Quale puzza nella Valle del Mela ?

( Comunicato) Ieri è toccato a Barcellona, i giorni precedenti a Milazzo e/o San Filippo del Mela…ad Archi si sente quasi sempre, a Giammoro molto spesso, a volte anche a S. Lucia: una puzza soffocante, nauseabonda, velenosa.

Fino a quando dovremo continuare a subire?

Nei giorni scorsi questa puzza (che per la verità si protrae da decenni) è stata oggetto di una lettera dell’On. Villarosa e della Sen. Floridia alla Prefettura, all’ARPA, al Sindaco di Milazzo e al Commissario di San Filippo del Mela, come si apprende da un post dell’On. Villarosa su facebook.

Pronta la risposta del Sindaco di Milazzo Giovanni Formica, pubblicata anch’essa nel post anzi detto: una risposta che indubbiamente denota un grande coraggio.

Ci vuole infatti un grande coraggio a parlare di “vuoto normativo che in atto non consente di intervenire”, dopo che poco più di un mese fa il Sindaco di Milazzo stesso, assieme al Commissario di San Filippo del Mela, era ad un passo dall’approvare e rendere vigenti prescrizioni che avrebbero messo definitivamente la parola FINE alle puzze velenose che da decenni ammorbano il territorio, ma si è invece adoperato per scongiurarle.

Ma andiamo con ordine. Partiamo innanzitutto dall’aspetto più tragicomico della risposta di Formica, ovvero il concetto secondo cui in atto non sarebbe possibile individuare le responsabilità degli odori molesti.

A parte il fatto che a Milazzo e nella Valle del Mela anche i bambini sanno da dove viene la puzza, il Sindaco Formica dovrebbe essere a conoscenza degli esiti delle campagne di monitoraggio condotte dall’ARPA  tra il 2009 ed il 2016 per chiarire  l’origine di questi fenomeni.

Origine che in effetti è stata chiarita in maniera inequivocabile, come evidenziato dalle note dell’allora Commissario Straordinario di Arpa Sicilia Salvo Cocina, di cui riportiamo alcuni stralci:

“sulla scorta degli esiti dei monitoraggi effettuati in vari periodi, che hanno evidenziato fenomeni improvvisi e ripetuti di concentrazione in aria di idrocarburi vari e di sostanze solforate (mercaptani in particolare), riconducibili ai cicli di lavorazione di prodotti petroliferi, e dell’ispezione straordinaria, nella quale sono stati chiaramente avvertiti in prossimità degli sfiati di un serbatoio odori caratteristici, emerge una correlazione tra gli inconvenienti lamentati ed emissioni fuggitive della Raffineria di Milazzo”   [nota prot. 17118 del 16/03/2012]

Ancora più significativa la nota prot. 8565 del 09.02.2012:

“Emerge pertanto, in modo inequivocabile, che gli inconvenienti lamentati hanno origine da emissioni non adeguatamente controllate della Raffineria di Milazzo  . . . . In ragione della cogenza delle problematiche si rappresenta l’opportunità di riesaminare il parere AIA del 14/02/2011 … al fine di prevedere misure più efficaci e più tempestive per l’eliminazione dei fenomeni lamentati a tutela della salute pubblica”.

In effetti l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria è stata sottoposta a riesame proprio nel corso degli ultimi due anni. In tale ambito la legge conferisce ai Sindaci dei Comuni in cui ricade l’impianto (Milazzo e San Filippo del Mela) il diritto/dovere di esprimere prescrizioni a tutela della salute pubblica: prescrizioni che in effetti nel Gennaio 2018 sono state espresse sia dal Commissario di San Filippo del Mela che dal Sindaco di Milazzo.

In particolare tra le prescrizioni del Commissario vi era anche la previsione di limiti per le emissioni di origine che avrebbero posto fine, o quantomeno fortemente ridimensionato, le puzze velenose che da decenni ammorbano il territorio.

Essendo le prescrizioni sanitarie dei Sindaci vincolanti ed insindacabili, il Ministero dell’Ambiente non ha potuto fare altro che recepirle nel cosiddetto PIC (Parere Istruttorio Conclusivo), ovvero il documento che, all’interno del decreto di autorizzazione, contiene le prescrizioni che la Raffineria è tenuta a rispettare.

Queste integrazioni avrebbero dovuto essere definitivamente approvate nella Conferenza dei servizi conclusiva del 28 marzo 2018.
Clamorosamente la Conferenza ha invece deliberato di tornare indietro alla versione del PIC del Dicembre 2017, ovvero senza le prescrizioni sanitarie espresse dai Sindaci a Gennaio.

Tutto ciò rappresenta senz’altro una irrituale violazione di quanto previsto dalla legge, frutto di un vero e proprio pasticcio di cui tutti gli attori presenti alla Conferenza (Ministero ed enti locali) possono essere ritenuti in varia misura responsabili.

Ma il là per questo incredibile pasticcio lo ha dato proprio il Sindaco di Milazzo, che il giorno prima della Conferenza ha sottoscritto con la Raffineria un accordo in cui veniva previsto per l’appunto l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie.

Quindi con quale coraggio oggi il Sindaco di Milazzo viene a parlare di “vuoto normativo”? Un vuoto normativo che lui stesso ha contribuito in maniera determinante a mantenere sulla Raffineria di Milazzo? E con quale coraggio parla di impegno sul “tema degli odori molesti”, quando invece, nei giorni decisivi del 27-28 Marzo si è adoperato per scongiurare i limiti agli odori molesti che stavano per essere introdotti?

Ad ogni modo il Sindaco di Milazzo ha ancora la possibilità di dimostrare di aver sbagliato in buona fede. Per farlo deve innanzitutto rimediare all’errore: richieda un nuovo riesame dell’AIA ed esprima nuovamente prescrizioni a tutela della salute pubblica, inclusi i limiti alle emissioni odorigene già espressi in Gennaio.

Lo stesso potrà fare ovviamente anche il futuro Sindaco di San Filippo del Mela: i candidati a Sindaco Picciolo, Pino, Vento e Fiorello sono disposti ad impegnarsi in tal senso?

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

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