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Teresa Perre : ecco cosa significa fare scuola ad Alicudi

La mastra Teresa Perre con un suo allievo nel documentario " L'ultimo giorno"

La mastra Teresa Perre con un allievo nel documentario ” L’ultimo giorno”

Riceviamo da Teresa Maria Perre e pubblichiamo:

Scrivo spinta da una riflessione su noi docenti attori –burattini involontari, in questi giorni sotto i riflettori dei media nazionali.

Su noi docenti attori di un processo educativo in nome dello Stato, in una realtà “speciale” dove la bellezza del paesaggio prevale e nasconde agli occhi di chi la osserva da lontano, l’impegno e l’ investimento straordinario del “ fare scuola” in un posto di frontiera.

Un impegno ancora più forte per garantire anche a chi vive su uno “Scoglio” uguale dignità e uguali diritti di cittadinanza e all’istruzione.

Non c’è serenità in questi giorni per questa piccola comunità scolastica tante volte alla ribalta della cronaca come la Scuola più piccola d’ Europa.

Il primo diritto che va difeso è quello della dignità della persona sia essa un allievo o un educatore. Quando il rapporto di reciproco rispetto tra la comunità e la scuola viene incrinato da ingerenze esterne che nulla hanno a che fare con la fiducia e il rispetto della verità, un’altra difficoltà si aggiunge al buon funzionamento delle cose.

E’ difficile capire, se non lo si è sperimentato,  cosa sia la scuola ad Alicudi, in un luogo doveCARTELLO BUONO 5 EUROancora rimane l’unica agenzia educativa. Parliamo di una piccola isola dove non arrivano i giornali, dove anche il prete è part – time e le case, disposte sui terrazzamenti, sono isole nell’isola. Lontana 50 miglia dalla terraferma ( 3 ore di navigazione in aliscafo) spesso non è raggiungibile e non solo per le avverse condizioni meteo marine, ma anche a causa di un molo precario in attesa di essere prolungato. D’inverno o meglio nella stagione che va da ottobre a maggio,la popolazione residente non supera le 60 anime.

I docenti, spesso supplenti o con incarico annuale, arrivano dalla terraferma il lunedì e ripartono il venerdì. Si svegliano prima dell’alba, raggiungono Milazzo e si imbarcano. Affrontano i disagi dello spostarsi per mare soprattutto d’inverno e imparano presto che è il mare a determinare l’arrivo e la partenza. Lasciano la famiglia e figli a volte piccoli e genitori anziani da accudire .

Prendono in affitto una casa, non hanno alcun incentivo, nessuna facilitazione.

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E sbarcati  sull’isola, dopo ore di navigazione, salgono , percorrendo 350 gradini per raggiungere la sede della scuola situata in una bellissima casa eoliana acquistata dal sindaco del Comune di Lipari nel 1997. Sino ad allora la scuola non aveva una sede fissa. Si faceva lezione in una stanza che con l’arrivo della bella stagione veniva data in affitto ai turisti.

Lavorare in una pluriclasse, per quanto stimolante, richiede specifiche competenze e notevole impegno organizzativo. E l’esiguo (solo attualmente) numero di alunni non è facilitante né per le dinamiche relazionali, né per la didattica. La scuola è dotata da molti anni di computer e di lavagna interattiva, strumenti che hanno consentito anche progetti di formazione a distanza e di scambio con altre realtà.

Attualmente la Scuola ospita un Piccolo Museo della Memoria dove i ragazzi e la comunità possono accedere alle testimonianze di una Storia che, tramandata oralmente, rischia di perdersi. Una illuminata donazione arricchisce gli spazi scolastici e l’isola di una Biblioteca di 5000 volumi. Una piccola biblioteca per ragazzi esiste già dal 1996.

La Scuola rimane centro di aggregazione e formazione permanente  e sono i docenti e la lungimiranza dell’attuale Dirigente a garantirla.

Mi chiedo perché parlando della Scuola di Alicudi non si raccontano queste cose. Forse fa più notizia titolare: “Violato il diritto allo studio…” o “ Gli insegnanti scappano…”

scuola alicudi

Sono parte in causa. Sono l’insegnante che arrivata dal Nord (una migrazione al contrario), per errore nel 1995, di ruolo e con un punteggio altissimo (potevo ottenere immediatamente un trasferimento), ha deciso di rimanere e di mettere a disposizione la propria professionalità a favore dei figli di quest’isola. Ho dato continuità didattica e ho sostenuto un progetto educativo altrimenti impossibile sino al 2014.

Con me altri docenti, in questi lunghi anni, si sono appassionati e hanno scelto di ritornare per due, tre, quattro anni di seguito, condividendo la sfida di offrire una scuola dignitosa e spesso, per la progettualità, una scuola d’eccellenza. Con loro e con il Consorzio delle Scuole delle Piccole Isole Italiane e con l’INDIRE ho condiviso le battaglie e le richieste di progetti che prevedessero la permanenza dei docenti in queste scuole per almeno tre anni. I problemi dei territori isolati di mare o di montagna non sono nati oggi…

Spesso capita che la memoria delle cose si perda…

Ma chi per mestiere fa informazione ha il dovere di raccontare contestualizzando gli eventi.

A meno che la finalità reale vada letta sul piano politico e degli interessi  personali.

Teresa Maria Perre

Alicudi 30 Novembre 2017

 

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