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Home Lipari News Cultura Lipari

Eolie : usanze e tradizioni nel nuovo libro di Italo Toni

GdL by GdL
20 Agosto 2021
in Cultura Lipari
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Il libro “EOLIE CIVILTA` E VITA DEGLI EOLIANI” fa da custode ad un insieme di usanze e tradizioni che vanno preservate dallo scorrere del tempo,  che spesso si porta via le nostre origini. Italo con questo libro non solo ci riporta indietro nel tempo, ma ci offre anche i dettagli quotidiani della gestione della vita familiare sin dall’inizio: dal lavoro in mare e in terra degli adulti, pesca, salagione delle acciughe in casa, vendemmia, conserve, alla costruzione della tipica casa eoliana, sino ai giochi fai da te con cui i bambini trascorrevano un’infanzia genuina e felice.

Il libro si compone di piu` parti, ciascuna dedicata ad un particolare aspetto della vita Eoliana: dopo una coincisa introduzione sulle potenzialita` del territorio eoliano, si passa alla pesca, unica fonte di reddito per le Isole assieme all’agrigoltura, prima dell’ondata di turismo che dalla seconda meta` del 1900 viene accolta alle Eolie. Italo ci rammenta le varie tecniche di pesca che i nostri avi si ingegnavano pur di portare avanti la famiglia nel migliore dei modi possibili: la palamitara, comune in tutto il mediterraneo, addobbata con pezzetti di sughero chiamati “suvarieddi” e i cosidetti “chiummi” che la tenevano in posizione verticale; la “lacciara”, attrezzo simile all’”opara”, che si cala in vicinanza delle coste o nelle secche; quando le reti si impigliavano nel fondale venivano invece liberate con lo “scalammaturi”, un anello di ferro molto pesante costruito sull’isola.

Come Italo ci ricorda, queste tecniche di pesca ormai superate dall’utilizzo di moderni ecoscandagli e sonar, vanno ricordate in quanto frutto della sola astuzia e manualita` dell’uomo, che talvolta pero` danneggiava piu` o meno consapelvolmente l’ambiente marino.

Dopo avere trattato quanto offerto dal mare con la pesca, Italo ci conduce nelle campagne di Quattropani e Castellaro per accompagnarci al felice rito della vendemmia. Il palmento ai tempi veniva concepito come un vero e proprio luogo di fatica e gioia allo stesso tempo con gli adulti che versavano i “cuofani di raggina” e i bambini che gioivano saltellando sull’uva, “pistannu a raggina”. Il vino veniva poi prelevato e misurato con la “mezza quartata”,  e versato nelle otre o nel “vallirieddu”, un recipiente di legno del peso di oltre 30 kg. Il mosto veniva poi sapientemente bollito con la cenere di vite fino a diventare un terzo del volume iniziale per dare il pregiatissimo vino cotto, necessario per fare la mostarda, dolce prelibato per i bambini. La vendemmia e la pigiatura dell’uva diventava quindi occasione anche per le famiglie di aiutarsi a vicenda e fare a turno nell’utilizzo del palmento, spesso l’unico per la frazione, creando un ambiente all’interno del quale piccoli screzi e litigi finivano per essere superati in nome di una pacifica convivenza.

Dopo la vendemmia, piu` o meno a fine settembre, seguendo il ciclo della natura, Italo ci accompagna nel rito della semina del grano, che invece avviene  a novembre, sino alla cottura del pane nel tipico forno eoliano. Il grano, che ad oggi sta ricominciando ad essere coltivato nelle campagne eoliane, era un tempo la coltura piu` diffusa e la dedizione con la quale veniva protetto durante l’anno ne faceva fonte sicura di raccolto: le donne si occupavano di estirpare le erbacce, che altrimenti avrebbero compromesso la qualita` del germoglio, sino alla raccolta, verso la fine di giugno.

