Liberata tartaruga nell’Amp di Milazzo

Protocollo con Marevivo e ospedale veterinario di Messina

Emozionate rilascio venerdì scorso nelle acque dell’AMP di Capo Milazzo di un giovane esemplare di tartaruga marina della specie tutelata Caretta caretta, curato presso l’OVUD dell’Università di Messina.

Al suo arrivo al porto di Milazzo un comitato d’onore ad accoglierla, con il nuovo Comandante della Capitaneria di Porto locale Massimiliano Mezzano, il Sindaco Pippo Midili e il presidente dell’AMP Giovanni Mangano e i giovani volontari ed educatori ambientali di Marevivo.

A coordinare la liberazione il biologo Carmelo Isgrò, noto per aver recuperato e dato memoria viva al capodoglio Siso, spiaggiatosi nei pressi dell’area marina protetta, vittima di una rete da pesca abbandonata che lo aveva intrappolato e della tanta plastica che aveva ingerito, il cui scheletro oggi, grazie alla passione di questo giovane, si trova al Museo del Mare di Capo Milazzo.

Subito dopo il riconoscimento dell’Area Marina protetta di Capo Milazzo, il consorzio di gestione composto dal comune di Milazzo, l’Università di Messina e Marevivo ha dato vita ad un protocollo d’intesa con l’ospedale veterinario universitario di Messina allo scopo di creare all’interno del centro visite un centro post ospedaliero per le tartarughe marine riabilitate a scopo educativo e didattico. La struttura progettata sarà prossimamente pronta ed attrezzata e nelle more si è voluto dare vita alla collaborazione promuovendo la liberazione degli esemplari curati all’interno delle acque dell’area marina.

L’episodio e le testimonianze degli esperti sono stati video riprese e le immagini saranno immediatamente utilizzate da Marevivo come strumento didattico di educazione ambientale nei tanti progetti che l’associazione sta portando avanti in molte scuole di Milazzo.

È comune intento del comitato di gestione puntare su una maggiore informazione sui benefici che possono derivare dall’istituzione dell’area marina protetta, in un contesto nel quale non tutti sono pronti ancora riconoscere gli aspetti positivi dei divieti e delle limitazioni allo sfruttamento delle risorse del territorio. Ecco perché è importante puntare sull’educazione dei giovani che possono assumere il ruolo di mediatori e sostenere la comprensione del valore della tutela e le tante opportunità di sviluppo economico e sostenibile che possono prospettarsi.

Le istituzioni che hanno collaborato all’iniziativa convergono tutte sull’importanza di tenere vive sinergie costruttive che coniugano competenze e funzioni al fine di dare vita a tante iniziative che possono aiutare il raggiungimento degli obiettivi e i tanti progetti che l’area marina protetta ha in cantiere, come il centro visite e il laboratorio con le vasche per le tartarughe riabilitate.

La tartaruga è stata battezzata col nome di Giorgia; arrivata all’ospedale veterinario di Messina con un grosso amo che fuoriusciva sia dall’apertura buccale che dalla cloaca, ha subito un delicato intervento chirurgico e dopo un mese di cure ha potuto lasciare l’ospedale e riappropriarsi della libertà e del mare.

La maggiore informazione e la collaborazione con le associazioni ambientalista, nonché il supporto delle Capitanerie, dei pescatori e dei diportisti oggi contribuiscono a salvare molte tartarughe marine– ha dichiarato il professore Santo Caracappa, già docente di Malattie infettive e Sicurezza alimentare presso le Facoltà di Medicina veterinaria degli Atenei di Messina e Palermo e oggi coordinatore amministrativo dell’OVUD – queste creature sarebbero diversamente destinate ad estinguersi per gli innumerevoli rischi che corrono in mare per effetto dell’inquinamento, la presenza delle plastiche e le catture accidentali. Grazie alla maggiore sensibilizzazione queste creature vengono aiutate in tempo e riescono a giungere presso i centri di soccorso in condizioni che favoriscono il loro recupero, ma rimane essenziale continuare a educare tutti ad una maggiore responsabilità nei confronti del mare e delle meravigliose creature che lo abitano”.