Daniele Novara invoca una legge italiana sul modello australiano: “Il mercato lucra sui minori, i genitori sono soli nella lotta”.
Il dibattito sulla regolamentazione dell’accesso ai social media per i minori si arricchisce di una voce autorevole: quella di Daniele Novara, direttore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. Novara ha espresso un convinto sostegno alla recente decisione dell’Australia di vietare l’uso delle piattaforme social agli utenti di età inferiore ai 16 anni, un provvedimento entrato in vigore il 10 dicembre, che mira a proteggere i giovani da un’esposizione digitale sempre più invasiva.
Secondo il pedagogista, questa “invasione” ha già lasciato un segno profondo su un’intera generazione, e il fenomeno rischia di avere un impatto estremamente negativo sullo sviluppo della società. Il pericolo maggiore è rappresentato dalla spinta verso forme di dipendenza e, soprattutto, di isolamento, dinamiche di cui i ragazzi non hanno assolutamente bisogno in una fase cruciale della loro crescita. Per questo motivo, Novara evidenzia con urgenza la necessità che anche l’Europa e, in particolare, l’Italia, si dotino di una normativa analoga per tutelare i più fragili.
Genitori senza scudo legale: La richiesta di una “cornice legislativa” nazionale
La battaglia contro l’eccessiva digitalizzazione dell’infanzia è definita da Novara come una “lotta impari” che nessun genitore può vincere da solo. Sebbene l’iniziativa del “sistema Scuola” in Italia abbia già vietato l’uso dello smartphone durante l’attività didattica, estendendo il divieto anche alle scuole secondarie, i genitori si ritrovano ancora soli e privi di sostegno giuridico nell’affrontare l’invadenza delle più grandi piattaforme digitali del mondo al di fuori delle aule.
Novara chiede che l’Italia si decida finalmente a introdurre una “cornice legislativa” chiara. Similmente a quanto avviene per la regolamentazione di sostanze come alcol e tabacco, una legge sul limite d’età offrirebbe agli educatori, in primis ai genitori, uno strumento concreto e non solo “una predica o uno ‘spiegone’” per collocare le necessarie scelte educative. Questo provvedimento rappresenterebbe un “bastone tra le ruote” per gli ingranaggi di un mercato definito cinico e spietato, che lucra sulla fragilità dei più giovani.
Il peso della solitudine digitale nelle isole italiane: Aggravanti territoriali
La necessità di una normativa nazionale si fa ancora più pressante se si considera la situazione delle isole italiane, dove gli svantaggi territoriali tendono ad esacerbare la vulnerabilità sociale e l’isolamento. In contesti come la Sicilia o la Sardegna, spesso caratterizzati da maggiore dispersione territoriale, servizi meno capillari e, talvolta, minori opportunità di socializzazione e attività extrascolastiche rispetto ai contesti urbani continentali, il ricorso ai social media può diventare una via di fuga o l’unica, seppur precaria, forma di connessione con il mondo esterno.
In queste realtà, l’assenza di un limite legislativo e il peso della gestione digitale ricade con maggiore gravità sulle famiglie. I social media, pur offrendo un ponte con la terraferma e le grandi città, rischiano di acutizzare l’isolamento giovanile se non gestiti con strumenti educativi e legali adeguati. Pertanto, una normativa nazionale non solo fornirebbe un supporto universale, ma sarebbe un fattore cruciale di riequilibrio sociale per tutelare i minori che già si trovano a fronteggiare le difficoltà legate alla condizione insulare.











