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Turismo: “cedolare secca per affitti brevi può favorire concorrenza sleale”

Nel pontile di Vulcano presenze in massa

«Se può servire a portare in superficie un fenomeno in gran parte sommerso, va bene, ma occorre evitare che produca una concorrenza sleale tra imprese abusive e regolari a danno degli operatori corretti e dei consumatori», afferma il presidente di Aigo-Confesercenti, Agostino Ingenito.

Con queste parole, l’associazione commenta a caldo l’emendamento alla manovra approvato dalla commissione Finanze della Camera, che si propone di regolare il mercato degli affitti brevi in strutture extralberghiere da parte di privati o di intermediari attraverso la rete, attraverso l’introduzione di una cedolare secca.

Secondo quanto trapelato nelle ultime ore, infatti, tra le numerose richieste arrivate dalle Commissioni della Camera, spunta la cosidetta “norma Airbnb” per introdurre un registro nazionale che prevede la cedolare secca al 21% per questo tipo di attività e una clausola antievasione.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha subito espresso la sua contrarietà alla norma, ma sarà l’iter parlamentare della manovra che deciderà le sorti dell’emendamento presentato dal Partito Democratico.

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“Il governo, nella manovra, non chiarisce la differenza tra strutture ricettive e strutture extralberghiere – prosegue la nota – mentre le normative regionali impongono la presentazione di una scia che attesti i requisiti igienico sanitaried urbanistici per l’autorizzazione di attività b&b e case vacanze”.

Il rischio, secondo Ingenito, è che lo Stato, garantendo un introito nelle casse dello Stato e facendo emergere attività illegali «vada a normare senza verificare i requisiti che sono imposti a queste tipologie ricettive, rischiando così di generare una concorrenza sleale rispetto a chi opera correttamente ed un danno ai consumatori».

Federalberghi: «Tutti rispettino le regole»

«Il dibattito rischia di distrarre l’attenzione dal bubbone che affligge il mercato turistico italiano – aggiunge il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – Mercato che è inquinato da centinaia di migliaia di alloggi che operano in completo spregio alla legislazione fiscale e alle altre norme che disciplinano lo svolgimento delle attività ricettive, danneggiando tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza».

Secondo le stime dell’ultimo Rapporto sul Turismo, infatti, il numero effettivo delle presenze turistiche potrebbe essere di oltre un miliardo all’anno, quasi il triplo di quelle rilevate dall’Istat.

L’obiettivo, secondo l’associazione degli albergatori, non dev’essere quello di introdurre nuove tasse, ma di far sì che tutti gli operatori paghino le tasse nella giusta misura e rispettino le regole poste a tutela dei consumatori, dei lavoratori, della sicurezza pubblica e del mercato.

«Meglio la proposta di istituire presso l’Agenzia delle Entrate un registro di coloro che svolgono attività ricettiva in forma non imprenditoriale – conclude Bocca – Prevedendo che i portali debbano comunicare al fisco gli estremi di ogni transazione al fine di assicurare che anche i furbetti dell’appartamentino paghino le imposte, applicando le stesse regole previste per i contribuenti onesti che adempiono al proprio dovere quotidianamente». www.lagenziadiviaggi.it

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