” Il cuore e la maschera”, la recensione sul libro della Jannuzzi

E’ stato presentato di recente alla libreria Mondadori di Messina il libro di Daniela Jannuzzi di Lipari ” Il cuore e la maschera” . Ecco la recensione di Anna Valeria Cipolla d’Abruzzo :

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un momento della presentazione alla libreria Mondadori

Daniela Jannuzzi nel libro “Il cuore e la maschera” ha creato un prosieguo del celebre romanzo di Leroux, donando un nuovo sfarzo al teatro dell’opera di Parigi e un’inedita avventura al Fantasma che ormai per consuetudine vi dimora: “Un uomo capace di creare melodie che facevano sognare chi le ascoltava, aveva un volto devastato da generare incubi in chiunque lo vedesse.” Difatti l’autrice, pur partendo da un testo conosciuto, ha saputo abilmente dare forma a una storia originale; ove gli intrecci, avvolti da una vincente aura di mistero e romanticismo, sono molteplici e tutti inaspettati, i personaggi ben ritratti e la loro interazione appunto mai forzata. E lo ha fatto con uno stile unico che le rende senz’altro onore.

Il tema centrale, quello del saper guardare al di là delle apparenze, si lega al concetto della diversità intesa finalmente come vanto, e non vergogna poiché genera negli altri solo disprezzo e/o terrore. A ciò si aggiunge, almeno per mia personale interpretazione, il pensiero della Legge di Attrazione; secondo cui la gente ci percepisce così come noi le permettiamo di vederci e l’essere focalizzati unicamente sulle negatività non può far altro che richiamare altre negatività e farci apparire persone appunto da deridere e/o fuggire. È infatti nel momento in cui il protagonista maschile, Erick, decide di togliersi la maschera e mostrarsi al mondo per chi è realmente, che questo lo accetta e non fa più alcun caso alla deformità del viso. Anche perché, come dice l’autrice “Ognuno di noi ha le proprie cicatrici, alcune sono solo più evidenti di altre” e io aggiungo che nessuno è esente da sbagli… tutti hanno qualche ombra nel proprio passato. L’importante è cercare di riscattarsi e ricominciare daccapo, senza pensare che una colpa possa macchiare a vita.

Come Psiche ne Le Metamorfosi di Apuleio – testo da cui senz’altro prende origine il “filone letterario la bella e la bestia” – anche Leah alla fine del tortuoso percorso otterrà una sorta di immortalità, la possibilità di godere dell’amore del proprio uomo in eterno. E credo sia stata questa parte ad avermi strappato una lacrima… di commozione o d’invidia, debbo ancora capirlo!

IL CUORE E LA MASCHERA