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Quote pesce spada, Giuffrida (PD): Ue non penalizzi piccola pesca

giuffrida“Prima l’alalunga, poi il tonno e, quest’oggi, infine anche il pesce spada hanno subito delle limitazioni alla cattura. Aspettiamo di capire come avverrà la divisione per quote tra i paesi europei e tra grandi gruppi e la pesca artigianale, ma, come nel caso del tonno rosso, rischiamo di penalizzare i piccoli pescatori italiani e siciliani, mettendo in ginocchio l’occupazione e l’indotto che da quel settore derivano”. Lo dichiara Michela Giuffrida, eurodeputato del PD e membro della Commissione agricoltura, dopo l’approvazione del Piano per la pesca del pesce spada nel Mediterraneo tra Ue e Paesi della costa Sud. L’accordo stipulato in seno all’Iccat (Organizzazione internazionale per la conservazione dei tunnidi nell’Atlantico e nel Mediterraneo) fissa una quota per il 2017 pari a 10.500 tonnellate. La riduzione sarà del 3% dal 2018 al 2022 per ogni anno, per un totale complessivo del 15%.

“Così come previsto – prosegue l’eurodeputata – il Piano farà entrare in vigore un sistema di quote identico a quello per il tonno rosso, i cui effetti negativi sui pescatori abbiamo già avuto modo di vedere. Come tante volte sottolineato al fianco delle associazioni di categoria, ci sono soluzioni meno penalizzanti per gli operatori, come la rimodulazione degli attrezzi da pesca, le chiusure spazio-temporali e i sistemi di tracciabilità. Entro febbraio 2017 l’Iccat dovrà stabilire uno schema di ripartizione della quota tra i diversi Paesi dell’Ue. E’ vero che gli europei sono i responsabili dell’80% delle catture del pesce spada, ma bisognerà capire come si suddivideranno le quote di cattura all’interno dell’unione da marzo 2017. Nel caso del pesce spada in particolare, si rischia di aumentare le importazioni dal Nord Africa, dall’Atlantico e dal Pacifico a svantaggio del Made in Italy, cioè del Paese con la flotta europea più grande per imbarcazioni con il 50% di catture e 5 mila tonnellate pescate ogni anno”.

Conclude infine Michela Giuffrida: “Il Commissario europeo alla pesca, Karmenu Vella, già a febbraio a Catania aveva sottolineato la necessità di tenere conto della natura economica del settore, da cui dipendono molte famiglie. Questo accordo, le cui finalità di tutela sono condivisibili, senza un ulteriore intervento della Commissione a cui spetta l’ultima parola, rischia invece di cancellare un intero comparto soprattutto nel Sud d’Italia”.

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