False dichiarazioni rese ad un pubblico ufficiale: cosa si rischia

Con l’imperversare del coronavirus sono diventate una consuetudine le autocertificazioni, ovvero le dichiarazioni firmate in foglio di carta semplice sotto la propria responsabilità di fronte ad un pubblico ufficiale.
Una consuetudine relativamente nuova che ha dato luogo a non pochi episodi grotteschi ad opera di chi, con tutta evidenza, non ha ben compreso la loro valenza. Episodi del resto sanzionati dalle forze dell’ordine, in quanto rendere una falsa dichiarazione ad un pubblico ufficiale costituisce un vero e proprio reato.

Cosa dice la normativa italiana

Come riporta il sito dell’ Avv. Tassitani Farfaglia, chi rilascia dichiarazioni non rispondenti al vero di fronte ad un pubblico ufficiale incorre in un reato penale. Una condotta che è regolata dall’articolo 495 del Codice Penale, il quale stabilisce che qualunque persona che dichiari il falso, mentendo ad esempio sulla sua reale identità, lo stato o le qualità della propria persona o di un soggetto terzo, viene punita con una pena detentiva che va da un minimo di uno a un massimo di sei anni.
Il “Pacchetto Sicurezza” ha peraltro inasprito le pene previste, portandole ad un minimo di due anni nel caso in cui la falsa attestazione riguardi dichiarazioni in “atti dello Stato Civile” o rese sulla propria “identità, stato o qualità personali” nel corso di indagini investigative.

Chi è il pubblico ufficiale?

Naturalmente nella definizione del reato un ruolo molto importante viene ad essere assunto proprio al pubblico ufficiale, ovvero colui al quale non può essere resa una dichiarazione del tutto o anche solo in parte falsa.
Per pubblico ufficiale si intende chi eserciti una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Ad affermarlo è l’articolo 357 (comma I) del Codice Penale. Per effetto di quanto disposto è pubblico ufficiale qualsiasi persona la quale ricopre un ruolo formale all’interno di una pubblica amministrazione. Un elenco in cui vanno compresi non solo gli appartenenti alle Forze Armate, ma anche gli impiegati pubblici, gli insegnanti e i controllori dei mezzi pubblici. Chi rilascia generalità false nel corso di un controllo può quindi rischiare il reato penale.

Cosa si intende per identità, stato e qualità personale?

Come abbiamo visto, quindi, non si può mentire sulla propria reale identità, lo stato o le qualità della propria persona o di un soggetto terzo. Per reale identità si intendono dati come il nome, il cognome o la data di nascita, necessari per l’identificazione anagrafica di una persona. Per stato si indica la condizione ricoperta da una persona all’interno della comunità sociale, ad esempio la cittadinanza o il suo stato coniugale.
Nella categoria della qualità relativa alla propria o ad una terza persona sono invece comprese tutte le informazioni utili al fine di identificare una persona dal punto di vista “qualitativo”, in particolare la professione svolta e la sua effettiva residenza.