Golshifteh Farahani: ” Salina è la madre del Mediterraneo ! “

Michele Merenda

FarahaniSALINA – «Salina è davvero la madre del Mediterraneo!». Questa l’esclamazione entusiasta di Golshifteh Farahani (nella foto), bellissima attrice iraniana ospite all’ottava edizione del SalinaDocFest. L’affascinante artista ha infatti lasciato per qualche giorno il set spagnolo del kolossal “Exodus” di Ridley Scott (dove è impegnata accanto a star del calibro di Sigourney Weaver, Ben Kingsley e John Turturro) per raggiungere il festival del cinema documentario che ogni settembre si tiene nel cuore verde delle Eolie. Mai come quest’anno l’isola mostra al mondo il suo volto femminile per eccellenza. Le madrine dell’edizione, infatti, sono la stessa Farahnai e la scrittrice Nahal Tajadod, la quale ha scritto la biografia romanzata “L’attrice di Teheran” riguardante proprio la connazionale che assieme a lei si trova in questi giorni a Salina. Due donne appartenenti a generazioni diverse, accomunate però da un unico destino: l’esilio dalla propria terra d’origine.

«Quando le ho incontrate a Parigi – ha dichiarato Giovanna Taviani, ideatrice e direttrice della manifestazione – ho pensato subito al nostro festival. ‘Portiamole a Salina’, mi sono detta, a testimoniare la loro esperienza di donne che lottano per affermare la propria identità e rivendicare il proprio talento. Così abbiamo deciso di proiettare un film che ha molto segnato la mia identità di donna e di cineasta, “Come pietra paziente” di Atiq Rahimi (in cui recita una magistrale Golshifteh Farahani – N.d.A.) , e di invitare la scrittrice Nahal Tajadod a cui è andato il” Premio Ravesi Dal Testo allo Schermo”.

Il titolo originale del romanzo è “Elle joue”, che significa “lei gioca”, “recita”, “suona”. Perché nella lingua francese – ha spiegato la regista – l’arte ha a che fare con il gioco; il “libero gioco dell’immaginazione”, come lo definiva Kant. Ma esistono paesi in cui se sei donna ti impediscono di giocare, di suonare, di danzare, di recitare, persino di studiare». «Sono un caso unico al mondo – aveva infatti detto Golshifeth Farahani –. L’unica donna che non può tornare in patria non perché ha tradito o ha commesso un reato contro la legge, ma perché vuole fare cinema». Non a caso, il tema portante di quest’anno è “Donne e Mediterraneo”. L’evento non poteva quindi che aprirsi nel nome della prima grande maestra del nostro cinema del reale: Cecilia Mangini. Difatti, ogni giornata ha inizio con i suoi film per la sezione “Donne.doc”.

Tra i vari incontri, oltre ai film in gara, da segnalare quello dedicato a Massimo Troisi con “Massimo. Il mio cinema secondo me” di Raffaele Verzillo, oltre all’appuntamento di giovedì con “In grazie di Dio” di Edoardo Winspeare e l’evento speciale “Mostra di Venezia” di venerdì con “Belluscone. Una storia siciliana” di Franco Maresco, senza contare le varie finestre tematiche sul Mediterraneo. Per la sezione musicale, si ricorda il concerto di venerdì sera a Malfa (la cui Struttura polifunzionale ospita buona parte delle proiezioni del festival) con la John Papa Boogie Blues Band e quello di chiusura con Lello Alfino (ex Tinturia) che si terrà sabato sera a S. Marina Salina.