In un momento in cui , a livello locale, si parla più di vacanze che di metodi didattici per gli studenti delle isole minori, notoriamente più penalizzati rispetto a quelli della cosidetta terra ferma, sottoponiamo all’attenzione dei nostri attenti lettori un intervento pubblicato sul corriere.it di Maria Pia Donato, professore associato di storia moderna e membro della Sisem
Con un incontro pubblico che si svolge a Roma su iniziativa della Società Italiana per la Storia dell’Età Moderna, gli storici intervengono nel dibattito su ‘la buona scuola’. Nessuna riforma dell’istruzione può limitarsi agli aspetti economici e gestionali, certo fondamentali, insistono gli storici. Occorre aprire il dossier dei contenuti e dei metodi dell’insegnamento con proposte organiche che superino decenni di interventi parziali e mal coordinati. È questo l’obiettivo dell’incontro di Roma su “L’insegnamento della Storia e la scuola di domani: ripensare il curriculum, ridefinire gli obiettivi”. Storici accademici, insegnanti, esperti di politiche scolastiche si confrontano sulla situazione esistente e su come riorganizzare il percorso di insegnamento/apprendimento della storia nell’intero sistema scolastico. Per superare un’impostazione che privilegia ancora il manuale e la ripetizione identica nei contenuti e che non riesce più a far vivere la conoscenza del passato, gli storici modernisti prospettano diverse soluzioni. Per prima cosa, rivedere la scansione e la didattica di ogni ordine di scuola. La Sisem propone di riorganizzarla in quattro fasi, a partire dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Ogni fase è caratterizzata dalla scelta di argomenti e da un approccio didattico adatto all’età e agli obiettivi di apprendimento. Si privilegiano così, di volta in volta, la scoperta del patrimonio culturale, lo studio delle fonti, gli approfondimenti tematici e pluridisciplinari. Non serve però fissare dei ‘programmi’ onnicomprensivi sulla carta: vanno individuate dal ministero, in collaborazione con le società scientifiche, le tematiche da trattare in ogni fase. È necessario un radicale rinnovamento dei sussidi in direzione di una didattica di tipo laboratoriale. Servono risorse di rete che mettano a disposizione materiali storiografici, iconografici, cartografici e multimediali. In altre parole, non si può delegare ai docenti tutto il peso di progettare un insegnamento di buon livello: autonomia scolastica non deve voler dire lasciare sole le scuole. Per questo stesso motivo è di fondamentale importanza migliorare la formazione dei docenti. I futuri insegnanti devono svolgere un curriculum verticale completo dalla Storia Antica alla Contemporanea; si devono potenziare e razionalizzare le discipline storiche (compresa la storia dell’arte) nei corsi di laurea in Scienze della formazione primaria; la didattica modulare e laboratoriale deve essere obbligatoria nei programmi di formazione dei docenti, quali che siano le proposte governative su questo punto. Infine, è imprescindibile avviare un piano nazionale di aggiornamento periodico. Perché fare tutto questo? Perché, rispondono gli storici, una cultura storica solida e condivisa è necessaria per l’esistenza stessa di una comunità democratica aperta e inclusiva. Una buona scuola è una scuola dove ogni giorno il passato dialoga con il presente nelle aule e trasmette a nuove generazioni di cittadini provenienti da paesi, culture e esperienze diverse la capacità di interpretare i legami tra comunità nazionale, europea e mondiale.









