
Di Mariangela Pastore
Difficile tramandare una tradizione piena di sentimenti ed emozioni come quella dei “ morticeddi” in un’ epoca suggestionata da una festa pagana e consumistica come quella di Halloween che non ci appartiene.
Non mi sono persa d’animo!
La tradizione per me è identità culturale, appartenenza e orgoglio.
Prima di dar vita agli scherzi, dolcetti, vestizioni macabre per non deludere i miei alunni, ho raccontato loro cos’era la “ Festa dei morti” per noi siciliani. Si aspettava così come Halloween ma, con un pensiero rivolto ai cari defunti che avrebbero pensato ai bimbi nella notte tra il 1 ed il 2 novembre, lasciando in un cesto di vimini, posizionato sotto il letto, la frutta di Martorana e” l’ossa i muortu “ oltre a qualche giocattolo, non poteva mancare, poi, la visita ai defunti al Camposanto tra fiori, preghiere e ricordi.
Così tramite una ricerca, i piccoli alunni, hanno scoperto le origini della frutta di Martorana, l’arte pasticcera siciliana che ci distingue e , degustando “ l’ossa i muortu” la tradizione anche eoliana che, fino a qualche anno fa non poteva mancare in ogni casa.












