“L’ondata di calore marina- scrive il Dipartimento della Protezione civile su fb- che sta interessando il Mediterraneo nell’immagine elaborata da Copernicus EU. Ecco le anomalie della temperatura superficiale del mare registrate il 22 giugno. Le aree rosso scuro indicano temperature superiori di oltre 5 °C rispetto alla media stagionale”.
Il Mar Mediterraneo sta vivendo un’intensa ondata di calore marino, con temperature che superano di oltre 5°C la media stagionale. Questo fenomeno, noto come Marine Heatwave (MHW), è strettamente legato agli effetti del cambiamento climatico ed è stato segnalato sia dal programma europeo Copernicus che dalla Protezione Civile. Le mappe di Copernicus mostrano aree con temperature superficiali del mare molto elevate, superando di oltre 5°C la media stagionale, soprattutto nelle zone rosso scuro. La Protezione Civile sta monitorando attentamente la situazione, considerando che questo calore anomalo può avere impatti significativi sugli ecosistemi marini e sulle condizioni meteorologiche, potenzialmente portando a tempeste più intense.
Scrive Greenreport.it
Le anomalie di temperatura hanno infatti raggiunto livelli allarmanti, con le aree in rosso scuro nella mappa in pagina che raggiungono un surriscaldamento pari a oltre +5°C rispetto alla media stagionale, con un trend che sta portando il Mediterraneo a diventare un mare dalle caratteristiche sub-tropicali.
Non va meglio in atmosfera, dove per raggiungere lo zero termico (ovvero la quota alla quale la temperatura è 0 gradi) occorre superare i 5mila metri d’altitudine, come segnalano dal Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile (Lamma), consorzio pubblico nato dall’impegno congiunto di Regione Toscana e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).
«Sabato prossimo l’altezza dello zero termico sull’Italia supererà i 5000 metri – spiegano dal Lamma – L’aria calda portata dall’anticiclone subtropicale africano raggiungerà anche l’arco alpino e tutte le nostre montagne avranno temperature sopra lo zero, anche le vette più alte. La situazione è davvero eccezionale, soprattutto perché si verifica nel mese di giugno», quando simili temperature sarebbero anomale anche per luglio o agosto.
Si tratta di un problema grave, sia per l’immediato sia per il futuro. Per l’immediato, in quanto le ondate di calore sono gli eventi meteo estremi – resi più probabili e intensi dalla crisi climatica in corso – che provocano più vittime in Europa, con oltre 50mila morti l’anno, coi Paesi mediterranei come l’Italia in prima fila.
Guardando invece al prossimo futuro, sappiamo che l’elevata temperatura superficiale del mare è uno dei fattori che favorisce lo sviluppo di sistemi temporaleschi intensi e abbondanti precipitazioni. Il mare caldo fornisce infatti grandi quantità di vapore per la formazione delle nuvole: contando che per ogni incremento di 1°C nella temperatura, l’atmosfera può contenere circa il 7% in più di vapore acqueo, significa che la probabilità di eventi meteo estremi come le alluvioni aumenta, in un Paese ancora impreparato ad affrontarle.
Basti osservare che per fare davvero i conti con l’acqua – in base alle stime elaborate dalla Fondazione Earth and water agenda (Ewa) – servirebbero 10 mld di euro aggiuntivi l’anno, a fronte dei 7 che il sistema-Paese finora riesce a stanziare.
Volendo limitare il conto ai soli investimenti incentrati sulla lotta al dissesto idrogeologico, si scende comunque a 38,5 miliardi di euro complessivi in un decennio (in linea con gli investimenti stimati già nel 2019 per realizzare gli 11mila cantieri messi in fila dalla struttura di missione “Italiasicura”, che ha lavorato coi Governi Renzi e Gentiloni).
Nell’ignavia delle istituzioni, nel mentre, a pagare sono i cittadini alluvionati che da tempo non vedono che una minima frazione dei ristori promessi: a due anni dall’alluvione che colpì l’Emilia-Romagna, su 86.000 cittadini e imprese che hanno subito danni per 8,9 miliardi di euro, solo il 3,5% ha ricevuto un contributo.











