Tuttitalia ed. Sansoni De Agostini 1962 volume II La Sicilia.””
di Massimo Ristuccia
”Lipari, centro delle Eolie (Francesco Pellegrino)”
“”……In conseguenza di questo risveglio delle isole, logicamente la principale loro sede, Lipari, si è ingrandita e rianimata; è uscita dai muraglioni del XVI secolo, fra cui era stata raccolta e difesa per così lungo tempo, e si è dilatata sulla piana di alluvione che la circonda ad ovest, migliorando le condizioni di scalo delle minuscole rientranze con le quali la piana scende in mare. La nuova fortuna economica delle isole si è riflessa nel rapido aumento di popolazione, che dopo il censimento del 1881 registra il valore demografico più elevato a cui le isole siano giunte nella loro storia: 22.840 abitanti. Dopo questa epoca si assiste ad una costante flessione, le cui ragioni sono da iscriversi ad un fattore economico. Infatti, mentre negli ultimi due secoli le isole Eolie, e specialmente Lipari e Stromboli, costituivano un comodo scalo per la navigazione velica, questo traffico fu interrotto sia per l’introduzione della navigazione a vapore che non richiedeva scali intermedi, sia per l’edificazione, verso il 1890, di una via carrozzabile per il Cilento e la costa occidentale della Calabria, sia per la costruzione della ferrovia da Salerno fino a Reggio, sia infine per il regolare servizio di navigazione istituito, dopo il 1870, fra Palermo e Napoli, che lasciò fuori dal suo itinerario le isole. D’altra parte la proprietà rurale per il rilevante aumento demografico si era gradatamente frantumata e non dava più modo di alimentare la famiglia del coltivatore, che quindi fu costretto a cercar integrazioni per i suoi introiti come operaio o come pescatore. E a colmare la gravità di queste condizioni è venuta negli ultimi del secolo (primi segni dopo il 1890) la infestazione della peronospora che rovinò in pochi lustri i 3/5 dei vigneti.
Il rimedio alla povertà che dilagava fu naturalmente l’emigrazione, che in realtà era già iniziata verso il 1880 ma che aumentò dopo il 1900, con deflussi di diverse centinaia di persone (5-700 annualmente) fino al 1915. La natalità depressa essa pure, in quanto l’emigrazione detraeva in genere gli elementi giovani non aveva certo la facoltà di riempire questi vuoti; quindi la popolazione diradò gradualmente : 20.300 abitanti nel 1901, 19.725 nel 1911, 17.000nel 1921. La guerra “15/18” aveva arrestato per qualche anno il fenomeno, ma esso si rianimò nel 1920. L’emigrazione si era orientata inizialmente per l’America (per 3/5 almeno negli Stati Uniti); ma poi; verso il 1910, cominciò a dirigersi verso l’Australia, che oggi è divenuta la meta pressochè esclusiva degli eoliani.
Nel secondo dopoguerra il fenomeno ha riacquistato la notevole portata di cinquanta anni fa (un migliaio di emigrati nel 1950 e poco meno negli anni seguenti), ma la natalità si è tenuta su limiti moderati (neanche 3%) e l’eccedenza dei nati sui morti supera di pochissimo l’1%. Quindi il diradamento della popolazione è continuato, con la conseguenza che molte colture, sia di grano sia di vite, furono lasciate perdere o trascurate, come mostrano in ciascuna di queste isole i terreni sistemati in origine a terrazzo ma ora dimenticati e invasi da roveti o da sparto, e i ricoveri in rovina sulle pendici dei principali coni fino a quote di 600 metri. Oggi (dati del 1958) la popolazione residente è di 13.730 persone (1881-1951: diminuzione di più del 38%). Per due terzi questa popolazione vive nell’isola di Lipari, dove la diminuzione della popolazione si è manifestata in modo meno sensibile, anche per la sua favorevole posizione naturale. Attualmente Lipari, insieme a Salina, fornisce i quattro quinti della produzione di vino delle isole ( per il resto la più degna di note è Stromboli), che in totale sfiora i 25.000 ettolitri, tratti da una coltura speciale di poco meno di 1800 ettari; ma la tipica malvasia costituisce ora una minima parte di questa quantità (poco più di un migliaio di un migliaio di ettolitri), data la richiesta, più forte oggi di una volta, di vino comune.
E Lipari, poi ha i migliori giacimenti mediterranei di un materiale che gode ai nostri giorni notevoli favori sui mercati, la pomice, il cui efficace sfruttamento è iniziato solo verso il 1900, quando i suoi usi sono divenuti più frequenti , sia nella vita domestica come in vari rami dell’industria allo stato di polvere e in grani per le costruzioni edili. La sua produzione , che era di 10.000 tonnellate più o meno cinquanta anni fa, supera oggi le 100.000 tonnellate. La pomice è attualmente la principale fonte di vita di Lipari, e alla sua industria sono legate in diversa guisa 4000 persone. Il porto da cui vien caricato per 8/10 il materiale , cioè Canneto , è il più animato delle isole e la sua popolazione così come nel vicino villaggio di Acquacalda, sulla costa settentrionale, da cui parte 1/5 della pomice – è l’unica che sia aumentata dopo il 1901, mentre quella dei vari centri rurali dove regna il vigneto (piano Conte, Quattropani, ecc.) segna una sensibile rarefazione. Per il resto, la popolazione delle isole esercita in larga misura la pesca (100 q. di alici, sarde e sgombri annualmente, 1000 q. di altri pesci, più di 200 q. di molluschi e una ventina di quintali di crostacei ); quella del tonno , del palamito e dello spada (una media di 220 q. negli ultimi anni ) è praticata dopo la metà di primavera a Lipari e a Stromboli, e vi richiama anche pescatori siciliani.
La loro produzione, fresca o salata, alimenta il mercato di Messina. E dai campi gli eoliani ricavano pure olive e buona quantità di frutti: al primo posto i fichi; poi minori produzioni tipiche , come i capperi e infine lo sparto.. Da una decina di anni poi, il cinematografo ha destato queste isole a una nuova vocazione, quella turistica, che si manifesta in modo particolare là dove i fenomeni del vulcanesimo sono più appariscenti, a Vulcano e a Stromboli. E’ un turismo dinamico, di rapido ricambio : per buona parte è gente giovane, che non richiede quindi attrezzature ospitali di notevole comodità; e perciò gli alloggi sono modesti, e prendendo forma di “rifugio”, di “villaggio” turistico, di “casa per la gioventù”, ecc. Ma già accenna a costituirsi qualche nucleo turistico più specializzato in località prima deserte. In ogni modo il turismo estivo, introducendo nuovi modi di vita e incrementando i guadagni, svolge ora una parte notevole nel risveglio di queste isole.
foto allegate: 1) LA CITTADE (foto lupelli) 2) Una veduta di Lipari dall’isola di Vulcano. Lipari, l’antica Meligunte, è il centro storico ed economico intorno al quale gravitano da diversi millenni i paesi dell’arcipelago delle Eolie. (foto Quiresi). 3) (foto CIGANOVIC) le cave di pomice sul versante orientale di lipari, chiamte dagli isolani inferno bianco.












