” Cose diverse dalle vulcaniche “, nuovo libro di Lo Cascio

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Cose diverse dalle vulcaniche

Le Eolie dell’Ottocento esplorate da Mandralisca e altri naturalisti

Cosa facevano un barone illuminista che scriveva lavori scientifici lasciandoli nel cassetto, una ex-modista parigina appassionata di nautili e altri molluschi marini, un botanico alle prime armi scambiato per un medico, un raccoglitore di lumache scambiato per untore, un figlio di esuli mazziniani che voleva unire idealmente l’Italia con un’inchiesta ornitologica, uno scrittore inglese con il pallino delle lucertole e di Darwin, e altri interessanti personaggi in giro per le Eolie durante il XIX secolo?

Le esploravano per documentarne la flora e la fauna, e magari scoprirvi nuove specie.

Questa semplice constatazione stride con il principale motivo di attrazione di molti viaggiatori naturalisti che si recavano nell’arcipelago, ovvero i suoi vulcani; Lazzaro Spallanzani, sul finire del Settecento, lo scrive espressamente, parlando di Isole “figlie tutte quante del fuoco”. Ma il secolo successivo è quello delle grandi intuizioni – la selezione naturale e l’evoluzione – che rivoluzioneranno la biologia e il pensiero scientifico, e che molto devono proprio allo studio delle isole e dei loro organismi vegetali e animali.

Sebbene l’eco delle Galapagos sia ancora lontana, all’ombra dei vulcani eoliani si intrecciano intriganti vicende – scientifiche, ma anche umane – che avranno come protagonisti una moltitudine di scienziati, raccoglitori e dilettanti, impegnati nell’esplorazione della storia naturale dell’arcipelago, e che ci raccontano un’epoca e un territorio.

“Le Isole di Lipari, in quanto figlie tutte quante del fuoco, sono state il primario, e più lusinghiero motivo di visitarle”; così il lettore viene introdotto da Lazzaro Spallanzani alle pagine eoliane dei Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, da egli pubblicati sul finire del Settecento. I vulcani saranno infatti l’aspetto che cattura maggiormente l’attenzione del grande scienziato, quando visita l’Arcipelago nell’ottobre del 1788.

Ma Spallanzani era essenzialmente un biologo.

Delle Eolie, non esita tuttavia a riconoscere come «per altri lati non potessero allettarmi, e piacermi. L’indole, e i costumi di quegli abitanti, la loro popolazione, l’agricoltura, il commercio, e gli altri rami d’industria, erano oggetto da non lasciare senza disamina […] mi sono pure arrestato nel fare qualche considerazione su quegli animali, e nominatamente intorno a un genere di uccelli, appo noi di passaggio, e colà (in parte almeno) stazionarj»; si tratta delle rondini, alle quali dedica un certo spazio nel Tomo IV dell’opera, intitolato Cose diverse dalle vulcaniche.