L’album dei ricordi: le eruzioni dello Stromboli raccontate nel 1924

stromboli ristuccia 1

di Massimo Ristuccia

IL SECOLO XX 1924

LO STROMBOLI NELLE RECENTI ERUZIONI VULCANICHE

Di Filippo EREDIA

Ai naviganti che traversano il tratto Napoli – Messina appare Stromboli, la più celebre isola del gruppo delle Eolie, a guisa di una montagna quasi regolarmente conica, emergente dalle azzurre acque tirreniche. Sin dalla più remota antichità, avvampa in essa un vulcano la cui attività mai è cessata; e spesso, con calma atmosferica, si distingue, sull’unico cono vulcanico, un bianco pennacchio che maestosamente sovrasta l’isola. Di notte, non è raro notare il riflesso rossastro del suo fuoco interno, che a guisa di un faro naturale rischiara l’ampio orizzonte che ad esso si affaccia.

Nelle epoche di maggiore attività, quando cioè la lava pastosa ribollente entro il cratere, si gonfia in capaci bolle che poco dopo si rompono, dando luogo a detonazioni, il vulcano brilla di una luce purpurea, che ad ogni gettito di pietre diviene più accesa e scintille e guizzi luminosi appaiono nel polverizzamento delle pietre che si urtano e si frantumano.

Quando il magma è abbondante, la lava spumeggia, diviene pomicea e viene lanciata a grande distanza in brandelli che cadendo sul mare vi galleggiano.

eruzione ristL’isola ha la superficie di Kmq. 12,6 e sui rari lievi pendii si adagiano bianche casette contornate da rigogliosi vigneti frammisti a macchie di Fichi d’India, dai tronchi succolenti, e di sempre verdi olivi, I 2200 abitanti dell’isola sono riuniti in due villaggi posti in vicinanza della spiaggia. Il principale, chiamato San Vincenzo, è a N-E e poco distante da esso, trovasi un gruppo di casette che formano la borgata S. Bartolomeo. A S-W vi è l’altro villaggio, detto Ginostra, che dista dal cratere attivo m. 2000 mentre il primo ne dista m. 22250; ma né dall’uno, né dall’altro, si distinguono le bocche eruttive. Il cratere è visibile in parte dal Semaforo, posto a circa m. 100 sul livello del mare e a soli m. 1700 dal teatro eruttivo.

Veduti dall’alto i villaggi, con la snella chiesetta, dolcemente si staccano sul verde tappeto e il delicato profumo delle piante erbacee e dei fiori, quali gemme di svariate tinte, è frammisto ai dolci accidenti delle acque salate che sospinte da Eolo si infrangono sui neri scogli, sulle rupi angolose e sulle scogliere pittoresche formate dalle lave.

La cima del vulcano è formata da due creste quasi semicircolari, ma non del tutto concentriche, di cui la più meridionale, detta Serra di Vancora, è la più alta (m. 925) ed è separata dall’altra, più settentrionale, per mezzo di una valle profonda oltre 100 m. Da tempo immemorabile il cratere terminale e centrale dello Stromboli è spento, e quello attivo è un cratere laterale o eccentrico che si apre a N-W della seconda cresta a oltre m. 200 sotto di essa. Ed è limitato a E e a W da due robuste masse, costituite da conglomerato vulcanico, e dette faraglioni o torrioni rispettivamente di levante e di ponente. Sotto e sopra dell’apparato eruttivo, esiste un pendio molto ripido e a partire dai crateri in giù, prende il nome di Sciara del Fuoco, ed è limitata a E e a W da due altre pareti a picco formate di potenti banchi di lava, attraversati in più posti da dischi ora massicci, ora vuoti. Esse vanno divergendo verso il mare e prendono il nome quella a W: Filo di Baraonda e quella a E: Filo del Zolfo.

La lava allorchè trabocca dai crateri sulla Sciara, difficilmente può formare correnti continue, e ciò non solo per la poca viscosità, per la lentezza del deflusso e per la ripidità del pendio, ma anche, e specialmente, per la mobilità del materiale incoerente sottostante.

stromboli rist 2Solo quando la lava è abbandonante e fluisce rapidamente, si arriva a consolidare in correnti continue discendenti dai crateri al mare, come avvenne nel 1918.

