Da Pantelleria a Lipari

La storia di Luigi Galleani al domicilio coatto nelle isole siciliane 

di Sandro Casano

Luigi Galleani che è stato definito dal prof. Antonio Senta, in un suo recente libro, come “L’anarchico più pericoloso d’America” è considerato, insieme a Errico Malatesta, il militante più influente del movimento anarchico italiano. Instancabile agitatore e colto pensatore che dopo aver girato mezza Europa, emigrò negli Stati Uniti, avvicinando alla causa rivoluzionaria un gran numero di lavoratori. L’anarchico durante la sua giovinezza fu mandato al confino coatto nell’isola di Pantelleria, Favignana, Ustica e successivamente anche nell’isola di Lipari. Galleani nacque a Vercelli il 12 agosto del 1861, secondogenito di quattro figli di una famiglia cattolica. Il padre, monarchico, che era un insegnante di scuola elementare lo spinse, contro la sua volontà, a studiare legge alla Regia Università di Torino, ma Luigi non si laureò mai,   poiché già all’epoca era molto impegnato nell’attività politica. Di sentimenti repubblicani, non ancora ventenne, è grande la sua ammirazione per l’eroe dei due mondi, tanto è vero che il 3 novembre del 1880 è tra i tanti giovani che accorrono a Milano per salutare Giuseppe Garibaldi in occasione dell’inaugurazione del monumento per i caduti nella battaglia di Mentana del 1867, dove le camicie rosse garibaldine erano state sconfitte dalle truppe francesi e pontificie nel tentativo di strappare Roma al dominio vaticano. Galleani da giovane è anche un grande ammiratore di Giuseppe Mazzini e di Felice Cavallotti. Critica il potere della Chiesa e quello degli imperatori e degli autocrati. Nel 1881, quando si iscrive alla facoltà di Legge a Torino, nella sua Vercelli collabora al giornale locale “L’Operaio” e dalle colonne di quel giornale sostiene le lotte delle lavoratrici delle fabbriche dei bottoni.

Tra il 1881 e il 1885 Galleani si avvicina progressivamente al socialismo e in quegli anni scrive per diverse testate locali, tra le quali “La Boje!” di Vercelli e aderisce al Partito Operaio Italiano, che allora includeva socialisti legalitari e antiparlamentaristi e partecipa nel 1888 al congresso di Bologna. Nel primo numero del giornale vercellese “La Boje!” scrive a mò di presentazione di sé e del suo gruppo: “Chi siamo? Siamo un pugno di ribelli, figli della rivoluzione, nati per la rivoluzione”. In quegli anni è in prima linea nelle lotte operaie e contadine tra la Liguria e il Piemonte ed è considerato un leader anche per la sua oratoria eccezionale che ricorda quella degli eroi del Risorgimento e nei suoi comizi con la sua voce vibrante è in grado di toccare le corde di tutti gli sfruttati che accorrono ad ascoltarlo. In quegli anni Galleani entra nel mirino della polizia e diventa un ricercato. Per questo è costretto a rifugiarsi a Parigi, luogo importante e centrale per il movimento sovversivo internazionale. Qui incontra e stringe rapporti con vari militanti tra i quali Errico Malatesta, Paolo Schicchi, Saverio Merlino, Galileo Palla e Amilcare Cipriani. Prende parte alle agitazioni del Primo Maggio e molto probabilmente è uno degli autori di un volantino che incita i lavoratori a scendere nelle strade armati e a imporsi con la violenza. Viene incarcerato e poi espulso, quindi passa in Lussemburgo e poi raggiunge la Svizzera, dove stringe stretti rapporti con Elisée Reclus, teorico  dell’anarchismo e celebre geografo, che gli dà ospitalità per alcuni mesi e ha grande influenza sulla sua formazione. Dopo un giro di propaganda in Piemonte, che nel marzo 1892 gli costa l’arresto e la condanna a tre mesi di reclusione, si stabilisce a Sampierdarena. La rottura definitiva fra anarchici e socialisti consumatasi al congresso costitutivo del Partito Socialista Italiano sancisce il fallimento di Galleani nel suo ennesimo tentativo di influenzare in senso libertario la componente operaista. Intanto continua l’attività di organizzatore e di propagandista nel genovese. E’ di questo periodo, soprattutto, la collaborazione a “Il Carbonaio”, ma anche all’ ”Indipendente” e al “Caffaro “.

