Sommessamente
Si corre. Sempre, perdendo di vista l’essenziale. Se non si comprende che il mondo è cambiato è tutto inutile. E’ come il nonno che continua, imperterrito, a trovare la soluzione rimproverando il figlio genitore di lasciare il nipote in balia del cellulare. O come chi , genitore non è, addossare tutte le colpe a chi genitore lo è.
Il problema però è , semplicemente, sotto gli occhi di tutti. I genitori di oggi si trovano a crescere i figli in un contesto profondamente diverso rispetto a quello di appena vent’anni fa. Non si tratta solo di nuove abitudini o di cambiamenti generazionali: è cambiato l’ambiente stesso in cui si forma l’identità dei ragazzi. La tecnologia pervasiva, la connessione continua, il vuoto di relazioni autentiche e l’accelerazione dei ritmi di vita hanno trasformato radicalmente il ruolo educativo della famiglia.
In questo scenario, spesso i genitori vengono lasciati soli. Da un lato, si chiede loro di vigilare su rischi sempre più complessi — dipendenze digitali, isolamento sociale, esposizione precoce a contenuti inappropriati — dall’altro vengono facilmente colpevolizzati per scelte che, in realtà, sono condizionate da un sistema più ampio. Dire a un genitore “non dare il cellulare a tuo figlio” significa ignorare che oggi la rete attraversa ogni spazio della vita quotidiana: scuola, relazioni, tempo libero. Non è più un “altrove” da cui tenere lontani i ragazzi, ma un ambiente in cui imparare a muoversi.
Il punto non è assolvere o accusare, ma comprendere. Molti genitori lavorano in contesti sempre più esigenti, con poco tempo e poche reti di supporto. Vivono in comunità spesso frammentate, dove il confronto educativo è raro e i modelli condivisi sono deboli, come alle Eolie. In questo vuoto, il rischio è che ogni difficoltà venga vissuta come un fallimento individuale, anziché come il segnale di un disagio collettivo in una comunità che non ci arriva per caso al terzo posto, a livello nazionale, nella spesa milionaria per le dipendenze.
Siamo sicuri, pertanto, che il centro d’ascolto al Comune di Lipari, presto o tardi da istituzionalizzare in quanto indispensabile, funzionerà, a patto che sia adeguatamente supportato, anche per i genitori. Dovranno essere anche loro sostenuti, ascoltati e accompagnati, senza giudizio. Perché educare oggi non è solo una responsabilità privata: è una sfida sociale che richiede comunità, strumenti e consapevolezza condivisa. E la scuola, in questo (come la chiesa) deve svolgere un ruolo fondamentale. Il docente che trasmette solo contenuti è superato. Per capire i suoi ragazzi dovrebbe anche avere competenze sociologiche. Dentro l’aula o in un oratorio entrano dinamiche familiari complesse, disuguaglianze, impatti della tecnologia, nuovi modelli relazionali.
I genitori , quindi, sono solo un tassello di un sistema complesso. Lasciare soli i genitori significa, in fondo, lasciare soli anche i figli. E in un mondo che corre così veloce, nessuno può permetterselo.
P.P.
Gioco d’azzardo e dipendenze : Lipari raddrizza le antenne. Presentato il punto d’ascolto comunale