Sebbene molte correnti di lava, che scendono dall’alto, sugli altri fianchi dell’isola, appaiono fresche e indecomposte, si ritiene generalmente che esse siano tutte preistoriche, e che l’apparato eruttivo attuale, da tempo immemorabile sai stato la sola sede di manifestazioni eruttive dello Stromboli.

Le bocche del cratere attivo dello Stromboli cambiano facilmente di posizione e di numero, ma da qualche tempo se ne distinguono quattro, indicate nella prima figura 2 con le prime quattro e denominate rispettivamente: A) cratere della sciara del fuoco, B e D) crateri del filo di zolfo, C) cratere del Torrione, nel giugno 1921 il Malladra notò la persistenza di dette bocche che si aprivano sul fondo di una vasta conca che egli stimò profonda un’ottantina di metri sotto l’orlo della sciara, di forma ovale, con asse maggiore fra i due Faraglioni di levante e di ponente. Le tre bocche erano allineate presso a poco secondo questo asse.

Suggestive sono le emissioni che come fontane di fuoco si disegnano sull’orlo del cratere; sono scorie luminose frammiste a nuvolette bianche rosate che contornano le vivide fiamme e uno stridore sibilante, susseguito dal fruscio e dai tonfi delle scorie cadenti, chiude il meraviglioso quadro. Esso si ripete ad intervalli e tra una emissione e la successiva, rumori interni, come boati e rombi talora tamburellanti, accompagnano i conati di vomito che agitano l’interno del cratere.

Lo Stromboli, al contrario di quanto avviene in altri vulcani, presenta lunghi periodi di attività varia, ma per lo più moderata, interrotti da intervalli di riposo relativamente brevi. Dalla storia delle variazioni di attività e di forma dell’apparato eruttivo, esaminate da Gaetano Platania si rileva che nella gola del vulcano ribolle continuamente, o quasi, la lava, ora affiorante alla superficie e traboccante da fratture e dagli orli dei crateri, ora coperta da un mantello più o meno potente di scorie, ora invece rimanendo a una certa profondità entro la gola.

Allorchè la lava è molto fluida, ma povera di acqua, e così abbondante da affiorare alla superficie, si hanno eruzioni nettamente stromboliane, e spesso colate di lava traboccanti quietamente; se invece l’afflusso è scarso e la lava si mantiene in basso nella gola, si ha una fase di calma relativa, tendente alla fase solfatariana.

Allorchè il magma è molto ricco di vapore e la quantità è grande in modo da venire fino agli orli, si hanno violente esplosioni stromboliane, addirittura di tipo pliniano. Se invece tale lava si mantiene in basso nella gola, le sue violenti esplosioni sconquassano l’apparato eruttivo soprastante e i vapori trascinano via i vecchi materiali che ne ostacolano lo sfogo provocando frane e scoscendimenti, e si hanno eruzioni vulcaniche.

Questi 4 tipi di attività si avvicendano, o si frammischiano fra loro, a seconda della quantità maggiore o minore di lava, e della ricchezza di vapore acqueo, il quale ultimo però allo Stromboli è molto abbondante. Le variazioni di forma nell’apparato eruttivo dipendono appunto dal succedersi delle diverse fasi di attività.

Molte eruzioni in passato si verificarono allo Stromboli con intensità varia e quantunque non sia possibile fare la storia completa del vulcano, si hanno notizie sufficienti per i parossismi più importanti.

lava mare

 

Così nel marzo 1744 lo Stromboli eruttò tanta quantità di scorie che formarono un secco in mare presso la Sciara del Fuoco.

 Nell’ottobre 1882 lo Stromboli si mise in forte attività nella quale persistè 14 mesi. Nell’ottobre 1855 lanciò scorie su tutta l’isola. Nel giugno 1874 lo Stromboli lanciò pietre fino all’abitato; e fiamme straordinarie si elevarono dal cratere.

