Giovedì 3 settembre, al tramonto, alla Tenuta di Castellaro il progetto di Sonia Brex e Isabella Libra: voce, pianoforte, synth e percussioni in un viaggio tra improvvisazione, natura, ascolto e ricerca interiore
di Alessio Cioni
La musica, per Sonia Brex, non è soltanto qualcosa che si ascolta. È qualcosa che vibra, che attraversa, che mette in relazione. Persino quando una nota è già svanita, può continuare a vivere nella memoria, nelle emozioni, nel corpo di chi l’ha ascoltata. È da questa idea di risonanza, intesa nel senso più ampio del termine, che nasce “Resonances”, il progetto che Sonia Brex porterà stasera a Lipari insieme a Isabella Libra, alla Tenuta di Castellaro.
Prenotazioni
Il titolo sembra contenere già una dichiarazione d’intenti. Per Sonia tutto vibra, «mondo fisico e non fisico». E quando si scelgono consapevolmente frequenze capaci di entrare in sintonia con «il creato, l’amore, la gratitudine o ciò che più di magnifico ci sia», allora la musica può diventare qualcosa di più di una successione di suoni.
«La risonanza tra note, emozioni, ricordi e persone è una magia unica che comprende tutti gli aspetti dell’esistenza», racconta.
A Lipari, un luogo nel quale la natura sembra possedere una voce propria, questa concezione trova un terreno particolarmente fertile.
Il tramonto e la musica della natura
Sonia Brex ama il momento in cui il giorno lentamente cambia volto. «Il tramonto è in assoluto il momento che preferisco della giornata», racconta. Ama quando tutto si colora di «tonalità davvero speciali».
Non è soltanto una questione estetica. La luce, il paesaggio, l’atmosfera possono cambiare il modo in cui si ascolta e si vive la musica.
«Può cambiare tantissimo, vibreremo con la bellezza».
È una frase che sembra stabilire un rapporto diretto fra il suono e il paesaggio delle Eolie. Qui la natura non è semplicemente uno sfondo. È una presenza. La terra vulcanica, il mare, la luce, il vento appartengono a una dimensione che può entrare nella musica quando si impara ad ascoltare.
«La natura forte intorno, quando si sa ascoltare, ci ispira, ci insegna». E forse proprio questo sarà uno degli elementi più affascinanti di “Resonances”: non una musica collocata semplicemente dentro un luogo, ma una musica che prova a mettersi in ascolto del luogo.
Quando l’improvvisazione diventa libertà
Voce, pianoforte, synth e percussioni si incontrano in “Resonances”, ma il progetto non nasce dalla semplice somma degli strumenti. Nasce soprattutto dall’incontro di due sensibilità.
Con Isabella Libra, Sonia racconta di condividere un sentire musicale profondamente intuitivo. «Uniamo il nostro sentire musicale in maniera molto intuitiva con gli strumenti che preferiamo al momento».
Non tutto viene stabilito in anticipo. L’imprevisto, al contrario, viene accolto come una componente preziosa dell’esperienza. «Io vengo dall’improvvisazione e insieme lo adoriamo».
È una scelta che restituisce alla musica una delle sue caratteristiche più antiche e più autentiche: la possibilità di accadere. Una nota può nascere perché quel momento la chiede, perché il luogo suggerisce una direzione, perché l’altra artista ha aperto una porta inattesa.
In questo spazio di libertà, l’improvvisazione non significa assenza di preparazione, ma disponibilità all’ascolto.
Sonia Brex, una voce oltre le parole
Nel percorso di Sonia Brex, anche la voce ha progressivamente superato il bisogno della parola. In “Resonances” viene utilizzata quasi esclusivamente senza testo, come materia sonora capace di esprimere ciò che il linguaggio verbale non sempre riesce a contenere.
«Voglio lasciare vibrare me stessa a frequenze più alte possibili senza schemi limitanti», spiega. Le sue sono «melodie intuitive», costruite per mettere in risonanza se stessa, il pubblico e l’ambiente circostante.
È un modo di cantare che non chiede necessariamente di comprendere. Chiede di sentire.
