Nei versi che seguono il commosso “lamento” del prof. Giuseppe Iacolino per la scomparsa della gibbie, ossia i pozzi d’acqua “du puzzu” come viene inteso ancora oggi il corso Vittorio Emanuele di Lipari. Riproponiamo la poesia vista la curiosità destata dall’ultimo capitolo pubblicato nella rubrica Lipara XXXXV, tratto da libro “Gente delle Eolie”, scritto dallo stesso prof. Iacolino
di Giuseppe Iacolino
Son morte le gibbie , quei tozzi piloni
del ferreo cancello, vetusti piantoni ;
son morte sul nascere dell’anno novello
lasciando il rimpianto , d’un tempo assai bello.
Ai pozzi inesausti nei chiari mattini
venivano a flotte quei rudi facchini
tiravano il secchio tra urla e le lotte
e al suono di moccoli riempivan le botti.
Oh ! quanto concerti, le sere d’estate
udiron suonare da trombe affiatate :
Abate e Bongiorno le note più rare
“d’Aida e di Tosca ” sentìro evocare.
Nel mentre sciamava la classe elegante
la turba di gente nel corso festante :
passavan romantici, il cuore e la mente
le dame e i signori, dal crine lucente.
Ci videro nascere, ne vider di morti
del corso Vittorio conobber le sorti
udiron l’osanna, sentìro il mortorio
d’ogni ora politica, del tempo littorio.
E spenti i comizi , sbiaditi gli striscioni
capir della gente, le ingenue illusioni,
le vane speranze, la fede che crolla,
le beggerature, lo spreco di colla.
Pur senza parole, restaste pazienti,
a udir le opinioni, le idee, i commenti:
offriste riparo a cani e pedoni
fungeste da tavolo a tanti soloni.
E al chiaro di luna, con fare cortese
di coppie furtive copriste le intese
a pro dell’anagrafe, che poi le trascrive,
di reggere il moccolo, voi foste giulive.
Or più non ci siete ! e ognuno ci bada
che alquanto più mesta ,ci appare la strada;
col vostro soccombere sbandita è ogni festa
furor di progresso, v’ha mozzo la testa.
Ma quei che van morte, strappate le chiome
la faccia di schiaffi, si meritan come,
chiunque alla tela di Crispi o di Saffi
con mano sacrilega raschiasse i bei baffi.
Purtroppo mutati l’usanze ed i tempi
il mondo registra con validi esempi,
dov’era dell’acqua , dell’uomo minestra,
or sorge il divieto, di svolta a sinistra
Lipara MMXXV. Per due gibbie e un cancello: un “De profundis”