 Dal 1879 al 1888 lo Stromboli, interruppe 14 volte la sua solita e moderata attività con parosismi più o meno violenti. Questa singolare attività del vulcano, fu fedelmente tramandata dal personale del locale semaforo, mentre in precedenza nessuno si curava di tenere nota. Nell’ottobre 1888 l’eruzione si iniziò con una violenta esplosione accompagnata da terremoto avvertito in tutta l’isola. La lava in massa sgorgava lentamente all’esterno da una piccola bocca laterale aperta sul fianco del conetto rivolto a mare.lava mare 2

Nel giugno 1891, si ebbero due violentissime eruzioni di tipo esplosivo; diedero delle pomicette galleggianti sul mare e dopo cominciò a sgorgare la lava in corrente.

Nel luglio 1896 e 1897 forti esplosioni; altre esplosioni negli anni successivi; e nel 1907 una grandiosa eruzione che fu minutamente studiata da Gaetano Platania.

Nel giugno 1915 si ebbe un’intensa eruzione di lava in colata che si protrasse per alcuni giorni, apportando non pochi danni e di essa si occupò il compianto Annibale Riccò.

Nel febbraio 1919 si iniziò un periodo di attività straordinaria che culminò la sera del 22 maggio alle 17.45 con una esplosione di violenza eccezionale per quel vulcano. Accompagnata da un vorticoso movimento aereo e da un risucchio delle acque del mare per circa 200 metri, ebbe luogo una violentissima eruzione con detonazioni senza precedenti per intensità ed emissione di enormi colonne di fumo nero a grosse volute, che invase in breve tutta l’isola.

Contemporaneamente si ebbe abbondantissima eruzione di gran quantità di blocchi lavici di eccezionali dimensioni, varianti fra le 30 e 60 tonnellate, lanciati, come descrisse il signor Curulli capo semaforista, a considerevole altezza. Altra eruzione susseguente di grosso materiale igneo, scorie, pietre, grosso lapillo, provocava incendi alle falde del monte in parecchi punti, mentre quella dei grossi blocchi incandescenti cagionava la distruzione di parecchie case.

Per effetto poi della detonazione violentissima la totalità delle abitazioni del paese, ebbe tutti gli infissi e le porte scardinate e con violenza sbattute lontano, e rotte a scheggie; tutti i vetri delle finestre rotti. Seguì quasi contemporaneamente una invasione delle acque del mare che sommersero per due minuti la spiaggia tutt’intorno capovolgendo e trascinando tutte le barche per circa 300 metri fino ai vigneti adiacenti.

Il rombo dell’esplosione fu udito anche a Marechiaro, presso Napoli; e da uno interessante studio compiuto dal vulcanologo Gaetano Platania, risulta che il rombo fu percepito fino alla distanza massima di 240 km. a N-NW.

I barografi di Messina, Mileto, Ischia e Stromboli, registrarono l’onda esplosiva aerea. Il maremoto è molto probabile che sia stato prodotto dalla pressione dell’aria sulla superficie del mare, anziché da scossa di terremoto propriamente detta, o, se avvenne questa, dovette essere di piccola intensità. Le onde di maremoto si propagarono, con velocità variabile a seconda della diversa batimetria del bacino, come onde progressive che suscitarono oscillazioni stazionarie di risonanza.

Ad Ischia non fu avvertita niuna impressione acustica e mentre nulla si notò di eccezionale sul mareogramma, si ebbe invece sugli apparati sismici una perturbazione il cui inizio avvenne 12 minuti dopo avvenuta l’esplosione dello Stromboli. Come ebbe a provare Gaetano Platania, essa fu provocata dall’urto dell’onda aerea; e i 12 minuti di differenza indicano il tempo necessario perché le onde acustiche percorrano con la velocità 342 m/8 la distanza Stromboli – Ischia.

