Riceviamo e pubblichiamo
E’ convincimento diffuso che il non dedicarsi a furti, prostituzione, spaccio di droga, e simili, deprecandoli fermamente, sia indice di una ferrea moralità. Non è così. Furti, prostituzione, spaccio di droga, etc., attengono al mondo della legalità che, con la moralità, nulla ha da spartire. La donna che pratica aborto commette omicidio al pari dell’ uomo che uccide per legittima difesa. L’una e l’altro non è che non siano omicidi; sono ritenuti dalla legge non punibili. Ma la prima porta a compimento un processo frutto di una propria voluta scelta, il secondo opera in uno stato di necessità che in alcun modo ha contribuito a creare. E detta scelta è ascrivibile, posto che scelta legale è, esclusivamente alla sfera della morale. Immorale, per comune sentire, quella della prima; inesistente quella del secondo, coinvolto in un accadimento non previsto e non voluto. Con la conseguenza che la prima è una assassina (vedasi un qualsiasi dizionario della lingua italiana), il secondo un omicida suo malgrado, così sfuggendo ad ogni valutazione sulla sua moralità o immoralità.
E’ un esempio estremo, ma la sfera della moralità o immoralità non si ferma certo lì andando ad esplicitarsi nel quotidiano. Il topo o la topa che sta rinchiusa nella propria tana con persiane e porte sbarrate così dando al proprio vivere una luce sbiadita indice del proprio grigiore, e che uscendo dal covo svicola strusciando mura mura per non esporsi, non compie certo atti illegali ma esibisce il proprio rifiuto del prossimo, la sua non considerazione, la sua aprioristica ripulsa. Nessuna trasparenza, solo reticenza che peggio della menzogna è lasciando il dirimpettaio nell’incertezza. Nessuna solidarietà immediata e pubblica, finalizzata solo alla propria immaginaria non compromissione. Nessuna tolleranza, rifuggendo dal beneficio del dubbio nei confronti di chicchessia. Ed in detti comportamenti, ripeto non in violazione di legge alcuna, non è leggibile neanche un profilo di moralità/immoralità; essi configurano soltanto l’esaltazione della a-moralità con l’assoluto estraneità ad ogni coinvolgimento nella civile convivenza frutto della virale scelta del disimpegno, della non scelta, in qualsivoglia occasione offerta dalla vita.
E, caro Monsignor Sardella, non desta meraviglia che non di rado siffatti soggetti custodiscano nel proprio portafogli, o affiggano sulle mura domestiche, icone del Padre, dello Spirito Santo, di Santi e Santine, con il solo effetto di ammantare di ipocrisia la propria a-moralità. Non si stupisca quindi se neanche un solo eoliano si sia recato al Giubileo dei Giovani e non imputiamo esclusivamente a questi ultimi la loro latitanza. Essi vivono nella a-moralità loro trasmessa, dalle nostre parti di certo, da padri e madri.
Alfio Ziino