Dopo le fatiche del mare e della terra, Italo ci riporta il rito della costruzione della casa Eoliana: giovani innamorati che dopo i sacrifici nella pesca e nella campagna mettevano da parte il denaro necessario alla costruzione del nido familiare. Ai tempi le mura, realizzate in pietra, venivano costruite ‘ad occhio”, avendo come uniche unita` di misura il palmo e il cosiddetto “parpagnu” (cioe` la stessa distanza, presa due volte a partire dal centro). Non appena veniva murata la prima pietra per le fondamenta, le famiglie d’origine dei giovani sposi versavano nel terreno qualche centesimo di lira come segno di buon augurio e prosperita` per la famiglia.  Ai tempi si utilizzavano prevalentemente pietre da reperire sull’isola, calce proveniente dalla Sicilia e poco cemento, venduto al chilo a caro prezzo. I tetti venivano realizzati con le canne e con la pomice, rafforzati poi all’interno dell’abitazione con pali di castagno che tutt’oggi decorano i tetti delle tipiche case eoliane. Sempre con il castagno veniva anche realizzato “u silaru”, posto strategico nel quale potevano essere protette dall’umidita` le conserve e i legumi. Infine, in mancanza di mobili con cui arredare casa, nel muro venivano realizzati gli “stipetti” , delle nicchie con mensole che contenevano piatti e bicchieri, chiusi da uno sportello in legno con vetro. Altra peculiarita` della casa Eoliana era il terrazzo con la loggia, un sicuro rifugio nella calura estiva. Le pulera, cioe` le colonne che sorreggevano il loggiato, venivano costruite con le “pietre morte”, cioe` delle pietre particolarmente leggere; spesso queste colonne presentavano le “finisredde”, delle nicchie per ospitare e proteggere il lume nelle serate di vento. Infine la cucina, con il “cuofilaru”, cioe` la cucina costruita ad hoc per utilizzare la combustione della legna per cucinare. Ma la vera essenza della cucina eoliana era il forno: veniva costruito a cupola con le pietre morte (le stesse delle pulera), mentre sul pavimento venivano disposti pezzi di tetto vecchi con sotto escremento d’asino, poi sostituiti da pietre refrattarie e sabbia. Prima che terminasse la costruzione del forno veniva fatta un’infornatura di prova: se il pane di sotto restava un po’ bianco andava aggiunta della sabbia, al contrario se veniva un po` bruciacchiato andava rimossa. In molti forni antichi si riconosce una croce fatta con piccoli sassolini per benedire le fatiche dell’infornatura del pane. Infine la costruzione delle cisterne, grazie alle quali l’acqua piovana veniva raccolta dai tetti grazie alle “catusere” per essere poi tenuta a disposizione nei mesi estivi quando l’acqua scarseggiava. Le principali tipologie di cisterne erano a lama o a campana, in base al volume a disposizione e alla qualita` del terreno sottostante.

Quando veniva terminata la costruzione della casa i proprietari si recavano presso il comune di Lipari che disponeva di tre bandiere: ciascuna di queste veniva portata presso le case di nuova costruzione per indire la festa alla quale contribuiva tutto il vicinato portando doni e dolci in segno di accoglienza per la nuova famiglia.

In ultimo la costruzione delle strade eoliane, risalente alla meta` degli anni ‘50, che ha dato nuovo impulso alle contrade piu` isolate dell’isola, Pianoconte e Quattropani. Una novita` per le generazioni piu` giovani che ammiravano con meraviglia le asfaltatrici del tempo come vere e proprie navicelle. Parallelamente alla vita di mare e di campagna delle Eolie, Italo ci ricorda come i bambini si intrattenevano con giochi e divertimenti genuini: dalla classica “chiappatedda” al piu` tipico gioco “du lignieddu”, che consisteva nel fare mira verso dei pezzetti di legno disposti in modo particolare, oppure al salto nel sacco di patate, o al gioco con le pentole di terracotta, che dovevano essere distrutte da giocatori bendati con una mazza di legno. I       talo ci racconta anche qualche suo aneddoto d’infazia: come tutti i bambini golosi, si andava a casa della nonna a cercare il ripostiglio nel qaule venivano conservati frutta secca e dolciumi fatti in casa, salvo poi essere scoperti il giorno dopo con niente di piu` che una sgridata.

Infine, Italo ci regala un episodio che potrebbe sembrare una semplice legenda frutto di fantasia, ma che invece e` accaduta a Lipari e prova ne sono le varie deposizoni ai carabinieri e la sentenza di condanna dell’interessato: storie di magie e malocchio che si intrecciavano catturando nella rete povera gente bisognosa di un po’ di salute.

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