Nel giugno 1921 si ebbero fortissime esplosioni simili allo sparo simultaneo di molti cannoni di grosso calibro, precedute da un profondo e prolungato boato. Come osservò il Malladra, queste due detonazioni furono accompagnate da lancio di enormi ed imponenti quantità di materiali incandescenti strappati al condotto vulcanico e furono proiettati a 600 e più metri sopra il cratere, mentre nembi di fumo in grande colonne erano vomitate dalle diverse bocche del cratere. Copiosa corrente di lava eruppe dalla parte elevata della Sciara, ne percorse tutto il pendio e giunse fino al mare. Quanto alla distribuzione e frequenza dei parossismi nell’anno, sembra che esista un massimo sensibile nell’estate; e più della metà dei parossismi notati del 1881 al 1907 si verificarono, secondo Annibale Riccò, in condizione da indicare possibile una azione luni-solare.

Lo Stromboli non ha mostrato né coincidenza, né antagonismo coll’attività i vulcano, dell’Etna e del Vesuvio; e nessuna relazione si è constata fra l’attività dello Stromboli e i terremoti calabro-siculi.

Nel marzo scorso, 1924, una nuova fase di attività si verificò a Stromboli e il Capo Semaforista, signor Spina, comunicò al R. Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica le varie manifestazioni vulcaniche.

Dal I a tutto il 27 marzo rare esplosioni dai crateri del Torrione e Sciara del fuoco, con proiezione di scorie e pietre ed emissioni di fumo bianco senza bagliori. Rumori mediocri dall’11 al 14 e dal 20 al 24, il 25 pochi un po’ forti e negli altri giorni deboli.

Nei giorni successivi l’attività aumentò e il giorno 28 al 3h 34m si ebbe una fortissima esplosione dal cratere della Sciara del Fuoco, con eruzione di abbondante materiale igneo, e di blocchi di pietre che caddero per la campagna, un po’ più su del paese, ed a mare dalla parte della Sciara. Abbondantissima pioggia di cenere, lapillo e sabbia fino alle ore 7 circa, invase l’abitato e inoltre emissione di lava che scorrendo lungo la Sciara del Fuoco, con eruzione di abbondante materiale igneo, e di blocchi di pietre che caddero per la campagna, un po’ più su del paese, ed a mare, innalzò dense nubi di vapore che misto alle enormi colonne di denso fumo oscuro a grosse volute emesso dai crateri, avvolse quasi tutta l’isola diradandosi gradatamente nel pomeriggio. Fino alla sera del 31 la lava ancora scese lentamente.

 

Durante il resto del 28 e il 29 e 30 rare esplosioni senza rumori con lunghe fiammate visibili di notte.

 

Il 31 due esplosioni un po’ forti sentite anche in paese, una alla 15h 40m e l’altra alle 16h 30m, con emissione di pietre e scorie. Bagliori vivissimi dopo lo scoppio che durarono fino a giorno. Dal 28 al 31 vivi bagliori notturni, pennacchi di fumo denso oscuro di mattina che si fece tenue nel pomeriggio.

 

Dalla parte della Sciara la lava scese fino al mare, il 28 un po’ rapida e poi più lentamente fino al 31 e si fermò a circa metà delle discesa. Pietre e scorie caddero abbondanti a mare dalla parte della Sciara, mentre dalla parte opposta caddero massi incandescenti in diversi punti, però fuori dell’abitato. Alcuni si frantumarono nella caduta, altri produssero delle enormi fosse, una delle quali, misura circa 60 m°.

 

Queste notizie furono comunicate ai giornali politici la mattina del I aprile e molti le annoverarono fra i soliti scherzi che sogliono farsi in tale data.

 

Nelle Americhe l’interessamento per la nuova attività dello Stromboli fu grande e molte discussioni, fecero eco, sulla veridicità delle notizie giunte al riguardo. E accolta con interesse la cinematografia e la proiezione di belle fotografie che il signor Alberto Romagnoli ritrasse il giorno 5 aprile, essendosi recato sul posto con i mezzi più rapidi..

 

Lo Stromboli, attiva fucina delle manifestazioni vulcaniche, è ora rientrato nella sua normale attività e continuerà a segnalare ai naviganti i grandiosi effetti di quelle forze endogene, che ancora ci appaiono come un mistero nelle continuate convulsioni della terra abitata.

 

FILIPPO EREDIA.