L’Università di Messina (UniME) ha ufficialmente deciso di interrompere ogni collaborazione con la Hebrew University of Jerusalem. Questa mossa è stata votata all’unanimità dal senato accademico e arriva dopo significative pressioni interne.
La decisione è stata catalizzata da una protesta mattutina al rettorato, dove circa cento studenti e attivisti – tra cui membri del Coordinamento Messina-Palestina, la CGIL locale e l’UDU – hanno chiesto alla rettrice, Giovanna Spatari, di troncare immediatamente i rapporti con gli atenei israeliani.
Questa richiesta faceva seguito a un appello firmato nei mesi precedenti da ben 264 docenti dell’Università, i quali sollecitavano la fine dei legami con Israele in condanna delle presunte violenze sistematiche contro la popolazione palestinese.
Il senato accademico ha non solo accolto le istanze, ma ha anche espresso una netta condanna del governo israeliano, arrivando a definire la situazione come una “sistemica violazione dei diritti umani e una forma di genocidio”, citando riconoscimenti da “autorevoli istituzioni internazionali”.
Contestualmente, l’Ateneo ha annunciato un rafforzamento del proprio sostegno alla comunità palestinese: Ampliamento delle borse di studio per studenti e docenti palestinesi, con focus sulle zone di conflitto; Apertura di nuovi bandi per docenti palestinesi tramite il programma Scholar At Risk; Aumento dei crediti riconosciuti per iniziative culturali dedicate a sensibilizzare sulla crisi umanitaria in Palestina.









