I deputati del PD Ciminnisi e Safina suggeriscono una “Carta carburante” specifica per i residenti
Ridurre il divario nel prezzo dei carburanti tra le isole minori e la terraferma è l’obiettivo della mozione presentata all’Assemblea Regionale Siciliana dai deputati Cristina Ciminnisi e Dario Safina. Una proposta che nasce da una condizione ormai strutturale e sempre più difficile da sostenere per chi vive nei territori insulari, dove il costo della mobilità incide in maniera sproporzionata sulla vita quotidiana.
Nelle isole minori siciliane, infatti, il prezzo del carburante ha raggiunto livelli sensibilmente più alti rispetto alla media nazionale. Il gasolio può arrivare fino a 2,66 euro al litro, mentre sulla terraferma si attesta intorno a 1,95 euro. Una differenza che supera i settanta centesimi e che non si traduce soltanto in un aumento dei costi per gli spostamenti, ma in una vera e propria penalizzazione economica per residenti e attività locali.
Alla base di questo squilibrio ci sono fattori ben noti, come i maggiori costi di trasporto e distribuzione legati all’insularità. Tuttavia, secondo i promotori della mozione, esiste anche un elemento meno evidente ma altrettanto significativo: il meccanismo fiscale. L’IVA applicata sul prezzo finale amplifica infatti il divario, generando un effetto paradossale per cui proprio nei territori più svantaggiati lo Stato finisce per incassare di più. Ogni litro acquistato nelle isole comporta circa tredici centesimi in più di imposta rispetto alla terraferma, con un aggravio che può superare i sei euro per un pieno medio.
Per intervenire su questa situazione, la proposta introduce la cosiddetta “Carta Carburante Isole Minori”, uno strumento pensato per garantire ai residenti uno sconto diretto sul prezzo alla pompa. La misura, collegata alla Carta Regionale dei Servizi, prevedrebbe una riduzione complessiva di trentatré centesimi al litro, ottenuta attraverso la restituzione del surplus di IVA e un’indennità aggiuntiva legata allo svantaggio geografico.
L’iniziativa si inserisce in un dibattito più ampio sull’equità territoriale e sul diritto alla mobilità, mettendo in evidenza come vivere in un’isola minore non dovrebbe tradursi in un costo maggiore per servizi essenziali. Pur non eliminando le cause strutturali del caro carburante, la mozione punta a ridurre una disparità che incide concretamente sulla qualità della vita, aprendo al tempo stesso una riflessione sul ruolo della fiscalità nei contesti periferici e insulari.









