Ars, spese pazze: Indagati 83 deputati

(Ansa)- Borse Hermes e Vuitton, cravatte, biancheria intima griffata, gioielli e regali. E ancora soggiorni in alberghi extralusso e auto. La lista delle spese pazze dei deputati dell’Ars è lunga e ricorda quelle dei colleghi dei consiglieri regionali di mezza Italia finiti sotto inchiesta per l’uso illegittimo dei fondi destinati ai Gruppi. A scoperchiare l’ennesimo scandalo della politica sono state le Fiamme Gialle.

Nel registro degli indagati, con l’accusa di peculato, sono finiti 83 parlamentari siciliani e 14 consulenti e dipendenti dei Gruppi. Tra gli inquisiti anche il responsabile Welfare della segreteria nazionale del Pd Davide Faraone e l’ex governatore Raffaele Lombardo. “La Procura indaghi, io sono serenissimo. Se c’è qualche ladro deve pagare”, ha commentato Faraone. Anche il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, deputato Udc anche nel periodo preso in esame dall’inchiesta, é tra gli indagati. “Apprendo di essere indagato per una cifra di 2.090 euro – afferma Ardizzone – se fosse così si tratterebbe della somma pro-capite rispetto a un rimborso totale di 4 mila euro, pagata dal gruppo Misto. Sono pronto a giustificarne la tracciabilità, se poi c’è altro non so. Ma desidero che si faccia chiarezza presto, non è giusto”. “Mi scervello per capire dove ho sbagliato – ha aggiunto Ardizzone, visibilmente provato – Mi alzo la mattina e guardo in faccia i miei figli”.

Gli investigatori hanno analizzato i conti della scorsa legislatura e di quella precedente, quando i Gruppi non dovevano rendicontare le cosiddette spese di segreteria. In due anni di un’inchiesta conoscitiva avviata dalla Procura dopo il caso Fiorito, la Finanza ha passato al setaccio migliaia di fatture, scontrini e documenti che avrebbero consentito a decine di deputati regionali di intascare circa 10 milioni di euro di rimborsi, secondo gli inquirenti, non dovuti. A 13 deputati, tutti capigruppo, sono stati notificati inviti a comparire: nei prossimi giorni verranno sentiti dai pm Innocenzo Leontini, Rudy Maira, Cataldo Fiorenza, Giulia Adamo, Nunzio Cappadona, Antonello Cracolici, Francesco Musotto, Nicola Leanza, Nicola D’Agostino, Giambattista Bufardeci, Marianna Caronia, Paolo Ruggirello, Livio Marrocco. Molto più lunga la lista degli indagati in cui compaiono anche l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio e il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo.

La notizia della maxi inchiesta ha “sorpreso” i parlamentari impegnati nella maratona che dovrebbe portare all’approvazione della legge di stabilità. A dare ufficialmente corpo a una voce che rimbalzava da ore tra le colonne di Palazzo dei Normanni è stato il deputato del Pd Antonello Cracolici, che ha preso la parola in Aula per comunicare di avere ricevuto un avviso di garanzia. Tra le spese contestate dalla Procura all’ex capogruppo del Partito democratico ci sarebbero anche l’acquisto di cialde per il caffè, bottiglie di acqua minerale e i soldi per la pubblicazione di necrologi. Dall’inchiesta è venuto fuori che alcuni parlamentari avrebbero chiesto il rimborso di multe e delle mance di un euro date al bar che avrebbero rendicontato con tanto di scontrino. Spese di segreteria, secondo i deputati e una prassi seguita fino all’anno scorso. Spese personali secondo le Fiamme Gialle. “Apprezziamo il gesto e la sensibilità di Antonello Cracolici che, appena ricevuta una comunicazione formale dagli inquirenti in merito all’indagine sull’Ars, ha sentito il bisogno di comunicarlo prima al gruppo Pd e subito dopo al Parlamento”, ha detto il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo, pure lui indagato. “Il passato ci insegue, ma ora si deve fare presto e approvare la Finanziaria”, il lapidario commento del governatore siciliano Rosario Crocetta.

“Apprendo di essere indagato per una cifra di 2.090 euro, se fosse così si tratterebbe della somma pro-capite rispetto a un rimborso totale di 4 mila euro, pagata dal gruppo Misto. Sono pronto a giustificarne la tracciabilità, se poi c’è altro non so. Ma desidero che si faccia chiarezza presto, non è giusto”. Lo dice il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla spesa dei fondi dei gruppi parlamentari, che riguarda 84 tra deputati ed ex deputati regionali. “Mi scervello per capire dove ho sbagliato – ha aggiunto Ardizzone, visibilmente provato – Mi alzo la mattina e guardo in faccia i miei figli”.

(ANSA)