Sea Sheperd torna a difendere il mare delle Eolie

Grazie al continuo sostegno di Smile Wave unito quest’anno a un’importante donazione dell’Unione Buddhista Italiana (UBI) e della Fondazione Iris Ceramica Group e con una collaborazione dell’Aeolian Island Preservation Fund, Sea Shepherd torna a combattere contro la pesca INN nell’arcipelago eoliano. 

Durante il periodo di quarantena ci siamo riorganizzati al meglio per tornare a difendere e proteggere il nostro Mare, ancora più forti ed efficaci di prima. Possiamo finalmente annunciarvi che ha preso nuovamente il mare Operazione SISO, una missione di Sea Shepherd Italia nata con l’obiettivo di proteggere l’ecosistema delle isole Eolie dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. In particolare, quest’anno, l’azione di Sea Shepherd è volta a contrastare l’utilizzo dei FAD (Fishing Aggregating Devices) illegali, un sistema di pesca conosciuto localmente anche come cannizzo.

I cannizzi vengono utilizzati per la cattura delle Lampughe, ma sono responsabili anche della morte e del ferimento delle Tartarughe marine tra cui la Caretta caretta (fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane) e della cattura di Pesci Spada e Ricciole giovanissimi ancora di dimensione non consentita. In aggiunta, questo sistema genera il maggiore inquinamento da plastica creato dalla pesca illegale.

Enorme quantità di plastica oggi riversata in mare dai pescatori e non recuperata, che causa un inquinamento permanente nella rete alimentare, aggravato dalla formazione di microplastiche nel tempo.

Pescatori provenienti da flotte limitrofe e industriali che calano FAD di polietilene a centinaia e centinaia (superando quindi i 20 consentiti dall’ordinanza locale e violando le norme di biodegradabilità), contribuiscono allo svuotamento e all’uccisione del nostro Mare, mettendo in ginocchio l’economia della piccola pesca artigianale. 

Secondo studi recenti,* la presenza di FAD illeciti è di dimensioni inimmaginabili:

10’000 FAD illegali nel sud Tirreno con, stimati, 20’000 km di polipropilene e centinaia di migliaia di bottiglie e taniche di plastica

1’596’518 FAD e 5’398’500 bottiglie e taniche di plastica sono stati riversati nel resto del Mediterraneo dal 1961 al 2017.

Salpiamo a bordo di una novità: Conrad

Siamo orgogliosi di potervi presentare la nuova imbarcazione di Sea Shepherd: CONRAD. Varata all’inizio di Agosto è un catamarano di 17 metri, capace di ospitare fino a undici persone di equipaggio (durante lo status di emergenza attuale) e dotato di un gommone fuoribordo a chiglia rigida. A bordo abbiamo la più potente arma: le nostre telecamere, tra cui una termica ad alta tecnologia. Tali telecamere illumineranno gli occhi del mondo per combattere tutti insieme gli innumerevoli crimini che ancora affliggono il nostro Mare e portare gli occhi della giustizia dove ancora essa non arriva. Il mezzo veloce Hunter affiancherà la Conrad per tutta la durata di Operazione Siso.

Sebastiano Cossia Castiglioni, Major Donor, membro del Consiglio dei Saggi di Sea Shepherd Italia e del Board of Advisors di Sea Shepherd Global e USA, commenta:

“L’ampia collaborazione con le Autorità italiane offre un’occasione unica e straordinaria per tutelare i nostri mari, unendo l’entusiasmo dei preziosi volontari di Sea Shepherd alla professionalità e al coraggio delle Forze dell’Ordine. La protezione di tutte le specie minacciate dalle diverse forme di pesca illegale è urgente e indispensabile.”

Andrea Morello, presidente Sea Shepherd Italia e campaign leader di Operazione Siso commenta:

“Guardando ai dati FAO (Nazioni Unite) il numero di pescherecci sul pianeta è di 4 milioni e 600 mila, più del doppio del 1970, e solo l’Asia detiene il 75% della flotta globale. La flotta cinese è rimasta ferma più di un mese per il lockdown, ma i mega-pescherecci assolutamente no, e nemmeno i bracconieri nel nostro Mar Mediterraneo. Entro i prossimi vent’anni ci saranno un milione di pescherecci in più, nonostante la segnalazione delle Nazioni Unite che quasi il 90% degli stock ittici mondiali sono ormai esauriti e che le flotte europee di pescherecci siano in totale declino.

Questo folle controsenso si deve fermare: non possiamo permettere che il profitto porti verso l’estinzione, mentre l’umanità e il pianeta hanno urgente bisogno della riconversione a business sostenibili per le future generazioni e per ogni specie vivente.

Tutti abbiamo potuto vedere gli effetti del fermo dei trasporti e del silenzio nei porti, la natura è tornata a convivere con noi. Ora dobbiamo ripartire, tutti insieme, guarendo il pianeta che ci ospita, cambiando le nostre abitudini distruttive per conservare e difendere la biodiversità; garantendo un futuro alla nostra specie. Perché, come dice il nostro fondatore Capt. Paul Watson: “La terra è un’astronave, i sistemi ecologici ci forniscono il sistema di aereazione, l’ossigeno, regolano la temperatura e ci portano il cibo. Noi siamo passeggeri e stiamo uccidendo l’equipaggio che ci mantiene in vita.

È per me un grande onore poter tornare a difendere il nostro Mar Mediterraneo con una nuova imbarcazione donata da Jane Patterson e da Sebastiano Cossia Castiglioni, un vero imprenditore illuminato e una persona che mi ha insegnato che i sogni si possono realizzare, credendoci e impegnandosi senza compromessi. Da oggi un’altra prua solcherà il Mare sventolando il Jolly Roger, armata di passione e determinazione a disposizione di Delfini, Tartarughe, Squali, Capodogli e di ogni abitante del Mare, in sua difesa e conservazione. Grazie Jane e Sebastiano, grazie cari amici, il nostro cuore vi sarà per sempre grato. Prua al Mare!”

Perché il nome Operazione SISO?

Siso era un giovane Capodoglio, morto nel 2017 dopo essere rimasto impigliato in una rete illegale di tipo “spadara” durante il passaggio tra le Isole Eolie. L’eroico tentativo di liberarlo ha impegnato la Guardia Costiera per molte ore, ma non si è riusciti a salvarlo.

SISO è stato trovato senza vita lungo la costa di Capo Milazzo dal biologo Carmelo Isgrò, che ne ha preservato lo scheletro, conservando la rete che l’ha ucciso e la plastica estratta dal suo stomaco, come monito per le generazioni future. Operazione SISO deve il suo nome al soprannome dell’amico che aveva aiutato il biologo Isgrò nel recupero del Capodoglio e che scomparve in un incidente d’auto nei giorni successivi.

Fonte: Journal of Environmental Management