Criptovalute: Ethereum può superare Bitcoin? Il punto degli esperti

Il settore delle criptovalute sembra essersi completamente destato dal torpore in cui era caduto nel corso dell’anno dopo i massimi raggiunti nel mese di maggio. Le quotazioni dei principali token, infatti, a seguito della violenta correzione costata quasi la metà della capitalizzazione raggiunta, si erano adagiati in una prolungata congestione e, quando sembrava che la situazione dovesse precipitare da un momento all’altro, le quotazioni hanno iniziato ad inanellare una serie di prestazioni che hanno risollevato i valori fino a ridosso dei top di periodo. E se in in passato l’effetto trascinamento è stato innescato dal Bitcoin, in questo caso a far la parte del leone è stata la criptovaluta Ethereum, che, nella fase appena trascorsa, è riuscita a calamitare in misura maggiore le preferenze degli investitori.

Come spiega la redazione di ethereum-news.it, sito specializzato sull’universo crypto, la dinamica di rimbalzo di ETH è stata più rapida e più decisa rispetto quella di BTC, tanto da aprire un nuovo dibattito fra gli investitori su un eventuale superamento della seconda valuta digitale, per capitalizzazione, nei confronti della prima.

Infatti, anche se è un argomento ancora prematuro, dato l’ordine di grandezza che separa allo stato attuale le due criptovalute -leggermente superiore ad un rapporto 2 a 1-, gli esperti di ethereum-news.it hanno risposto con puntuali approfondimenti ai numerosi interrogativi che si pongono gli investitori, soprattutto alla luce del fatto che il divario tra i due asset, nel recente passato, sia stato molto più marcato.

Principali caratteristiche del progetto Ethereum

Ethereum è la piattaforma decentralizzata più grande attualmente in circolazione. Il progetto legato al Token ha lo scopo di eseguire contratti intelligenti –smart contract– e altre applicazioni in ambito DeFi senza tempi di inattività, in modo estremamente veloce e sicuro: infatti la difesa crittografica garantisce un ambiente protetto non solo per quanto riguarda la privacy delle transazioni, ma anche nella prevenzione di eventuali frodi o intromissioni da terze parti.

Oltre alla funzione di puro scambio come asset digitale, Ethereum viene utilizzato da altri sviluppatori come motore per la creazione di altri progetti; naturalmente è proprio questa differenza che fa ipotizzare un cambio nei rapporti di forza, in un futuro forse non troppo lontano: mentre Bitcoin ha il solo fine di sostituire la valuta fiat nei processi finanziari, la piattaforma Ether ha più campi di applicazione, basti pensare che le sue transazioni possono contenere, ad esempio, codice eseguibile.

Quindi sebbene l’ecosistema BTC attualmente sia di gran lunga più ampio rispetto a quello del competitor, alcuni cambiamenti in atto sembrerebbero deporre a favore di una robusta crescita di Ethereum e, a corroborare questa tesi, si aggiunge agli esperti di ethereum-news.it anche Simon Peters Di eToro: è molto recente un’intervista dell’analista della società israeliana in cui sono analizzati alcuni aspetti del token in relazione al forte movimento rialzista in atto e in particolare sulle cause che potrebbero portare una probabile rottura dei massimi assoluti, prima fra tutte le criptovalute.

Ethereum: quotazioni tra Hard Fork e Staking

Se l’attività di mining, da un lato contribuisce alla crescita del numero di token potenzialmente negoziabili per quanto riguarda Etherum, un altro fattore che influenza gli scambi, è stato introdotto da poco tempo per controbilanciare il decriptaggio di ETH: si tratta della London Hard Fork, un aggiornamento della piattaforma -denominato EIP-1559- che ha lo scopo di eliminare una parte di asset dal mercato.

Il fine di tale processo è quello di deflazionare il bene, rendendone più raro l’approvvigionamento -ciò che avviene per i beni di rifugio-, facendo leva sulla diminuzione di offerta della criptocurrency. Inoltre un aspetto, non meno importante, che agisce ancora sulla quantità di lettera a mercato è lo staking, che premiando la detenzione di valuta digitale per un periodo abbastanza lungo, limita l’afflusso della stessa sugli exchanges.