San Calogero : quello che Le Iene non dicono

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“Domenico ha gestito per trent’anni le terme di Lipari, poi lo hanno messo da parte. Ad aiutarlo ci ha pensato la nostra Veronica Ruggeri”. Questo quanto pubblicato sul profilo Fb de ” Le Iene” per lanciare il servizio andato in onda ieri sera. E sul sito della trasmissione il servizio viene annunciato così: “Nonostante sia stato allontanato, niente ferma la passione di Domenico, che per anni ha guidato i turisti per le terme di Lipari”.

Il servizio de Le Iene

Basta andare su un motore di ricerca qualsiasi per scoprire il legame del sign. Mammana con l’ex stabilimento termale di san Calogero e le incredibili richieste fatte in passato:

Rivendica del possesso dell’area

Inammissibile ricorso Mammana

Evitando di tornare anche su una spiacevole vicenda giudiziaria legata all’accompagnamento di due turiste francesi, il servizio ha, comunque, scatenato una valanga di polemiche oltre che sul profilo Fb de Le Iene sullo stesso social. Ci limitiamo a riportare il pensiero del giornalista e scrittore Stefano Imbruglia che condividiamo in pieno:

Ieri sera, casualmente, guardando la televisione, mi sono imbattuto su un servizio della Iene sui resti archeologici delle terme di Lipari che, secondo me, è l’esempio lampante di come venga stravolta la realtà da parte di molti media.

In estrema sintesi, il servizio televisivo, sposando acriticamente una tesi, sosteneva che a Lipari c’è una famiglia di vecchietti che utilizzano da 30 anni il loro tempo libero e, per passione, fanno da guida ai turisti nello spiegare i reperti archeologici che ci sono nelle terme. In più, a fine visita, offrono al fortunato turista un bicchiere di malvasia prodotta da loro. Tutto gratuitamente o al massimo in cambio di un’offerta lasciata al buon cuore del visitatore. Il servizio era accompagnato da una musica adeguata al racconto. 
Però questo bel quadretto da libro Cuore sarebbe stato strappato dallo Stato ( Regione, Comune) cattivo che ha tolto ai poveri vecchietti il loro passatempo , per darlo in gestione ad una cooperativa. Nel servizio, attraverso l’utilizzo della camera nascosta, si dimostrava l’incompetenza dei lavoratori della cooperativa, contrapposta alla competenza del vecchietto. 
Peccato che la giornalista (?) non si sia presa la briga di approfondire la questione. 
Non entro nel merito dell’assegnazione alla cooperativa della gestione del sito archeologico perché non so niente. Però ci sarebbero stati alcuni aspetti che la giornalista (?) avrebbe potuto ( dovuto) verificare facilmente.
Se la nostra eroina dal cuore tenero avesse approfondito la questione, avrebbe scoperto che il vecchietti per trent’anni hanno tenuto in ostaggio un bene pubblico , chiudendo l’accesso con dei lucchetti e aprendolo solo ai visitatori che si facevano guidare da loro ( e non gratuitamente) . Per intenderci meglio, come se domani un paio di centurioni che stazionano nei pressi del Colosseo , invece di limitarsi a farsi le foto ricordo con i turisti, chiudessero con dei loro lucchetti i cancelli del monumento e li aprissero solo in cambio di un pedaggio.
Se la giornalista si fosse informata avrebbe scoperto che i fondatori del Museo di Lipari ( Madeleine Cavalier e Luigi Bernabò Brea, due archeologi di riconosciuta fama mondiale, non due passanti qualsiasi) in passato hanno più volte tentato di porre fine a quella scandalosa appropriazione di bene pubblico da parte di un privato.
Inoltre, la giornalista (?) avrebbe potuto chiedere ( e verificare l’ attendibilità della risposta) al vecchietto su quali testi ha potuto apprendere le informazioni che trasferiva ai turisti. 
In più, visto che a Lipari non si produce malvasia, come se la procura e quale è la sua provenienza e a quanto la vende ai malcapitati turisti.

Se la giornalista (?) avesse fatto bene il proprio lavoro, qualche milione di italiani avrebbe scoperto che lo Stato ha posto fine a diversi reati, ripristinando la legalità. Invece l’informazione propinata agli italiani, così come in molti altri casi, era completamente falsa.

Alle Eolie con

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