Arrestato per questa attività è processato nel capoluogo ligure nel giugno 1894 assieme ad altri 34 suoi compagni, viene condannato a tre anni di reclusione e a due di vigilanza speciale. A queste pene si aggiungono poi altri cinque anni di domicilio coatto in base alle leggi “antianarchiche” varate proprio nel corso di quello stesso anno dal governo Crispi in seguito ai moti di Carrara, della Lunigiana e della Sicilia. Così, dopo aver scontato un periodo di carcerazione a Parma viene mandato al confino il 30 novembre del 1896 a Pantelleria. Arrivato nell’isola a Galleani fu messa a disposizione una casa in contrada Velcimursà di proprietà dei fratelli Vito e Francesco Valenza e qui organizzò una scuola popolare frequentata da alcuni giovani panteschi e che ebbe tra i suoi più assidui frequentatori Andrea Saldedo, allora sedicenne. I due, Salsedo e Galleani,  dopo alcuni anni si ritroveranno in America nel 1906 dove Andrea Salsedo, tipografo, lavorerà con Galleani  nella rivista  “Cronaca Sovversiva” e in seguito, prima della sua tragica morte nel 1920 con il defenestramento dal 14 piano del Palazzo di Giustizia di New York, farà anche l’editore  di testi anarchici. Nella scuola autogestita di Velcimursà si insegnano per pochi soldi non solo cultura politica, ma anche cultura generale, sociologia, scienze in funzione anticlericale, lingua inglese e francese e musica. Luigi Galleani che dai panteschi veniva chiamato ‘u prufissure’, era un tipo intraprendente, molto amato e stimato. Grazie a questi rapporti, specie con alcuni capitani di motovelieri, riesce ad avere rapporti con gli altri leader politici che erano confinati nelle altre isole. Ha sicuramente contatti con Errico Malatesta che era confinato a Lampedusa e da dove dopo qualche anno fuggì.

Galleani davanti al Municipio di Lipari

Le autorità, allora, cercando di interrompere questa attività di propaganda tra gli abitanti di Pantelleria lo trasferiscono, il 2 dicembre del 1897, dapprima nell’isola di Favignana e poi, successivamente, nel maggio del 1898, a Ustica. Ma anche da qui mantiene i rapporti con i suoi compagni. Riesce a ricevere giornali e libri e a inviare lettere e cartoline a Elissée Reclus e a Jaques Gross. In una di queste lettere spedite da Ustica il 20 luglio del 1898 indirizzata al suo amico e compagno fraterno Jacques Gross, Galleani scrive: “Ricevuto il pacchetto di giornali per il quale ti ringrazio come sempre con tutto il cuore e penso che avrai regolarmente ricevuto i 2 volumi…” e poi da delle indicazioni su come gli deve spedire giornali e libri. Nell’agosto di quello stesso anno viene trasferito nuovamente, per motivi di salute, e ritorna a Pantelleria dopo un viaggio di otto giorni, passando per le carceri di Palermo e Trapani. A quanto pare aveva problemi di stomaco causati dall’acqua che veniva utilizzata a Favignana e a Ustica.

Il 2 novembre del 1899 fu stampato il giornale dei confinati. A Lipari furono raccolte 11 lire e 50 centesimi

