Salina: pescatore vittima della burocrazia attende indennità fermo pesca da 20 anni

Michele Merenda

SALINA – La strana storia di Antonio Randazzo e dei diritti sul fermo pesca. Potrebbe essere il titolo di un’opera teatrale che vede protagonista un pescatore eoliano alle prese con la burocrazia italiana. Invece è una storia vera, che dura da più di 20 anni. E che risulta molto complessa.

«La Camera di Commercio di Messina – ci ha spiegato Randazzo –, con comunicazione n. prot. 2696 del 4 ottobre 1995, ha rigettato formalmente la mia istanza relativa alla concessione della indennità e del premio per il fermo supplementare della pesca per l’anno 1993, previsto dall’art. 14 della legge regionale n. 26 del 27 maggio 1987. Il diniego era dovuto esclusivamente alla mancanza di un documento che ho subito prodotto, proponendo tempestivamente ricorso gerarchico contro il rifiuto che ho sempre ritenuto illegittimo. Quattro anni dopo, l’Assessorato Cooperazione , Commercio, Artigianato e Pesca ha dichiarato l’inammissibilità del mio ricorso, rilevando un vizio processuale con un provvedimento del 15 gennaio del 1999. Siccome a mio modo di vedere si trattava di una valutazione inammissibile, ho impugnato il provvedimento con Ricorso Straordinario al Presidente della Regione Siciliana.

Dopo innumerevoli solleciti – ha continuato il pescatore – a mezzo del mio avvocato, il dott. Maurizio Parisi, il mio ricorso straordinario è stato accolto e con decreto n. 733 del 18 maggio 2012 veniva riconosciuta come dovuta l’indennità richiesta nel ’93. Pareva che dopo tanti anni fosse stata fatta giustizia. Ed invece, nonostante i continui solleciti, il pagamento non ha mai avuto luogo». «Con comunicazione del 17 aprile di quest’anno – ha chiarito l’avv. Parisi –, la Regione Siciliana ci informava che era stato emesso il mese precedente un mandato di € 12.053,41 in favore della Camera di Commercio di Messina, che avrebbe a sua volta dovuto eseguire il pagamento al mio assistito. Cosa che non avveniva nemmeno stavolta.

Alla fine, il 2 luglio scorso, dopo tante sollecitazioni, ci veniva risposto che il mandato era stato gravato da rilievo del Servizio del Tesoro, a cui era stato inviato. Si era dovuto rispondere a questo rilievo e al contempo elaborare un nuovo mandato, poi mandato nuovamente alla Ragioneria Centrale dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e della Pesca Mediterranea per il visto ed il successivo inoltro all’Assessorato Bilancio e Tesoro. Quest’ultimo – ha continuato il legale nella sua disamina – dovrebbe provvedere in tempi che non sono prevedibili ad emettere un buono a favore della Cassa provinciale di Messina, che provvederà a liquidare la Camera di Commercio, che a sua volta tratterà il 2% e quindi dare la restante somma al sig. Randazzo. La vicenda di Antonio Randazzo, appassionato pescatore di Salina, è emblematica e rispecchia la situazione del nostro Paese. Tutto questo ingiustificabile ritardo – ha continuato Parisi – tutt’oggi determina al mio cliente un danno grave, vivendo lo stesso del proprio lavoro di pescatore, che rappresenta l’unica fonte di sostegno per sé e per la sua famiglia. Nonostante il definitivo provvedimento della Presidenza della Regione, l’indennità dovuta irragionevolmente negata risulta ancora non corrisposta». Si rimane in attesa di ulteriori sviluppi.