Apnea, Carrera: ecco com’è nato il record del mondo

Michele Merenda

carreraSALINA – Davide Carrera (nelle foto di Bartolo Rago) scende a -94 nelle acque dell’isola di Salina e fissa finalmente il nuovo record d’apnea in assetto costante (il precedente era fermo a -93). Uno sforzo psico-fisico enorme, vista anche la mancata omologazione del giorno precedente, dove era andato addirittura a toccare la vertiginosa profondità di 97 metri. Stavolta il protocollo è stato rispettato in tutto e per tutto, sancendo definitivamente, nella mattinata di domenica, un’impresa compiuta in 2 minuti e 47 secondi.

L’ennesima sfida vinta dal 38enne torinese, che ha voluto cancellare immediatamente la delusione del giorno precedente. «Sono molto contento di avercela fatta – ci ha detto il neo recordman –, perché a differenza di una gara in cui ci sono tanti atleti (e quindi la manifestazione andrà comunque avanti), qui sei da solo. Però allo stesso tempo c’è tutta un’organizzazione dietro, ci sono gli amici che ti sostengono ed hanno fato sacrifici, quindi ci rimani male, ci si sente quasi in obbligo. Ma alla fine è andato comunque tutto bene».

carrera7Si ricorda che il tentativo di record è stato organizzato da Apnea Academy su iniziativa del presidente e appassionato di immersioni Dario Cataffo dell’associazione “Mare Salina”. L’evento è stato patrocinato dal comune di S. Marina Salina, che sabato sera ha organizzato un festa e donato un piatto di porcellana come ringraziamento a Davide Carrera. Un atleta che ultimamente, dopo tanti successi, aveva comunque già incontrato degli intoppi sul proprio percorso. «In passato – ha detto al riguardo – bene o male ho sempre centrato l’obiettivo. Quest’anno forse ho esagerato, anticipando troppo i tentativi. Penso ad esempio a quanto capitato ad inizio maggio in Egitto, dove ho dovuto rinunciare. Sicuramente l’inizio di stagione è duro. Qui le condizioni sono anche più difficili, perché le acque sono ancora fredde, soprattutto a quella profondità».

Problematiche comunque affrontate con grande serenità anche grazie alla pratica dello yoga, creando così un legame talmente forte da far definire Carrera lo Jaques Mayol dei nostri tempi. «Da ragazzino leggevo affascinato le riviste di apnea – ci racconta – e vedevo come Pelizzari e Mayol seguissero questa disciplina. Cominciai ad informarmi e poi andai due volte in India, dove ho ricevuto gli insegnamenti di un maestro del luogo.

Lo yoga mi è servito molto anche durante la fase successiva all’incidente del 2010 (restò paralizzata la parte destra del corpo – n.d.a.); pure i medici rimasero meravigliati dai tempi di recupero». Ora Davide Carrera tornerà dalla famiglia, riabbraccerà il figlio e andrà a pescare in massima libertà. Fino a fine agosto, quando cioè inizierà un lungo periodo di nuove sfide. Per l’isola più verde delle Eolie, di cui lui era già un frequentatore, è solo un arrivederci.