La realizzazione del nuovo Centro comunale di raccolta dei rifiuti di Panarea continua a suscitare una forte opposizione. Residenti e proprietari dell’isola hanno scritto al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo un intervento urgente e la sospensione cautelativa dei lavori fino alla decisione del TAR prevista dopo la camera di consiglio del 10 settembre.
I firmatari precisano di non essere contrari alla realizzazione di un moderno sistema di gestione dei rifiuti, ma contestano la localizzazione scelta dal Comune di Lipari. Il perimetro dell’impianto sorgerebbe infatti a circa tre metri dai confini di alcune proprietà private e a una ventina di metri dalla prima abitazione, con possibili conseguenze legate a rumori, odori, polveri, traffico, movimentazione dei cassoni e rischio di incendio.
La vicenda è già stata oggetto di un precedente pronunciamento del TAR di Catania, che ha annullato alcuni atti del procedimento e richiesto una valutazione degli impatti cumulativi dell’opera insieme agli altri interventi previsti sull’isola. Un nuovo ricorso contesta ora, tra gli altri aspetti, la completezza delle successive verifiche ambientali.
Al centro delle proteste vi è anche l’assenza, secondo i ricorrenti, di un adeguato confronto pubblico sulle possibili alternative. Tra queste viene ricordata Punta Palisi, area già considerata in passato per la gestione dei rifiuti e situata vicino alla zona utilizzata dai mezzi del servizio di raccolta.
Ulteriori dubbi riguardano il finanziamento PNRR. I lavori sono iniziati il 21 luglio 2026, dopo il termine del 30 giugno indicato per l’ultimazione degli interventi del programma “Isole Verdi”. I cittadini chiedono quindi di chiarire se l’opera mantenga la copertura PNRR e se possa ancora beneficiare della deroga al divieto estivo dei lavori rumorosi.
La richiesta alla Regione è di verificare la correttezza del procedimento, l’effettiva valutazione delle localizzazioni alternative e la possibilità di fermare temporaneamente il cantiere. L’obiettivo dichiarato non è bloccare un servizio pubblico necessario, ma individuare una soluzione sostenibile e condivisa, evitando che l’avanzamento dei lavori renda inefficace l’imminente decisione del giudice amministrativo.









