Carlo Tricoli attore cinematografico negli Stati Uniti, era nato a Lipari nel 1889

Storie d’emigrazione

Carlo Tricoli nacque a Lipari, in provincia di Messina, il 2 dicembre del 1889. Emigrò a diciassette anni stabilendosi a New York. Un anno dopo tornò a Lipari. Nel 1911, decise di ripartire, questa volta definitivamente, per l’America. Giunse ad “Ellis Island” a bordo del “Carpathia”( il  transatlantico britannico che l’anno dopo, 1912, trasse in salvo i naufraghi del Titanic).

Carlo si avvicinò casualmente al cinema facendo la comparsa (gli serviva per “sbarcare il lunario”). Ma fu notato da un regista che ne colse le capacità e soprattutto notò quel volto da “uomo nervoso e cattivo”. La sua prima apparizione risale al 1914 quando recitò nel film “Il trovatore”. E proprio grazie a questa intuizione che Carlo Tricoli girerà con grandi registi, grandi produttori e grandi attori in numerosi film e serie televisive: quasi sempre nel ruolo di “cattivo”.

Lavorò, tra gli altri film, in: “La legge del silenzio”; “L’amante”; “K2 Operazione Controspionaggio”; “Pranzo di Pasqua”; “Nostra Signora di Fatima”; “Viva Zapata!”; “L’amante di ferro”; “La maschera del vendicatore”; “The Vicious Years”; “La rivolta”; “Tra mezzanotte e l’alba”; “I 10 della legione”; “Amaro destino”; “Quo vadis” e “Salomè”.  Ebbe ruoli anche in famose serie televisive e tra queste: “Hitchcock presenta Hitchcock” e il “Il dottor Kildare”.

Ebbe l’occasione di lavorare accanto ad attori come: Gene Kelly, Hedy Lamarr, Charlton Heston, Marlon Brando, Alan Ladd, Anthony Quinn,  Cary Grant, Burt Lancaster, Edward G. Robinson e Rita Hayworth. Carlo Tricoli sposò l’italo-americana Concetta “Concettina” Ragozzino dalla quale ebbe almeno un figlio: Joseph (1913-1976).

Visse a lungo a San Francisco in California. Nel 1923 tornò a Lipari per rivedere i suoi cari. Nello stesso anno ripartì per gli Stati uniti con il piroscafo “Conte Vede”. Carlo Tricoli morì, l’11 aprile del 1966, a San Diego in California.

Geremia Mancini ( Presidente onorario “Ambasciatori della fame” )