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Nautica da diporto, cosa sapere davvero prima di scegliere la prima imbarcazione

GdL by GdL
6 Luglio 2026
in Pubbliredazionale
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Nautica da diporto, cosa sapere davvero prima di scegliere la prima imbarcazione

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Il numero di chi decide di mettersi al timone continua a crescere. Nel 2024 gli Uffici Marittimi periferici hanno rilasciato per la prima volta 14.913 patenti nautiche, e quasi sette neopatentati su dieci hanno scelto l’abilitazione entro le 12 miglia dalla costa, secondo i dati dell’Ufficio di Statistica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La maggior parte di chi entra nel diporto cerca soprattutto il mare sotto costa, vissuto nei fine settimana e nella bella stagione, più che le traversate al largo.

Avvicinarsi alla nautica per la prima volta significa però mettere in fila informazioni che di solito si trovano sparse e poco chiare: l’abilitazione necessaria, il tipo di scafo più adatto, le acque in cui ci si può spingere e i costi reali di gestione. Per capire come orientarsi al meglio ci siamo rivolti a Nadir Regazzo, responsabile commerciale di CompanyMarine, realtà veneta che da oltre vent’anni costituisce un punto di riferimento per chi è alla ricerca della sua prima barca, essendo specializzata nella compravendita di imbarcazioni e gommoni dei migliori marchi del settore.

La soglia che decide tutto: quando la patente serve e quando no

Il primo aspetto di cui tenere conto è quando serve la patente per condurre un’imbarcazione. La normativa italiana fissa due limiti oltre i quali l’abilitazione diventa obbligatoria. Il primo riguarda la distanza, perché oltre le 6 miglia dalla costa la patente serve sempre, qualunque sia il motore. Il secondo riguarda la potenza, dato che il titolo è richiesto quando il propulsore supera i 30 kW, pari a 40,8 CV, come stabilisce l’articolo 39 del Codice della nautica da diporto. Chi resta entro le 6 miglia e sotto questa soglia, se maggiorenne, può condurre un’imbarcazione senza alcun esame, mentre per i natanti, cioè gli scafi fino a 10 metri, l’età minima scende a 16 anni.

C’è poi un dettaglio che sfugge a molti e che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti specifica con precisione: anche con un motore entro i 40,8 CV, l’obbligo di patente può scattare per via della cilindrata. La soglia è fissata a 750 cc per i due tempi e a 1.000 cc per i quattro tempi fuoribordo o a iniezione diretta, con valori più alti per gli entrobordo e i diesel. Questo vuol dire che due motori con la stessa potenza dichiarata possono ricadere in regimi diversi, e conviene verificare la dichiarazione di potenza prima dell’acquisto.

Per chi naviga sotto costa, la porta d’ingresso è la patente entro le 12 miglia, che non pone limiti di potenza e abilita al comando di unità fino a 24 metri entro quella distanza. Si tratta della scelta del 69,5% di chi si è abilitato per la prima volta nel 2024. Dal 2024, inoltre, il nuovo Regolamento di attuazione del Codice ha introdotto il patentino D1, pensato da Confindustria Nautica come sostegno alla piccola nautica: consente già dai 16 anni la navigazione diurna entro 6 miglia, con unità fino a 12 metri e motori fino a 85 kW, al termine di un corso e di una prova a quiz e senza l’esame completo. Una via graduale per chi vuole avvicinarsi al mare prima della maggiore età.

Natante o imbarcazione, scafo aperto o cabinato: orientarsi tra le tipologie

Prima ancora del modello, conviene capire la categoria da acquistare. Il Codice distingue il natante, lo scafo fino a 10 metri, dall’imbarcazione, compresa tra 10 e 24 metri, e la differenza incide sul regime burocratico: per i natanti la proprietà si tutela con la Dichiarazione di costruzione e importazione, più snella e meno onerosa dell’immatricolazione richiesta per le imbarcazioni. Chi compra la prima barca, nella grande maggioranza dei casi, rientra nella fascia dei natanti tra i 5 e i 7 metri.

