Michele Merenda
SALINA – Anche quest’anno nel Comune di Malfa ha avuto luogo la tradizionale “Tavolata di S. Giuseppe”, cioè una delle ricorrenze più antiche delle sette isole Eolie. Un rituale collettivo che viene fatto risalire al 1835 e che quindi stavolta toccherebbe addirittura i 180 anni, ma c’è chi sposterebbe ancora più indietro nel tempo l’inizio dell’evento. La ricerca storica porta ai gloriosi fasti del XIX secolo, in cui l’economia dell’arcipelago in generale – e di Salina in particolare – aveva raggiunto alti vertici grazie soprattutto all’intraprendenza mercantile.
Gli imprenditori isolani, usufruendo di grosse imbarcazioni, vendevano e scambiavano gli eccezionali prodotti agricoli eoliani (come i capperi e la malvasia) soprattutto lungo le coste della Campania. Quest’ultime, poi, spesso divenivano a loro volta crocevia ideale per direzioni ancora più lontane, come addirittura il Nord Europa. Come riportato su importanti testi che hanno curato questi particolari momenti storici, la fortuna dell’economia ottocentesca salinese fu dovuta anche alla scoperta da parte degli inglesi, durante le guerre napoleoniche, dell’ottima malvasia isolana.
Si innescò così un processo all’apparenza inarrestabile, che durante uno di questi lunghi viaggi vide come protagonista l’equipaggio di un’imbarcazione di Malfa, chiamata “Mulinciana” (andando quindi contro una tradizione che vedeva in genere i battelli ribattezzati con nomi religiosi, ma il nome del battello in questione sarebbe un dato storico da approfondire ulteriormente). Di ritorno proprio dalla Campania, questo mercantile si imbatté in un tremendo fortunale. Una furia affrontata con la forza della disperazione ed una fede incrollabile, tanto che i malcapitati fecero voto al santo Patriarca di donare ogni cosa si trovasse a bordo ai poveri, qualora fossero tornati a casa sani e salvi.
Da allora, per ringraziare la Pietà Celeste, i malfitani mantengono la propria parola ed il 19 marzo di ogni anno allestiscono una tavola imbandita da varie pietanze tipiche preparate dagli abitanti e da alcuni ristoratori, che vengono poi distribuite tra i partecipanti al particolare rituale e ai visitatori. Un uomo, una ragazza ed un bambino impersonano la Sacra Famiglia con abiti dell’antica Palestina, seguiti in processione dalla gente che porta i numerosi piatti e dagli esponenti delle Confraternite con la statua del santo.
Un comitato formato da dei volontari del paese comincia a lavorare alle prime luci del mattino, arrostendo i pesci appena pescati ed iniziando a preparare la devozionale pasta e ceci condita col finocchio selvatico, il classico cibo dei poveri, che a sua volta viene poi portata a spalla dentro le pesanti “quadare” (pentoloni) fino alla piazza antistante la chiesa patronale di S. Lorenzo. I volontari si uniscono così alla particolare processione che è da poco partita dalla chiesa dell’Immacolata, a cui si uniscono sempre anche dei briosi musicisti locali. Ancora una volta, tanti i visitatori per sancire l’assoluto successo dell’iniziativa.












