Accusati di aver preso tangenti, usciti da poco dagli arresti domiciliari, la Regione li reintegra nello stesso dipartimento senza nemmeno trasferirli ad altra struttura. “Una situazione vergognosa che ci sta mettendo in grande imbarazzo”, dice senza giri di parole l’assessore al Territorio Maurizio Croce, visto che il caso riguarda proprio un ramo dell’amministrazione da lui controllato, il Corpo forestale. Lo scorso ottobre una mega indagine della procura di Palermo solleva il caso di presunte tangenti pagate da un noto imprenditore agrigentino, Massimo Campione, per aggiudicarsi un importante appalto della forestale. Nell’indagine finiscono agli arresti anche due dirigenti del Corpo forestale, Giuseppe Quattrocchi e Salvatore Marranca.
A quest’ultimo vengono contestate tangenti per 149 mila euro, al primo vengono contestate mazzette per 90 mila euro. Nei mesi scorsi è venuta meno la custodia cautelare. Il dipartimento Funzione pubblica, guidato da Luciana Giammanco, che è anche responsabile dell’Anticorruzione regionale, cancella così la sospensione dal lavoro che era scattata automaticamente al momento dell’arresto e scrive al dirigente del Corpo forestale dicendogli di rimetterli in servizio: “La norma prevede, anche se i due hanno ancora l’obbligo di firma tre volte a settimana, soltanto la possibilità di una sospensione facoltativa che però deve varare il dirigente generale del loro dipartimento”, dice la Giammanco. Concetto ribadito da Pio Guida, responsabile ufficio disciplinare, al sito online Meridionews.
Il capo del Corpo forestale, Gaetano Gullo, aveva scritto alla Giammanco chiedendole di trasferire in altra struttura i due dirigenti per “opportunità”. “Ma non ho ricevuto risposte, anzi mi è arrivata qualche giorno fa la nota della Funzione pubblica che mi intima di rimetterli in servizio – racconta Gullo – a questo punto ho deciso di trasferirli in uffici diversi rispetto a quello che occupavano al momento dell’arresto, certo rimangono sempre nell’orbita del Corpo forestale e mi rendo conto della situazione”. “Io non posso mandarli in altri dipartimenti”, replica la Giammanco. Insomma, i due dirigenti lavorano adesso a poche centinaia di metri dai colleghi che stanno portando avanti l’appalto incriminato e mentre proseguono le indagini. “Una situazione spiacevole – dice l’assessore Croce – scriverò alla Funzione pubblica, questi due dirigenti devono esse trasferiti lontano da qui. I dirigenti generali devono prendersi le loro responsabilità”.
Il caso sbarca anche al Senato con un’interrogazione di Francesco Campanella di Si: “Chiedo al ministro della Giustizia, a cui il legislatore ha attribuito la facoltà, in caso di gravi motivi, di ordinare la sospensione dell’impiegato dal servizio, d’intervenire. Davanti a una Regione immobile, bisogna fare qualcosa perché i due funzionari siano trasferiti”. Certo su questo appalto le ombre non mancano: mentre il presidente nazionale dell’Anticorruzione Raffaele Cantone ha inviato un commissario nella ditta di Campione per portare avanti i lavori, in Regione un terzo dirigente accusato dallo stesso Campione di aver preso tangenti, anche se non è stato arrestato ma solo indagato, continua a lavorare sull’appalto in questione. Un altro paradosso nella Regione di Sicilia.