“I MORTI”, IL GIORNALE DEI COATTI POLITICI

Nell’isola di Pantelleria va sempre avanti l’attività del Centro Sociale e della scuola per i giovani di Pantelleria. Alla fine del 1899 Galleani dà vita al giornale I MORTI- numero unico redatto dai coatti politici –. Nel giornale furono pubblicati articoli scritti dai coatti politici che si trovavano nelle isole minori. I confinati allora erano controllati dalla polizia che faceva capo alla Direzione della Colonia Confinati. Venivano controllati a vista e soprattutto veniva controllata la posta in entrata e in partenza e quindi fu un’impresa scrivere gli articoli e avere i contatti con i confinati che si trovavano nelle altre isole. Luigi Galleani che aveva ideato quel giornale, in quegli anni era riuscito a creare una rete di rapporti con alcuni personaggi locali di fede socialista ed anarchica e fu attraverso questi prestanomi che viaggiavano le lettere, i giornali e i contatti con i confinati delle altre isole. Furono di estremo aiuto Vincenzino Lo Pinto, allora segretario comunale e reggente del locale ufficio postale e un certo Girolamo Valenza, commerciante di vini, e ancora i fratelli Valenza che con i loro motovelieri navigavano per tutto il mediterraneo. Con il giornale I MORTI veniva riaffermata la concezione antiparlamentare degli anarchici in contrapposizione con la posizione dei socialisti legalitari che avrebbero voluto la candidatura alle elezioni degli anarchici per liberarli dal domicilio coatto.

L’articolo in prima pagina era firmato proprio da Luigi Galleani e portava il titolo di Manet immota fides! Per stampare il giornale fu fatta una colletta tra i confinati delle isole di Pantelleria, Lampedusa, Favignana, Lipari, Ustica, Ventotene e Ponza e furono raccolte 63 lire e 25 centesimi di cui 23 lire tra i coatti di Pantelleria, 6 lire e 55 centesimi a Ustica, 11,50 lire a Lipari, a Favignana 10 lire, 6 lire a Ventotene, 5,20 lire a Ponza e a Lampedusa 1 lira. Il giornale fu stampato ad Ancona e il gerente responsabile era Alfredo Lazzari. Uscì il 2 novembre del 1899 e dopo qualche settimana fu sequestrato dalla procura marchigiana. A Pantelleria per Galleani nasce anche l’amore, infatti nell’autunno del 1899 ha una relazione con una pantesca, Maria Rallo. E’ la storia di un grande amore destinato a durare tutta la vita. Lei, Maria, era vedova del primo marito, da cui aveva avuto un figlio, Salvatore Errera. Si era sposata per la seconda volta con un marittimo pisano con cui aveva avuto una figlia, Ilia Tessiere. Poi l’incontro con Galleani: un vero e proprio colpo di fulmine, tanto è vero che Galleani in una lettera al suo amico Jaques Gross scrive: ”Stavamo sotto sorveglianza di guardie feroci….era bellissima e gentile e ci siamo amati malgrado questa sorveglianza terribile…la amo con tutta la mia forza”. Galleani fuggì da Pantelleria nella notte del 5 marzo del 1900 con un piccolo veliero che gli fu messo a disposizione dal marinaio Giuseppe Rizzo. I soldi per organizzare la fuga gli arrivarono dai suoi compagni sparsi in Europa.

Tempo prima, infatti, aveva scritto una cartolina a Emilio Recchioni a Londra con una semplice richiesta: “Occorrono trecento pagine per completare il libro. Ricordati”. Quello era un messaggio in codice per dire che era tutto pronto per la fuga e che mancavano solo i denari. Infatti Recchioni, che era stato anche lui confinato a Pantelleria, riuscì a racimolare dei soldi (“le trecento pagine”) che furono messi a disposizione da Max Nettlau, Pietro Kropotkin e Varlam Tcherkesoff. Altro denaro gli arrivò da Jaques Gross attraverso l’acquisto fittizio di una partita di Moscato Passito prodotto dalla cantina di un certo Girolamo Valenza. Fuggì in Tunisia e sbarcò a Susa con un passaporto falso intestato ad un certo Antonio Valenza. Da Susa andò a Malta e poi ad Alessandria d’Egitto. Il primo giornale che da la notizia della fuga di Galleani è “L’Avanti” che il 9 marzo scrive: “Pantelleria 5 – Il noto anarchico Luigi Galleani, che doveva scontare ancora venticinque mesi di domicilio coatto, è riuscito a fuggire da qui. Crediamo che in quest’ora si trovi in terra più ospitale”.

