo, nel quale il paesaggio non è soltanto lo sfondo, ma contribuisce alla qualità dell’ascolto.
Nel percorso di Damiano Davide c’è anche l’esperienza dell’opera e del teatro musicale, una dimensione apparentemente lontana dalla rarefazione di Beyond the Silence. L’opera rappresenta per lui «l’apoteosi delle emozioni», racchiuse in una forma capace di appassionare il pubblico da generazioni. La grandezza del palcoscenico, le voci, il coro e l’orchestra producono una forza sonora strettamente legata allo spazio della rappresentazione. Ma lavorare nel teatro gli ha insegnato soprattutto qualcosa sull’uomo. «Dove c’è teatro c’è umanità, c’è una storia e ci sono persone in carne e ossa che la mettono in scena, in diretta, col proprio sudore e con le proprie insicurezze».
È anche attraverso questa esperienza che ha potuto comprendere «la sacralità del palcoscenico», senza dimenticare tuttavia la sua dimensione concreta e quotidiana. Dietro ogni spettacolo esistono infatti persone che lavorano, rischiano, sbagliano, affrontano le proprie fragilità e cercano ogni sera di trasformarle in qualcosa capace di arrivare al pubblico.
Per Beyond the Silence Damiano non chiede dunque soltanto attenzione, ma un ascolto capace di prolungarsi oltre il concerto. «Ogni concerto trova il proprio valore più profondo nell’unicità dell’esperienza che offre», spiega. Il suo auspicio è che il pubblico possa ricevere «una dose appagante di bellezza in tutte le sue forme», resa ancora più intensa dalla musica, dal panorama e dalla luce del tramonto.
Ma c’è anche un desiderio ulteriore, forse ancora più importante: lasciare una curiosità. «Mi auguro che qualcuno, tornando a casa, vada a cercare i brani che avremo suonato, appassionandosi magari a una musica che prima non conosceva». Perché un concerto può terminare con l’ultima nota, ma non necessariamente con l’ascolto.
«Il mio desiderio è che riusciremo a creare un bel ricordo in chi verrà ad ascoltarci, un’esperienza e un momento prezioso da custodire», conclude Damiano Davide.
Ed è forse proprio qui che Beyond the Silence trova il suo significato più autentico. Andare oltre il silenzio significa lasciare che una nota continui a vivere anche quando non la sentiamo più. Può accadere nella memoria, nella curiosità di cercare un brano sconosciuto, oppure semplicemente nel modo in cui, dopo aver ascoltato, torniamo a guardare un paesaggio.
A Castellaro, tra il pianoforte, il violoncello e il tramonto di Lipari, la musica proverà a fare ciò che il mare fa da sempre: parlare senza bisogno di parole e lasciare qualcosa di sé molto dopo che il suono si è spento.










