Sauerborn : sviluppo locale partecipato sia riferimento per la politica

di Roberto Sauerborn

Roberto Sauerborn

Siamo al primo giro di boa del programma di governo regionale e, da quanto si legge dai giornali, si prospetta un possibile rimpasto con nuovi ingressi nella compagine di governo e una riassegnazione delle deleghe che porterà nuova linfa e, auspicabilmente, rinnovata capacità tecnica oltre che politica.

Ad oggi, possiamo affermare, proprio perché è  mancata la visione globale del sistema dei Fondi comunitari SIE, come il “comparto” GAL/Sviluppo locale partecipato/CLLD (e non solo) sia stato bistrattato, depotenziato, trascurato per una disattenzione (voluta?) già in fase di programmazione 2014-2020 e proseguita, necessariamente, date le premesse del governo Crocetta, in fase attuativa senza che, ad oggi, vi siano stati dei correttivi significativi in termini di programmazione futura anche se proprio in queste ore si incominciano a vedere dei cambiamenti.

Eppure il CLLD è uno degli strumenti per eccellenza indicati per la spesa dei fondi comunitari assieme alle Agende Urbane e alle SNAI.

Ciò nonostante, è un settore spesso  “dimenticato” dagli apparati regionali e che non trova di converso una maturità di autogoverno dagli organismi intermedi per contrastare/compensare  tale condizione.

Abbiamo avuto un primo spiraglio in questa oscurità quando, a fine gennaio  2019, è stata approvata dalla Giunta Regionale la delibera a favore della nascita della Rete Cultura della Sicilia grazie al carissimo e sempre compianto Sebastiano Tusa, che ricordo sempre con grande affetto e profonda stima per la fiducia accordatami condividendo e facendo sua quella mia proposta…

Purtroppo, la partecipazione degli organismi intermedi alla politica regionale di sviluppo sostenibile come anche nei tavoli di concertazione quando non assente è inefficace, infruttuoso, sterile, improduttiva, e ciò perché non è riconosciuto loro  il ruolo para istituzionale  che discende dai regolamenti comunitari oltre che fornito di una dotazione finanziaria ridicola rispetto ai numeri del POR.

È questa una condizione che va superata, cambiata e, a mio modesto avviso, per farlo serve un cambio di passo con una chiara assunzione di posizionamento che vada e veda oltre, anche con la nascita di un organismo rappresentativo di  cui si discute da anni.

In tale ottica, il proposto ddl per i GAL presentato dalla deputazione regionale della Lega e Forza Italia, su nostro input, rappresenta un altro significativo passaggio importante in questo percorso di riconoscimento nell’ambito del quale, ritengo per non vanificare future riproposizioni, si devono trovare formule di governance guidate pur se su base autoregolamentativa. Cioè, gli organismi andrebbero, per così dire, accompagnati  per la nascita di una loro aggregazione regionale ma che non abbia solo una valenza di mera rappresentanza.

Ciò perché ad una loro matura capacità gestionale e di spesa, non corrisponde altrettanta capacità aggregativa. Eppure un organismo unico dei GAL su base regionale consentirebbe ai territori fuori dalle aree metropolitane  e dalle SNAI  di avere nuove e altre possibilità che oggi non hanno e non sanno raccogliere: qualche mala lingua dice perché non tutti sono interessati ad uno strumento che potrebbe creare un nuovo polo di potere politico: visione miope e ignorante che relega in una condizione di minorità ancor di più i territori marginali GAL non SNAI o Metropolitani.

Se così fosse, allora una proposta sarebbe quella di iniziare da questi territori marginali che potrebbero, loro, intestarsi il processo CLLD.

Nessuno ha la bacchetta magica ma, forse, le novità che si prospettano all’orizzonte (per chi ci vuole credere) potrebbe consentire un maggiore e più attento ascolto ai territori che noi, attori dello sviluppo locale, interpretiamo a pieno titolo.

Non sto qui a ricordare le immense difficoltà, anche in termini di credibilità, che dobbiamo affrontare per i ritardi accumulati non per colpa nostra anche se, ritengo, che noi abbiamo aiutato questo andazzo proprio per la mancanza di coesione e unitarietà di rappresentanza.

Ciò brevemente detto, mi chiedo se non

sia giunto il momento di avviare, consolidando, un nuovo percorso che possa produrre una proposta politica sostenibile a favore dei nostri territori espressa dagli organismi di tutta la Sicilia che trattano di politica per lo sviluppo sostenibile partecipativo, così da divenire riferimento e interprete autentico delle istanze territoriali marginali per la politica di governo.

 

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