La notizia della fuga di Galleani fu ripresa anche dal settimanale socialista napoletano “La Propaganda” e da “L’Avvenire Sociale” di Messina, ma la notizia arrivò anche a New York e fu riportata da “Il Proletario” e da “La Questione Sociale” di Paterson. Nel mese di maggio Galleani fu raggiunto da Maria Rallo con i suoi due figli e proprio ad Alessandria d’Egitto darà alla luce, il 6 giugno del 1900, la prima figlia nata dal rapporto con Galleani a cui fu dato il nome di Cossyra, antico nome di Pantelleria, e come secondo nome Libertà. L’anno successivo Galleani fu raggiunto da un provvedimento di estradizione da parte del governo italiano. In Egitto rimase quasi un anno per poi emigrare in America nel 1901 con Maria Rallo e con i tre figli passando da Londra, dove i coniugi Galleani-Rallo furono aiutati dagli anarchici inglesi che avevano fatto una colletta per farli arrivare in America. Negli States si stabilì con la sua famiglia a Paterson, nel New Jersey, una cittadina dove viveva una numerosa colonia di immigrati anarchici e lì Galleani fu nominato capo redattore della rivista anarchica “La Questione Sociale”, appoggiando gli scioperi dei lavoratori della seta di Paterson nel 1902 e venendo ferito dalla polizia che sparò sugli scioperanti. Sotto minaccia di arresto, fuggì in Canada ma ritornò clandestinamente nel 1903 negli Stati Uniti, stabilendosi a Barre, nel Vermont dove fondò, il 6 giugno, il periodico anarchico “Cronaca Sovversiva”, diretta per qualche mese dallo scultore italiano Carlo Abate, emigrato negli USA alla fine dell’Ottocento, che disegnò anche la testata del settimanale. Il settimanale anarchico fu pubblicato ininterrottamente sino al maggio del 1919 e divenne ben presto espressione della tendenza anti organizzatrice elaborata da Galleani il quale concepì, e mise personalmente in atto, una forma di radicalismo rivoluzionario rivelatasi, nella pratica, la più aderente alla mentalità di larghi strati del movimento operaio italo-americano.

Durante la permanenza in America Maria Rallo darà alla luce altri tre figli: Luigi Olimpyo, Balilla e Mentana. Una polemica giornalistica con Giacinto Menotti Serrati, socialista e redattore de “Il Proletario” di New York, rivelando alle autorità americane la sua identità, gli procurò l’estradizione nel New Jersey e il processo a Paterson nel mese di aprile 1907 nel quale fu tuttavia assolto – uno degli scioperanti di allora fu condannato a morte -. Tornato a Barre, Galleani riprese l’attività di pubblicista. Nel 1912 si trasferì a Lynn (Massachusetts), dove continuò la pubblicazione del suo periodico nel quale denunciò, nel 1914, la guerra, polemizzando con l’anarchico Kropotkin, favorevole alla guerra a fianco dell’Intesa. L’entrata in guerra degli Stati Uniti, nell’aprile del 1917, gli procurò l’arresto con l’accusa di disfattismo, la chiusura del giornale e, il 24 giugno 1919, l’espulsione dal paese, dove fu costretto a lasciare la moglie e i sei figli, con l’estradizione in Italia. Stabilitosi a Torino, Galleani riprese la pubblicazione della “Cronaca Sovversiva”. Con l’avvento del fascismo, la rivista fu soppressa ed egli fu arrestato e condannato a quattordici mesi di reclusione. Tornato in libertà, collaborò con la rivista anarchica pubblicata in America in lingua italiana “L’Adunata dei Refrattari”. Nuovamente arrestato nel novembre 1926, fu prima confinato a Lipari dove arrivò il 26 ottobre del 1927 e poi, per insulti a Mussolini, fu condannato a sei mesi di reclusione che scontò nel carcere di Messina. Liberato per motivi di salute nel febbraio del 1930 Galleani fu inviato in soggiorno obbligato nel piccolo paese di Caprigliola, nel comune di Aulla in provincia di Massa-Carrara, dove morì l’anno dopo, il 4 novembre, a settanta anni, per un attacco di cuore.

L’autore, medico in Pantelleria, è appassionato di storia locale e del confino politico.

Si ringrazia la rivista “LETTERA” del Centro Studi e Documentazione dell’Isola di Ustica.