
Lipari- Progetto sul ciclo dell’acqua con tanto di depuratori e dissalatori alle Eolie passato nel corso degli anni da una associazione temporanea di imprese, individuata dal Comune di Lipari ad un’altra, braccio operativo del Ministero dell’Ambiente. Dopo quindici anni siamo alla resa dei conti. Oltre 4,5 milioni di risarcimento danni. E’ quanto chiede, ora, attraverso lo studio legale Scuderi Motta di Catania, la Ati Lotti Spa e FC & RR alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Dipartimento di Protezione civile, alla Regione Siciliana e al Comune di Lipari di fronte al Tribunale di Palermo. Prima udienza fissata per il prossimo 15 aprile.
La vicenda è nota con tanto di sentenze a favore della Ati, nel tempo, da parte del Tar Lazio e del Consiglio di Stato. Nell’agosto del 2001, dopo l’espletamento di un concorso di progettazione la Ati Lotti Spa associata con lo studio degli ingegneri messinesi Franco Cavallaro e Riccardo Rugolo, sottoscrisse un contratto con il comune di Lipari per l’assistenza tecnica ((progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, direzione dei lavori, etc..) di opere per rendere autonome dal punto di vista idrico, fognario e depurativo le isole di Lipari e Vulcano. Cio, consegnando negli anni alla precedente Amministrazione comunale retta dall’ex sindaco – commissario di protezione civile, Mariano Bruno, diversa documentazione tecnica relativa e un progetto generale di opere depurative, fognarie e acquedottistiche di importo pari alle somme già nella disponibilità della ex Amministrazione pari a circa 6 milioni di euro.
In seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza idrica e con ordinanza commissariale n. 1 del 2 agosto 2005, veniva approvato un programma di interventi prioritari, tra i quali quelli relativi alla progettazione, realizzazione e potenziamento delle opere di fognatura, calettamento, depuramento e riutilizzo delle acque reflue dell’abitato di Lipari, nonché quelli necessari per assicurare l’approvvigionamento idropotabile del Comune di Lipari in modo stabile e continuativo. Veniva avviato un processo ricognitorio della documentazione già esistente presso il Comune di Lipari ed il progetto preliminare presentato dalla Ati veniva sottoposto al procedimento di verificazione previsto.
Nel gennaio 2007, inoltre, la Ati aveva anche partecipato ad alcune riunioni operative presso il Ministero dell’Ambiente, consegnando cospicua documentazione tecnica, riscontrata dal Rup del Commissario. Ma, pur essendo il Commissario già in possesso di una completa e idonea progettazione, e senza interloquire con l’associazione di imprese, decise di sottoscrivere con la Sogesid Spa, strumento in house del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, una convenzione comprensiva anche dell’attività di progettazione già espletata. Da li in poi , tra ricorsi, interrogazioni parlamentari, l’intervento dell’autorità di vigilanza sugli appalti che si esprimeva per la non conformità dell’atto sottoscritto dal Sindaco – Commissario, il governo Prodi affidava l’iter all’ex Prefetto Alecci e dopo all’ex commissario Luigi Pelaggi e si stabiliva, tra l’altro, senza alternative, che il depuratore doveva essere realizzato nel sito (contestato dagli abitanti ) di Canneto Dentro contrariamente a quello progettato in galleria, fuori porto Pignataro dalla Lotti e associati.
Va ricordato, che lo Stato, per le strutture necessarie ha messo sul piatto quasi 35 milioni di euro.










