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Tutela luoghi turistici e ticket in aumento : l’editoriale di Ferruccio De Bortoli

Lina Paola Costa ci segnala l’editoriale di Ferruccio De Bortoli sul Corriere del Ticino

Salvate le città d’arte e i luoghi più desiderati del globo dall’abbraccio soffocante dei turisti. E, in molti casi, dalla loro maleducazione. L’industria del turismo è essenziale in tutte le economie, anche in quelle più evolute. Limitarne la domanda può essere giudicato, a prima vista, dannoso. E persino illiberale. Ma non è così. Le regole ci vogliono e già ci sono. I limiti o i ticket d’ingresso, nelle città d’arte e nei luoghi più belli, sono destinati a moltiplicarsi. Se ne parla in molti Paesi, dall’Italia alla Spagna. Insomma, il turismo si sostiene anche regolando i flussi. In particolare, lo sciame indistinto di viaggiatori “mordi e fuggi” che arrivano provvisti di tutto (anche l’acqua minerale) e la sera se ne vanno, lasciando non raramente una scia di rifiuti. Vantaggio per le economie locali: negativo. Le destinazioni più celebrate sono prese letteralmente d’assalto, suscitando la protesta dei residenti.

A Barcellona, una delle mete preferite, il disagio si è trasformato in protesta politica. l’Islanda pensa a una nuova tassa anche per frenare l’afflusso di turisti favorito, tra l’altro, anche dal grande successo delle serie televisiva Il Trono di Spade. Nelle scorse settimane, in Italia il tema del numero chiuso o dell’accesso programmato o tramite il pagamento del ticket, è diventato di grande attualità. Soprattutto a Venezia che ha appena 54 mila abitanti e più di 10 milioni di visitatori l’anno e rischia di perdere nel 2019, proprio per l’eccessivo indice di affollamento, il riconoscimento come sito protetto dall’Unesco Qualcosa di analogo è accaduto anche a Capri, potrebbe essere in futuro, una meta contingentata come il Macchu Picciu, in Perù, la Città Proibita a Pechino o le isole Galapagos.

Le regole sono necessarie per garantire il pieno godimento dei turisti e per non creare situazioni spiacevoli nel rapporto con i residenti. Senza limitare troppo la libertà di circolazione che è scritta nella carta europea dei diritti. Ma nella folla indistinta che assedia la Fontana di Trevi o piazza della Signoria, quella libertà è del tutto apparente. Non c’è più.

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