E proprio qui si trova una delle chiavi del progetto. Sonia invita chi ascolta a mettere temporaneamente da parte la razionalità, a lasciare spazio alla parte creativa, a respirare senza arrivare con un’aspettativa precisa. «Lasciarsi andare, respirare con noi senza avere nessuna precisa aspettativa».
In un mondo nel quale siamo abituati a voler comprendere, classificare e spiegare tutto, è quasi un invito alla libertà.
Il rumore fuori e dentro di noi
La ricerca musicale di Sonia non può essere separata dalla sua ricerca personale. È anche per questo che, nel corso degli anni, il suo percorso si è orientato sempre più verso il sound healing, come strumento per una crescita personale consapevole, propria e degli altri.
Da qui nasce anche il suo lavoro nell’ambito delle pratiche di meditazione. Il punto di partenza è una constatazione che riguarda profondamente il nostro tempo: «C’è troppo rumore dentro e fuori di noi».
Rumore non soltanto acustico, ma anche mentale. Pensieri, immagini, parole, informazioni, stimoli continui che rendono sempre più difficile quella forma di ascolto dalla quale, secondo Sonia, può nascere la nostra vera forza.
«L’ascolto prima di tutto di sé stessi è importantissimo, è la nostra forza».
La musica diventa allora anche una possibilità di fermarsi. Di respirare. Di ritrovare per qualche istante uno spazio interiore nel quale non sia necessario produrre, rispondere, capire.
Isabella Libra, la complicità che non ha bisogno di parole
Dentro questo percorso, l’incontro con Isabella Libra assume un significato particolare.
Sonia la descrive come «una straordinaria pianista e interprete», ma anche come una persona «curiosa come una ragazzina», sempre pronta a partire per una nuova avventura. Una curiosità che negli ultimi anni l’ha portata a non smettere di regalare progetti diversi e interessanti, esplorando nuove possibilità e nuove forme di espressione.
È una caratteristica che sembra trovare una naturale corrispondenza nello spirito di “Resonances”. Tra le due artiste, infatti, la sintonia non nasce dalla necessità di parlare continuamente di musica. Anzi, Sonia racconta qualcosa di quasi sorprendente: «Isabella ed io parliamo pochissimo di musica e forse poco in generale».
Poi, però, arrivano gli strumenti.
«Suonando sì che conversiamo!». È questa la definizione più bella del loro incontro. Una conversazione senza parole, nella quale il suono prende il posto del discorso e l’ascolto reciproco diventa il vero linguaggio.
Due artiste che non hanno bisogno di spiegarsi tutto prima di cominciare, perché sanno riconoscersi nel momento stesso in cui la musica nasce.
La bellezza non da creare, ma da riconoscere
Alla fine, la domanda più difficile è anche quella alla quale Sonia risponde con maggiore semplicità: che cosa vorrebbe lasciare alle persone che ascolteranno “Resonances” a Lipari?
Non parla di un messaggio preciso, né di una particolare emozione da suscitare.
Dice soltanto: «Vorrei travolgere tutti nella già esistente bellezza».
Dentro questa frase c’è forse l’intero senso della sua ricerca.
La bellezza, secondo Sonia, non deve necessariamente essere costruita. Può essere già presente. Nel paesaggio di Lipari, nella luce del tramonto, nel respiro, in una nota improvvisata, nell’incontro fra due persone, nella possibilità di ascoltare davvero.
La musica può semplicemente aiutarci a riconoscerla.
Questa sera, alla Tenuta di Castellaro, Sonia Brex e Isabella Libra proveranno così a trasformare il concerto in un’esperienza di ascolto: voce, pianoforte, synth e percussioni dialogheranno con l’improvvisazione e con una natura che, alle Eolie, sembra possedere una propria musica.
Forse non sarà necessario capire tutto. Forse basterà lasciarsi attraversare dal suono, respirare e ascoltare. Perché quando l’ultima nota sarà ormai svanita nell’aria di Lipari, ciò che resterà non sarà soltanto il ricordo di un concerto.
Resterà una vibrazione. E magari, per un istante, ci accorgeremo che la bellezza che cercavamo nella musica era già lì: intorno a noi, dentro di noi, in attesa soltanto di essere ascoltata.
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