Coscione : la nostra civiltà dentro scatoloni fradici d’acqua e spazzatura

di Francesco Coscione

Mi spiace per coloro che pensano che io sia affetto da grafomania, eviteranno di leggermi. Stamattina nel parcheggio di fronte all’ Hotel Arciduca era fermo il camion della Loveral e due dipendenti cercavano con fatica di dividere gli enormi cartoni fradici d’acqua da ciò che vi era all’interno e dalla montagna di sacchetti buttati sopra gli stessi. Mi sono vergognato, come cittadino, nei loro confronti.

So che la stessa situazione si crea spesso e questo è ancora più indegno di un paese civile. Non mi si venga a dire che non ci sono cassonetti a sufficienza, è una scusa spregevole. Se sono al corso e devo fare la pipì, la faccio contro il primo muro che trovo?

Ogni volta che buttiamo un mozzicone per terra pensiamo che qualcuno dovrà raccoglierlo. Non abbiamo rispetto per i padri di famiglia che si alzano all’alba, con uno stipendio inadeguato (non mi importa se è quello contrattuale!) e che conosciamo e incontriamo tutti i giorni, figuriamoci se possiamo averlo per gli immigrati.

Pensiamo sempre che chi svolge un lavoro umile con modestia e onestà, merita molto più rispetto di chi occupa alti scranni con presunzione e prepotenza. E ci domandiamo chi e perchè scarica gli ingombranti ovunque? E poi facciamo retorica della più bassa specie su “quale turismo vogliamo”?

Ringraziamo Dio che ancora qualcuno ci degna della sua presenza, con quello che offriamo dovremmo portarlo in braccio per le vie del paese. Le meravigliose iniziative e i risultati di una parte degli eoliani civili e perbene, di cui ho parlato pochi giorni or sono, rischiano, se non cambiamo mentalità, di scomparire sepolti e soffocati, sotto una montagna di “scatoloni fradici e spazzatura”.

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