Sul fronte dello scafo, la scelta segue l’uso che se ne vuole fare. L’open, senza cabina e con pozzetto sgombro, privilegia la giornata in mare, il bagno e la pesca sportiva. Il cabinato aggiunge una cabina che ripara dal sole e dalle intemperie e consente di passare la notte a bordo, a scapito di un po’ di agilità. Il walkaround rappresenta una soluzione intermedia, con i camminamenti laterali che permettono di muoversi intorno alla tuga e raggiungere la prua, ed è apprezzato da chi pesca ma cerca comunque un minimo di comfort. Il gommone, infine, offre stabilità e portata elevate e perdona qualche imprecisione di manovra, motivo per cui viene spesso consigliato a chi parte da zero.

Nessuna di queste tipologie risulta migliore in assoluto. La domanda utile riguarda l’uso reale più dell’estetica: uscite in giornata o weekend lunghi, mare aperto o acque protette, equipaggio di due persone o famiglia numerosa. La risposta orienta lunghezza, carena e potenza meglio di qualsiasi catalogo.

Dove si naviga e quanto costa tenerla: ormeggio, rimessaggio e la via del carrello

La barca giusta dipende anche dall’acqua che si ha davanti. In Veneto, per esempio, convivono ambienti molto diversi, dalla laguna e i canali interni ai fiumi navigabili della terraferma, fino al tratto di Adriatico sotto costa. Acque protette e bassi fondali premiano scafi contenuti e pescaggi ridotti, mentre il mare aperto chiede carene capaci di reggere l’onda. Una scelta calibrata sull’uso prevalente evita di comprare una barca sovradimensionata o inadatta.

Il capitolo dei costi è quello che spesso viene sottovalutato. Oltre al prezzo d’acquisto, una barca comporta spese ricorrenti, dall’ormeggio in porto, che pesa di più nelle località turistiche, al rimessaggio a terra nei mesi invernali, fino alla manutenzione del motore e dello scafo e al carburante. Si tratta di voci che incidono ogni anno e che vanno messe in conto fin dall’inizio.

Una strada che abbatte buona parte di questi costi passa dal natante trasportabile su carrello. Uno scafo piccolo e leggero può essere tenuto in rimessa o in giardino, calato in acqua tramite uno scivolo e riportato a casa a fine giornata, evitando del tutto la spesa dell’ormeggio stanziale. Il nuovo Regolamento di attuazione del Codice ha rafforzato questa possibilità, imponendo ai porti pubblici di destinare spazi all’ormeggio, anche a secco, delle unità fino a 6 metri, oltre agli scivoli per la messa in acqua e alla sosta dei carrelli. Per chi inizia, la dimensione dello scafo diventa così anche una scelta di budget e non solo di comfort.

La prima barca: nuovo o usato, due porte d’ingresso

Alla scelta concreta si aprono due strade con logiche diverse. Il nuovo mette al riparo da sorprese sulla storia del mezzo, offre la garanzia del costruttore e la possibilità di configurare allestimenti e motorizzazione, a fronte di un esborso iniziale più alto. L’usato richiede un investimento di partenza più contenuto e spesso garantisce tempi di consegna rapidi, anche se impone qualche verifica in più, dalle ore di moto del propulsore allo stato della carena, dalla regolarità dei documenti alla storia degli interventi.

Per un primo approccio con un budget misurato, l’usato resta una porta d’accesso molto battuta, a condizione di affidarsi a un usato controllato. Molti concessionari di territorio affiancano alla vendita del nuovo un parco di imbarcazioni di seconda mano e gestiscono le permute, ritirando la barca del cliente che passa a un modello diverso. Su questa logica si muove la stessa CompanyMarine, che accanto al nuovo propone un catalogo di barche a motore usate provenienti in larga parte proprio da permute e occasioni. Un canale che permette a chi compra di vedere e provare il mezzo dal vivo, e di far valutare nel frattempo la propria barca o il proprio motore per uno scambio.

Un settore che prova ad abbassare la soglia d’ingresso

Le novità degli ultimi anni vanno tutte nella stessa direzione. Il patentino D1 per i sedicenni, l’obbligo per i porti di riservare spazi alla piccola nautica, l’avvio nel novembre 2025 dell’anagrafe nazionale delle patenti che digitalizza pratiche un tempo disperse tra mille uffici sono interventi che provano a rendere l’accesso al mare più semplice e più giovane. Per chi sta valutando la prima imbarcazione, il momento offre più strumenti di un tempo per entrare con consapevolezza, partendo dalla domanda che conta davvero, come e dove si vuole navigare, e costruendo intorno a quella ogni altra scelta.

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