Natoli: la morte e la verità dell’amore

Riceviamo da Lino Natoli e pubblichiamo:

Lino Natoli
Lino Natoli

La morte non merita altro commento che il silenzio. Nessuna parola, seppur bella, sentita, sofferta può minimamente rendere lo stato d’animo di chi deve affrontarne le conseguenze. Perchè la morte comporta esiti senzi rimedi, recide il futuro per innestarlo su altri sentieri, piega le volontà più tenaci, rielabora ogni progetto, consegna significati nuovi al futuro.

Il linguaggio della morte è sempre lo stesso, sia che parli delle persone che amiamo, che degli amici, che di persone che forse non abbiamo mai conosciuto. Muta l’intensità e forse la qualità del dolore, cambia la sensazione di perdita, il senso del distacco, la sofferenza per il colloquio interrotto; ma non cambia lo spaesamento, la sensazione di precarietà, di futilità che impone di rivedere il significato di tutto ciò che facciamo e di attribuire valore diverso alle cose che quotidianamente ci impegnano.

Si avverte la sensazione, meglio il desiderio, di capovolgere la scala di valori, di significati che negli anni talvolta si costruiscono con sforzo, con rinunce, con conflitti che la morte disvela in tutta la loro inutilità e banalità.

Non può essere la retorica sentimentale e d’occasione a dare risposte alla morte, né l’ostentazione di affetti compassionevoli. Le parole perdono qualsiasi significato decente rischiando di trascinare tutti nell’indecenza dell’esibizione teatrale o, peggio, nella lugubre sequela di formalismi soffocanti.

Dunque è solo nel silenzio che ciascuno può rielaborare il proprio rapporto con la morte e con chi non c’è più, riannodare conversazioni liberate dall’illusione che il tempo possa fermarsi e il passato, non si sa come, tornare.

Nel ciclo della vita che a volte non riusciamo a comprendere eppure è nascosta la verità che non vogliamo disvelare e che invece appare così chiara: l’amore non muore. Perchè se amore vero è quello che ha unito e unisce a chi muore, allora nessuno ha mai perso parenti, amici, conoscenti visto che continua ad amarli. Se invece se n’è dimenticato, altri erano i sentimenti che legavano, deboli e forse insinceri.

La morte, dunque, anche quando si manifesta nella sua brutalità, quando infrange ogni criterio di giustizia, quando offende i più deboli, i più fragili, quando capovolge il naturale evolversi della natura, quando condanna al dolore per il resto della vita, pone chiunque di fronte la sola verità che può offrire: la verità dell’amore. L’alternativa a questa verità può essere solo il nulla. Alternativa che, si badi bene, è fatta anch’essa di lacrime, fiori, messe, lapidi, monumenti, promesse eterne e intitolazioni.

È dunque solo meditando nel silenzio che è possibile conversare con la morte, e che con essa si parli d’amore è solo un’apparente contraddizione.